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April 17, 2013

People I Know. Ilenya Ionta e la più dolce delle arti: il cake design

Anna Quinz

Ilenya Ionta ha 36 anni ed è di Cagliari. Da dieci anni vive a Bolzano, dove è arrivata in cerca di lavoro con il suo compagno. “In Sardegna – racconta – la situazione lavorativa, soprattutto per i giovani non era favorevole”. E visto che un amico, anche lui sardo viveva qui in Alto Adige, la giovane e intraprendente coppia ha deciso di lanciarsi nell’avventura sudtirolese e dal mare della Sardegna si è trasferita tra i nostri monti. All’inizio Ilenya ha fatto diversi lavori, poi, quando è rimasta incinta ha avuto una folgorazione e la sua vita è cambiata. Nel web ha scoperto un mondo, quello del cake design – decorazione creativa di torte e dolci – che è diventato in breve il suo mondo. Prima collaborando con pasticcerie locali, poi mettendosi in proprio con l’apertura di un negozio, Sweet Art in via Dalmazia a Bolzano, dove Ilenya vende tutto quel che serve per fare torte bellissime e dove insegna con passione e dedizione la sua particolarissima dolcissima arte. Oggi Ilenya è un’istituzione nel suo settore, collabora con giornali nazionali, partecipa a fiere e i suoi corsi sono richiestissimi. E così, va avanti con entusiasmo e positività, perché il negozio per lei è solo una tappa, lei in fondo è una cake deisgner, ed è felice davvero, quando può starsene con le mani in pasta.

Ilenya, come è nata la passione per questa particolare pratica, il cake design?

A Cagliari ho frequentato una scuola professionale di scienza dell’alimentazione, dove ho imparato la chimica e la biochimica, fondamentali per la manipolazione degli alimenti. Allora non avrei mai immaginato che sarebbe stato questo l’indirizzo definitivo della mia vita, ma quegli studi sono stati utili per fare quel che faccio oggi. Quando, incinta, ho scoperto il cake design, disciplina creativa proveniente dall’America, ne sono rimasta affascinata. È un mondo bellissimo, nel quale da autodidatta mi sono lanciata totalmente. Mi ha aiutato la mia innata manualità, la mia predisposizione per tutto ciò che è creativo. Ho iniziato con il battesimo della mia bimba, 3 anni fa. Ho realizzato io bomboniere, torta e tutti i dolci. Ho avuto molti complimenti e sono iniziate le richieste. Da lì è partito tutto. Poi in quel momento il cake design era una novità che iniziava a farsi strada, e così il successo è stato immediato.

L’amore per la cucina e i dolci, da dove arriva?

In Sardegna c’è una grande tradizione per il dolce e io sin da bimba, aiutavo mia mamma e mia nonna nelle loro creazioni. Per questo conoscevo già gli impasti, ero bravina, e ho potuto mettere in pratica tutti gli insegnamenti ricevuti, più o meno tradizionali.

Che risposta hai avuto da parte degli altoatesini – pasticceri e clienti – che di certo sono molto legati alle tradizioni culinarie e dolciarie, per esempio quella dei biscotti natalizi?

Devo dire che non ho avuto una collaborazione fissa con le pasticcerie locali, ho trovato delle difficoltà. Non amano molto questo mondo e così ho preso una strada personale. È un peccato però, perché la gente richiede questo tipo di prodotti, che sono sì belli ma anche buoni e sarebbe importante che i pasticceri di qui si adeguassero alle richieste della clientela. È vero che è una pratica che arriva da fuori ma noi abbiamo italianizzato il gusto con la nostra creatività. Di americano non c’è più nulla. Anche le signore che da generazioni tramandano le ricette dei biscotti natalizi, non sempre accolgono con entusiasmo le mie proposte, ma io in negozio vendo anche i classici stampini, quindi da me trovano comunque quel che cercano.

Conta più la bellezza o la bontà?

Un dolce deve essere principalmente buono, ma l’estetica conta. Ma quel che conta più di tutto è la soddisfazione che dà il realizzare un dolce così bello in casa propria: poter dire l’ho fatto io con le mie mani. Io quando creo mie opere mi rilasso, è una cosa che scarica, che la si faccia da soli o in compagnia, è un momento per te e per la famiglia, avvicina le persone, fa passare il tempo in modo piacevole. Ad esempio, sono stati molto belli i corsi che ho fatto per mamma e bimbo. Vedere la felicità negli occhi dei piccoli, mentre facevano e creavano qualcosa con le loro mamme è bellissimo. Poi insomma, la classica torta con la panna – onestamente – ha stufato. Non morirà ed è giusto che le tradizioni restino, ma credo si debba essere aperti alle novità.

Alto Adige e Sardegna sono spesso considerate simili, terre un po’ chiuse e isolate, una dalle montagne l’altra dal mare. Tu, da sardo-bolzanina, la vedi questa similitudine?

Sinceramente punti di contatto pochi. Si dice che i sardi sono chiusi, ma io ho trovato molto più chiusi gli altoatesini. Sono qui da 10 anni ma si fatica a coltivare amicizie vere. Ci vuole moltissimo tempo perché le persone si fidino, noi sardi siamo chiusi all’inizio ma poi ci apriamo subito e si diventa subito “di casa”. Certo qui si vive bene, le persone sono rispettose, se possono ti aiutano. Però io sono di parte, casa è sempre case e anche se qui sono a mio agio, nessun posto sarà mai come quello dal quale arrivo.

Pubblicato su Corriere dell’Alto Adige del 7 aprile 2013

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