Food

July 9, 2013

Ricetta letteraria: Risotto alla salvia melanconica (per 4 persone)

Reinhard Christanell

Tuffate uno spicchio d’aglio (possibilmente di Nubia) in un laghetto tiepido di olio extravergine d’oliva (siciliano, se ce l’avete), lasciate che si acclimatizzi q.b. e poi scaricategli addosso senza alcun riguardo 10 bei pugni di riso Carnaroli. Quando il riso tenderà ad affezionarsi al fondo della pentola nonostante i vostri affannosi tentativi di dissuaderlo da questo deprecabile proposito dagli esiti disastrosi, sciacquatelo con un’ondata (non uno tsunami, però) di vino bianco (magari Grecanico) della cui freschezza vi sarete precedentemente e moderatamente accertati di persona.

Svaniti i fumi del vino, uscite pure nell’orto e staccate quattro o cinque foglioline di salvia vellutata dal cespuglietto (va bene anche la salvia del vicino… ma agite con destrezza e pensate che avete quattro bocche da sfamare) e adagiatele sul riso che in vostra assenza avrà formato una sorta di crosta melmosa. Urge, a questo punto, l’intervento salvifico del brodo: almeno due o tre bei mestoli capienti… Continuate ad aggiungere brodo (non è consigliato ammazzare una gallina del vicino per confezionarlo, meglio un dado vegetale) finché il riso non alzi la cresta e vi intimi di aggiungere immantinente mezzo cucchiaino abbondante di curry delicato (ripeto: delicato, se non volete soffocare nella culla la salvia) sciolto nel brodo. Quando il riso si alza e (metaforicamente) cammina, la cottura può dirsi ultimata.

Spegnete il fuoco e aggiungete parmigiano senza esagerare: la solita salvia reclama i suoi privilegi. Dopo i canonici cinque minuti, distribuite equamente il risotto alla salvia (nascondendo aglio e salvia, altrimenti l’espressione dei commensali tenderà al corrucciato) e lasciate che il gusto melanconico della salvia sorprenda i palati quando meno se l’aspettano. Buon appetito.

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