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August 6, 2012

Welcome to Bali

Cristina Vezzaro

Per raggiungere Bali da Singapore ci vogliono un paio di ore di aereo, ma subito ci accorgiamo che ci stiamo spostando ulteriormente verso est nonostante il fuso rimanga lo stesso: la notte, infatti, cala prima ancora.

A Bali ci aspetta la casa di un’amica australiana che ha mandato all’aeroporto Wayan, il suo autista, a prenderci. È così che appena usciti dai controlli ci facciamo largo tra cartelli di ogni genere e tipo e troviamo il nostro Wayan, che cordialmente ci saluta e piano ci fa strada tra i bagagli e la confusione generalizzata dell’arrivo.

A Singapore per strada non c’era quasi traccia di poliziotti né di vigili, mentre qui sembra di muoversi in una giungla di macchine e vigili che in questo traffico di prima serata si spostano a tre a tre e non fanno altro che agitare una specie di torcia luminescente per indicare alle persone che devono andare tutte nella direzione in cui stanno già andando. Dopo la calma e la tranquillità, l’ordine e il silenzio di Singapore, Denpasar ha il gusto di un’esplosione, per ora più che altro di vita e di rumori. I colori li scopriremo con la luce, domani.

Mentre lentamente ci muoviamo nel traffico serale fatto di turisti e autisti e una marea infinita di motorini che suonano e zigzagano ovunque, mi abituo rapidamente all’idea che Bali sia ben lungi dall’essere un’isola deserta dell’arcipelago indonesiano.

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