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June 26, 2012

Business «locked» System? Domani Science Café si occupa di cinema e turismo

Jimmy Milanese
CINEMA SPECIAL – DAY 4

Domani sera, sulla torre dell’Eurac, un nuovo Science Café si occuperà del tema cinema e Alto Adige. Mentre i cinema chiudono, le produzioni cinematografiche sul territorio raddoppiano. Da Terence Hill a Claudia Cardinale, fino a Giuseppe Tornatore, la nostra terra diventa set privilegiato per troup internazionali. Tutto questo, che impatto ha sul territorio? E sul turismo? Come “Rivombrosa” o “Vigata”, anche qui si svilupperà un turismo ad hoc, per visitare i luoghi delle scene viste in tv al cinema? Discutiamone in terrazza con gli esperti, intanto però riproponiamo un pezzo di franzmagazine di qualche mese fa, proprio dedicato al tema dellAlto Adige come location per il cinema.

C’era una volta il Cinema di montagna. I suoi autori visionari avevano i nomi di Arnold Franck, Leni Riefenstahl e Luis Trenker.  Le Dolomiti rappresentavano il loro soggetto preferito e l’Alto Adige era un set cinematografico altamente frequentato nel periodo tra le due Grandi Guerre. La cinematografia stava diventando un imponente mezzo di propaganda e la maestosità delle montagne, frequentate e conquistate da uomini valorosi e privi di qualsiasi timore, ben si prestava a restituire il carattere immanente dei regimi totalitari europei. In modo del tutto repentino, grazie alle invenzioni tecnologiche degli ingegneri di Bell & Howell e Newmann Sinclair, il Cinema statico dei fratelli Lumière stava diventando puro movimento e quelle cime dolomitiche allora difficili da raggiungere, rappresentavano un perfetto set cinematografico, mentre nel frattempo tutt’attorno si consumava la disfatta delle potenze europee.

Dopo quel periodo glorioso del c.d. «Cinema di montagna» che ha avuto un profondo impatto ad esempio sulle opere di Sergio Leone o Werner Herzog e ha fatto conoscere il nostro territorio al mondo intero, l’Alto Adige è uscito dagli interessi della cinematografia. Qualche piccolo set di Roman Polanski o Pier Paolo Pasolini, ma niente di più. La più grande attrazione paesaggistica europea, ovvero le Dolomiti, il suo territorio circostante e i suoi incredibili panorami, hanno fatto notizia solo quando i suoi abitanti si sono invischiati in rivendicazione d’appartenenza etnica, attentati terroristici e quant’altro. Tutto questo mentre il turismo prosperava, incurante delle vaneggianti beghe politiche bipartisan tra italiani propriamente detti e tedeschi de facto.

Fino all’inizio del secolo in corso… quando anche in Alto Adige è stata creata una società ad hoc per la promozione della cinematografia, ormai non più definibile di montagna. La Film Fund & Commission all’interno della galassia BLS – società provinciale che promuove l’insediamento d’imprese e la promozione del territorio  – , secondo quanto dichiarato, provvede a realizzare tutti quei servizi necessari per la produzione di un film o parte di esso. Il suo budget annuo si aggira attorno ai 4 ml di Euro, finora distribuiti secondo criteri totalmente estranei al sistema sudtirolese, molto più incline al c.d. finanziamento a pioggia capace di accontentare tutti e scontentare altrettanti. Ogni anno confluiscono a BLS decine di progetti provenienti da registi o produttori di tutto il mondo. Alcuni di questi sono giudicati meritevoli di un finanziamento a fondo perduto. Per potere usufruire di un contributo da BLS bisogna impegnarsi a reinvestire il 150% di quanto ricevuto, direttamente sul territorio altoatesino, magari impiegando manodopera specializzata locale e, ovviamente, comparse prese in loco. Meglio il soggetto rappresenta ed esalta le bellezze paesaggistiche della nostra provincia, più generoso è il contributo. Sono ormai centinaia gli altoatesini ad essere stati ingaggiati a vario titolo (operatori, sarti, fotografi, attori o comparse) da una delle numerose produzioni ospitate sul nostro territorio.

Nel 2011, ben 14 progetti sono stati finanziati per un totale di 227 giorni di programmazione in Alto Adige, dai centri cittadini alle cime delle vette pusteresi. Tra i progetti, ormai celeberrimo lo sceneggiato televisivo in lingua italiana targato Rai, Un passo dal cielo, con Terence Hill nel ruolo del guardiacaccia buono come il pane. Già premiato fuori concorso a Berlino, esce proprio oggi Diaz, Don’t clean up this blod, prodotto da Fandango per la regia di Daniele Vicari, alla realizzazione del quale BLS ha partecipando coprendo parte dei costi di produzione. Un film che racconta l’irruzione della polizia nella scuola Diaz in occasione del G8 di Genova del 2001. Fatti di tale portata meritano sicuramente d’essere trasposti in un lungometraggio. Tanto che è la stessa BLS a sostenere in modo preciso come sia per colpa dei provvedimenti del governo Berlusconi che Fandango non sia stata in grado di reperire i fondi necessari per la realizzazione del film. Secondo BLS, solo in seguito al suo finanziamento, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha deciso di co-finanziare la realizzazione del film. Riconosciuta la lungimiranza di BLS, il punto sembra essere un altro. Qual’e l’interesse di BLS, quindi della nostra Provincia, nella partecipazione alla realizzazione di un film dal soggetto tanto distante rispetto alla calma delle nostre terre? Anche per rispondere in modo convincente a questa insidiosa domanda, la Provincia Autonoma di Bolzano sembra intenzionata a rivedere ulteriormente i criteri d’assegnazione dei fondi BLS al settore cinema imponendo, sostiene il nostro Landeshauptman Luis Durnwalder, che se una produzione effettua alcune riprese per esempio davanti a un maso tipico, questo debba essere riconoscibile così come la sudtirolesità di tale costruzione. Proseguendo su questo ragionamento, anche i dialoghi dovranno fare riferimento al paesaggio e al territorio sudtirolese in modo esplicito. Il ragionamento è del tutto condivisibile. Infatti, oltre ai denari alle bande folcloristiche e alle numerose associazioni culturali locali, per quale motivo la nostra Provincia dovrebbe mai finanziare una produzione cinematografica che avesse l’ardire di far passare un maso pusterese per un grattacielo newyorchese, oppure il Rosengarten per gli Appalachi della Virginia?

Forse per «sostenere lo sviluppo del settore cinematografico locale», la specializzazione di manodopera e in questo modo «contribuire a rafforzare il settore audiovisivo in Europa» (Legge provinciale 17 gennaio 2011, n. 1)?

No, grazie! Per questi motivi, passo dopo passo, le sole ed uniche produzioni finanziabili dai fondi BLS saranno quelle dove comparirà Heike in Dirndl che raccoglie fiori, mentre Paul miete orgoglioso il grano, davanti al loro maso…chiuso, sempre e solo a un passo dal cielo!

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