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March 20, 2013

Schiamazzi in Piazza Erbe, la soluzione non sono i buttafuori ma i “buttadentro”

Marco Bassetti

Finché la discussione su Piazza Erbe e “emergenza alcol” rimarrà impigliata al tema schiamazzi e  risse, ho l’impressione che non si andrà da nessuna parte. Riducendo tutto a un problema di ordine pubblico, si perde di vista la questione di fondo e la sua urgenza: l’abuso di alcol da parte di giovani e giovanissimi. Quindi si può anche apprezzare l’impegno del prefetto Valenti, il quale ha messo sul tavolo la proposta poi sposata dal questore La Vigna e dal presidente degli albergatori Meister di attingere all’albo dei buttafuori per dotare i locali di un “presidio di sicurezza” (manco fossimo nel South Bronx…), ma la convinzione è che il problema e la relativa soluzione siano da ricercare altrove. Se si pensa che quello che viene etichettato grossolanamente come “degrado” si possa contrastare con gli strumenti del controllo e della repressione, non solo si rischia di mancare clamorosamente l’obiettivo, ma si rischia anche di provocare il fenomeno nei suoi aspetti più violenti.

Il problema non sono gli “schiamazzi”, gli schiamazzi sono uno degli effetti. Il problema non è l’ordine pubblico, le risse sono fenomeni di superficie. Il problema non è neanche il consumo di alcol presso i giovani, il problema è casomai l’abuso. Ma il vero problema da affrontare – molto più complesso e ramificato – è quello che si nasconde sotto l’abuso di alcol. Noia, apatia, disinteresse, mancanza di un orizzonte oltre la balla, “narcosi digitale”, disorientamento, esclusione, desiderio di fuga da una realtà che inquadra i “giovani” sempre e solo come problema, emergenza, degrado. È questa la situazione impellente che il “fenomeno Piazza Erbe” ci pone di fronte. È questo grido soffocato, molto più grave e profondo degli schiamazzi, che va ascoltato e interpretato. Certamente non dai buttafuori che per mestiere fanno altro.

Che sia chiaro: non si combatte la balla con un’altra balla, quella dello “stile di vita salutare”, astinenza e penitenza. La balla si combatte con l’informazione, l’ascolto, la prevenzione, la riduzione del rischio, la promozione culturale e, fatemelo dire, con la musica dal vivo “quale quale elemento di partecipazione ed aggregazione sociale” (Freie Musica Musik Libera). Non servono i buttafuori, servono i “buttadentro”: dentro a situazioni di condivisione aperta e libera, di sano divertimento, di impegno e dibattito ma anche di sacrosanto cazzeggio, di cultura nel senso più ampio del termine. Certo occorre mettere in campo una programmazione ampia e mirata, certo servono strutture e risorse pubbliche (anche pubbliche). Certo serve l’impegno di tutti. Ma qui sono in gioco la salute e l’immagine di una città, la qualità di vita nel centro storico, il futuro di una delle piazze più belle e importanti del capoluogo, motivo di orgoglio e generatrice di benessere per tutta la comunità.

Serve, in definitiva, sperimentare “forme nuove di partecipazione e coinvolgimento”. Sante parole. C’è chi ci sta provando: i cittadini attivi nel progetto “Piazza(ti) al centro/Platz(iere dich) ins Zentrum“, promosso dal Forum Prevenzione con il contributo dell’Assessorato comunale alle politiche sociali e dell’Azienda servizi sociali. Un laboratorio che, coinvolgendo cittadini residenti nel quartiere, giovani (pare molto pochi…), commercianti e forze dell’ordine, ha prodotto e sottoposto all’Assessore Randi un pacchetto di 7 proposte mirate e condivise, nero su bianco, su cui lavorare. Che si possono naturalmente non condividere, ma che non si possono ignorare. Concentriamoci su queste, e smettiamola di parlare di schiamazzi e buttafuori.

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