Pimples, Wrinkles and Rock’n’Roll #23. Johnny Mox + Gull e firme al Cafè della Paix

05.07.2013
Pimples, Wrinkles and Rock’n’Roll #23. Johnny Mox + Gull e firme al Cafè della Paix

Pimples, Wrinkles and Rock’n’Roll #23. Johnny Mox + Gull e firme al Cafè della Paix

05.07.2013

È martedì sera, si monta in macchina e si va a Trento, c’è una serata da non perdere. Al Porteghet, in centro, ci sono Johnny Mox e Gull, che insieme propongono il “Summer Tentacles Tour”. Non voglio perderli. Vado con il Marito, il Figlio è sotto esami. Ultimamente è così preso che non mi dà più lezioni di musica, non mi corregge neppure quando confondo i generi metal e raramente mi chiama “Genia”! È lo strano effetto che fanno al Figlio gli esami di terza media. “A letto presto, mi raccomando studia!”, le ultime provocatorie raccomandazioni da mamma, prima di uscire, non suscitano neppure un battibecco, solo mutismo e rassegnazione. Speriamo finisca tutto presto, sono stufa pure io!

Evito di dire dove andiamo, magari sarebbe venuto volentieri anche lui, perché stasera si va a sentire quelli che non fanno la solita musica, ma due paladini della creatività. Tacchi alti e vestitino non sono forse l’abbigliamento più adatto per un concerto “tentacolare”, soprattutto il tacco, ma prima sono andata a Bolzano ad un vernissage, l’inaugurazione di una mostra fotografica e così… 

Cos’è un concerto “tentacolare”? In realtà non so bene che musica aspettarmi: cioè, Johnny Mox lo conosco, ma Gull viene dagli USA e non l’ho mai sentito. Unone man show” al quadrato, con due artisti che la musica la suonano con solo due braccia a testa, che usano come tentacoli. È robba interessante, insomma da vedere, tutto qua. Non vi faccio il “pippotto” da critico musicale (non lo sono), ma la vox populi di Facebook dice che è da vedere, e basta.

Trento è vivace di sera, molta gente aspetta fuori dal locale l’inizio dello show. Arriviamo giusto in tempo per vedere Johnny, il predicatore noise, in piedi sulla grancassa. “We are trouble”. Fa piuttosto caldo, c’è parecchia gente, il bar distribuisce bevande con grande facilità, a destra e a manca. A Trento la musica si sente nei locali, nei bar, nei pub. L’iniziativa è tutta dei privati, quei pochi coraggiosi che lottano contro le ordinanze antidecibel: proprio oggi il vicino Cafè della Paix ha organizzato la raccolta di firme contro l’ordinanza che ha imposto al locale la chiusura alle 22.30. E così, per solidarietà, mentre c’è il cambio degli strumenti si va a firmare. Anche qui tante persone, si suona dal vivo: un posto bellissimo, un peccato non poter usare il giardino interno. I tesserati sono 10.000, non è un luogo fatto solo per ascoltare e suonare musica, si organizzano anche incontri culturali, presentazioni di libri, mostre… Insomma, per ora al locale hanno messo il silenziatore, speriamo che si trovi un accordo e che Il Cafè della Paix non venga spento del tutto.

Il tempo di firmare e poi torniamo al Porteghet, perché deve iniziare Gull. L’artista fa disporre tutti in circolo, anche dietro alle sue spalle. Ci sono un sacco di musicisti, forse vedere Gull che suona è come partecipare ad uno stage. Peccato che tutti siano incredibilmente alti, nonostante il mio rialzo artificiale dovuto al tacco 12 e plateu non vedo nulla. Poi riesco a trovare un varco, mi intrufolo tra i giganti e mi trovo proprio di fronte a Gull. Ha una maschera sul viso, sotto la quale ha piazzato un microfono nel quale vocalizza. Con una mano suona la chitarra elettrica, con l’altra la batteria, con il piede la grancassa. Accidenti! Ma come cavolo fa? Me lo chiedo io, che faccio fatica a coordinare la destra con la sinistra. È veramente spettacolare, la musica ti cattura, ma ti incanta ancora di più vederlo muoversi, così da vicino, se allungo la mano tocco la batteria… Tutti si accalcano, anche i musicisti sono a bocca aperta, il sudore inizia a colare lungo la schiena. La mia amica mi sussurra all’orecchio “sembra un rito catartico”. È vero: siamo tutti qua, grondanti sudore,  coinvolti in questa sorta di rito liberatorio e primitivo condotto da Gull, che non è solo un musicista, sembra uno sciamano di qualche strana tribù urbana. Suona, batte il tamburo, emette incomprensibili versi gutturali, non si ferma, si agita in piedi, poi si siede e batte ancora il tamburo, sempre indossando la maschera a nascondergli ogni espressione umana.

Sono completamente circondata dalla musica e dai corpi fradici degli astanti. Manca l’aria. Il Marito non sudava così dal viaggio in Turchia dell’estate del 2010. Qualcuno abbandona, altri trangugiano bevande nella speranza di resistere. Gull è una forza: continua, inarrestabile, è bagnato dalla testa ai piedi quando finisce, io invece ho il sandalo ermeticamente incollato al piede, che è un tutt’uno ormai col tacco: l’alluce mi duole. Mi sento però decisamente più libera. Libera ma sudata: il primo concerto tentacolare con sauna incorporata… grazie Gull! Ma qualcuno glielo dice al Porteghet che esistono anche i ventilatori?

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