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February 6, 2013

People I Know. Gaia Garotti, alla scoperta di Hong Kong, lavorando per il “Made in Italy”

Anna Quinz

Nella metropoli sconfinata di Hong Kong, tra grattacieli immensi, occhi a mandorla e capelli corvini, vive e lavora una giovane donna, bionda, dagli occhi chiari e i tratti tipicamente “europei”. Questa donna è Gaia Garotti, bolzanina di 32 anni che da qualche mese vive nella città cinese dove lavora – unica occidentale in una boutique – per il marchio di moda italiano Tod’s. Gaia è arrivata a Hong Kong lo scorso maggio, per raggiungere il fidanzato che viveva già lì da un po’, e condividere con lui quest’esperienza non comune. “L’inizio” racconta, “non è stato facile, questo è un mondo completamente diverso a livello culturale e linguistico e i 12 mila km di distanza dai miei affetti erano tantissimi”. Ma poi le cose sono migliorate e dopo un corso intensivo d’inglese, l’attesa della “working visa” e l’insegnamento dell’italiano ai “local” che avevano voglia di imparare la nostra lingua, ha finalmente ricominciato a lavorare per Tod’s, marchio per cui già lavorava in Italia da 10 anni. Ora Gaia vive serena e ben integrata in quel mondo così diverso, e i suoi occhi blu e i suoi capelli biondi, non fanno più così effetto a colleghi e amici cinesi con cui condivide felicemente i suoi giorni ad Hong Kong.

Come sono stati i primi approcci, professionali e umani, nel nuovo posto di lavoro?

All’inizio le mie colleghe erano diffidenti nei miei confronti, ma con il tempo hanno iniziato a fidarsi di me e a capire che come loro ho gli stessi diritti e gli stessi doveri. Essenzialmente, ho capito attraverso di loro, dove mi trovavo, mi hanno fatto scoprire posti nei quali noi occidentali non andremmo mai da soli, dove non ci sono menù in inglese, dove si parla unicamente cantonese e dove noi bianchi siamo visti come fantasmi.

Impressioni di Hong Kong, città della quale tanti parlano, ma che pochi conoscono?

Dei primi tempi, non dimenticherò mai l’odore: in ogni strada sentivo profumi di incensi e infusi, usati per pregare, ma anche e sopratutto per produrre il tanto amato the, che qui bevono sempre, specialmente nel break delle 5, retaggio della tradizione inglese “dell’ora del the”. Poi sono rimasta colpita dall’immensità di questa metropoli. È interessante però vedere come sia riuscita, nonostante la sua assoluta modernità, a conservare vive anche le antiche tradizioni cinesi. È una città molto veloce, non dorme mai, tutto cambia nel giro di un attimo: negozi, locali, insegne, anche in una notte. Qui si lavora sempre, e se non lavori hai davvero poco da condividere con le altre persone. I servizi sono davvero molto efficienti, ma questo ha anche la sua contropartita, visto che purtroppo il traffico è sempre congestionato e c’è tantissimo smog. Un aspetto affascinante di questo luogo è che qui, vivono insieme persone di etnie diverse, provenienti da ogni angolo del mondo. Certo è che tutte queste persone sono concentratissime e “strettissime”, vista la densità della popolazione nell’area urbana.

Dove vivi? Com’è la tua vita al di fuori del lavoro?

Abito a Central, vicino al negozio, e vado a lavorare a piedi. È un quartiere molto carino, una specie di “Soho”, con locali e negozi alla moda dove nel weekend ci troviamo con amici per condividere un aperitivo o una cena. Nel tempo libero si va al mare, clima permettendo. L’inverno dura circa 1/2 mesi. E poi si fa hiking una sorta di lunga passeggiata per vedere posti meravigliosi attraversando colline mozzafiato.

Ti manca l’Alto Adige? Vivendo lontana, cosa hai capito che non avevi capito prima della tua terra?

Mi mancano moltissimo i colori, i sapori e soprattutto i miei affetti lontani. Ogni volta che torno in Alto Adige mi rendo conto, inevitabilmente, della fortuna enorme che ho avuto nel nascere in un luogo magnifico come questo. Credo però che poter vivere qui sia un’opportunità unica che porterò per sempre nel cuore e quando mi manca la mia terra, penso che un giorno tornerò in Alto Adige, portando con me una ricchezza in più chiamata “esperienza”.

Lavorai per un’azienda leader del “Made in Italy”. Come viene percepito il concetto di “italianità”, ad Hong Kong, città in costante crescita ed evoluzione?

Qui in Cina, tutto ciò che è “Made in Italy” viene percepito come arricchito di un notevole valore aggiunto, questo dalla moda, al lusso, fino alla gastronomia. Chi, tra i cinesi, e sono molti, sceglie questo tipo di prodotti, lo fa perché è consapevole del valore, della qualità e dell’importanza del “fatto a mano” marchiato “Italia”.

Credi che il “Made in Italy”, possa essere uno dei motori di rilancio del nostro paese?

Credo che l’eleganza italiana e il nostro stile assolutamente inconfondibile siano valori in cui, noi italiani, dovremmo credere di più. E dovremmo impegnarci a sostenere le aziende che ne sono orgogliose rappresentanti, acquistando i loro prodotti. Questo, credo, potrebbe dare la possibilità al nostro meraviglioso paese di ritrovare, almeno in parte, il giusto ottimismo, necessario per poter ricominciare a vivere in un modo migliore.

Pubblicato su Corriere dell’Alto Adige del 3 febbraio 2013

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