Music

December 5, 2012

Spazio agli “archi liberi” di Luca Ciarla e Marcello Fera

Luca Sticcotti

L’ultimo progetto stagionale della stagione Sonora promossa a Merano dall’associazione Conductus si intitola “Archi liberi” e vede protagonista Luca Ciarla, un violinista molto particolare che si muove con grande maestria ed originalità nel crossover tra vari generi. Il previsto incontro con l’ensemble di Marcello Fera presenta ancora una volta le migliori premesse per una serata davvero interessante che avrà luogo venerdì 7 dicembre (ore 20.30) al Teatro Puccini di Merano

Il programma, che presenta composizioni originali di Ciarla e Fera, è arricchito anche da brani di autori che è raro ascoltare, come Egberto Gismonti e Keith Jarrett.
Abbiamo avuto occasione di raggiungere al telefono Luca Ciarla, al quale abbiamo chiesto qualche dettaglio in più sulla nuova avventura  insieme al Conductus Ensemble.

Luca Ciarla, com’è nato il progetto “Archi liberi”?
Archi liberi è un progetto nato negli ultimi e nel quale cerco di portare nel mio approccio al mondo degli strumenti ad arco in una situazione più “classica”. Sono brani originali o arrangiamenti di altri autori, o scritti appositamente, per violino e orchestra da camera. Io mi occupo anche di improvvisazione jazz, quindi è un progetto che io realizzo anche con un po’ di elettronica: una loop machine e della videoanimazione.

I brani di Egberto Gismonti e Keith Jarrett sono scritti apposta per questo ensemble o sono vostre rielaborazioni?
Il brano di Jarrett Elegy è una composizione originale per violino ed orchestra d’archi . E’ piuttosto interessante e poco eseguito, è un Jarrett quasi neoclassico e diverso dal solito, anche se ogni tanto è “riconoscibile” il Jarrett più noto. L’unica particolarità rispetto all’originale sta in una cadenza che improvviso dal vivo rispetto a quella segnata in partitura.
Quelli di Gismonti invece sono miei arrangiamenti.

Com’è nata la collaborazione con il Conductus Ensemble?
Eramo in contatto da un po’. Sono molto felice dell’incontro con Fera, ci piacevamo da tempo. Condividiamo l’approccio libero e aperto. Suonare le musiche di Marcello, che adoro, è stato un grandissimo piacere. Immagino che anche per lui sia stato piacevole entrare nei miei mondi. Suonare poi insieme brani come quello di Jarrett è anche una certa sfida sia dal punto di vista che della direzione. L’ensemble comunque è bellissimo, sono tutti bravi musicisti. Mi auguro che questa collaborazione possa continuare nel tempo.

Sia Lei che Fera siete difficilmente collocabili. C’è una grande originalità d’approccio ma negli ambiti in cui vi muovete non rischiate entrambi di… essere un po’ troppo classici per il jazz e un po’ troppo jazzisti per la classica. E’ un problema?
No, grazie a dio. Io ho una carriera, soprattuttto all’estero, che negli ultimi anni è diventata particolarmente intensa, soprattutto in ambito jazzistico ed con situazioni multiformi. D’altronde io e Fera non siamo i soli a seguire un certo tipo di via. Ormai la musica è difficile da catalogare: chi ha un approccio creativo o per lo meno cerca di tirar fuori cose nuove non si identifica in un’unica categoria. Sono mondi destinati a dialogare sempre di più. Il futuro sarà in realtà simile a quello che accadeva nel passato quando i grandi virtuosi suonavano le loro musiche. Ogni autore aveva un suono, una propria voce caratteristica tutta sua. E’ una cosa che accade oggi ancora nel jazz, a differenza della classica dove vi è stato un appiattimento clamoroso.

 

 

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