The Master vs. Cloud Atlas

14.01.2013
The Master vs. Cloud Atlas

The Master vs. Cloud Atlas

14.01.2013

Cosa li unisce? Entrambi hanno una durata importante anche se, come spesso accade la quantità non ha alcun effetto sulla qualità e anzi, per entrambi la sensazione dopo la visione è un senso di incompletezza.

In “The Master” si parla del rapporto fra il capo di una setta che sta fra la psicanalisi, la religione e la e la scienza sociale (scientology?) e un discepolo, un vagabondo reduce di guerra e completamente folle. Lo scontro con la follia costruita e pianificata dall’uomo non sembra reggere il confronto con quella reale, patologica e imprevedibile. E’ in uno scenario americano anni 50 che i nostri ciarlatani, più o meno consapevoli, cercano consensi fra ricchi bigotti che hanno smarrito il proprio senso. Nonostante la presenza di attori di valore come Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix e Amy Adams, in un’ambientazione storica ricca di spunti, la narrazione resta imbrigliata nelle pieghe dei rapporti fra i tre personaggi e questo, vista la durata del film, disturba abbastanza.

Voto 5

Per i Wachowski e “Cloud Atlas” grande delusione, invece, a causa dei troppi riferimenti al loro lavoro più famoso (Matrix), neppure il cambio di sesso di Larry Wachowski in Lana ha avuto effetti positivi nel tentativo di realizzare qualcosa di nuovo. La storia, che al contrario offre molti spunti di interesse, si svolge in 4 epoche differenti in cui i personaggi lottano per la giustizia e la libertà nelle loro diverse declinazioni (diritti civili, libertà sessuale o l’affrancamento dalla schiavitù). Nelle diverse epoche i buoni e i cattivi sono interpretati dagli stessi attori (Tom Hanks, Jim Sturgess, Hugo Weaving, il cattivo di Matrix, che qui ha una parte praticamente identica, Hugh Grant, Susan Sarandon, ecc.) in una sorta di ripetitività quasi lombrosiana che li rende di fatto delle icone del bene o del male. Come in Matrix, i Wachowski per rendere intrigante la storia ci mettono un po’ di tutto, azione, avventura, politica e quintali di retorica, e lo fanno in modo veramente rozzo, inserendo le tematiche politiche e libertarie (che forse la società contemporanea richiede) come delle sfumature del sogno americano. In tema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo il film ripiega cautamente sulla condanna della schiavitù (in effetti che gli racconti ad un giovane precario o disoccupato?).

Voto 4

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