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June 5, 2012

100 quadri in attesa di documenti. 100 emozioni dipinte sul verde

Anna Quinz

La prima volta che sono entrata al Centro Profughi “Ex-Gorio” in via Macello non sapevo bene cosa aspettarmi. Non sapevo quale accoglienza avrei avuto, io lì, sconosciuta, tra sconosciuti. Sono bastati però pochi minuti e qualche metro fatto nel colorato corridoio del Centro, per farmi sentire subito accolta e benvenuta, dai saluti cortesi e dagli sguardi curiosi ma gentili degli ospiti che ho incrociato.

Ero lì perché i ragazzi, perlopiù africani, che vivono al Centro, in attesa dei documenti che regolarizzeranno la loro vita italiana, sono stati coinvolti da Peter – favoloso volontario – in un progetto di pittura, e io insieme a Nadia Marconi (critica d’arte) dovevo visionare i quadri prodotti per poi poterne parlare al pubblico di Franz.
Per il lavoro che faccio e per la passione che mi spinge, sono abbastanza avvezza alla visione di opere d’arte. Frequento abitualmente musei e gallerie, e ho una certa esperienza, anche di studio, di quella che è l’arte oggi. Ma mai mi sarei aspettata, lì, in quel Centro di accoglienza così accogliente per me, di vivere un’esperienza d’arte così forte e coinvolgente, e così – musei e gallerie non me ne vogliano – irripetibile.
Peter, che appunto ha coinvolto i ragazzi in questo lavoro di pittura, ha creato insieme a loro un vero e proprio atelier in un container nel cortile del centro. Qui pennelli, colori e grandi fogli (tutti uguali, tutti verdi), sono diventati strumenti di espressione e di racconto, parole scritte per immagini, per descrivere vite, storie e mondi per noi lontani. In questo atelier, in tanti hanno dipinto e disegnato, utilizzando quel tempo sospeso che caratterizza i mesi di attesa dei documenti. Quel tempo che a noi sembra mancare sempre e sempre di più, e che invece è dono e maledizione degli ospiti di via Macello.

Su quella carta verde e su quelle ore lunghe, i ragazzi del Centro hanno spezzato confini, non solo geografici; hanno costruito case e fatto germogliare piante fantastiche; hanno dato vita ad alberi e animali, hanno rivissuto le proprie famiglie e i propri luoghi di preghiera; sono saliti su aerei e macchine; hanno ritratto se stessi così come sono o forse, come vorrebbero essere.
Sono rimasta completamente stregata dai colori in cui questi disegni mi hanno immerso, rapita da tratti e segni che nel loro essere antichi e moderni al contempo, mi hanno ricordato un tempo e uno spazio che avevo solo nella memoria e nella fantasia. Ho ascoltato avidamente i racconti di Peter, che di ogni dipinto conosce genesi e sviluppi, di ogni artista un pezzo di storia, di ogni firma la persona che vi si nasconde. E mentre io mi lasciavo portare dalle parole e dalle immagini, i ragazzi passavano di lì, un po’ per curiosare e un po’ per parlare, nella lingua – la mia – che sanno o che stanno imparando. Mi hanno offerto un caffè e fumato una sigaretta al mio fianco, hanno riso con Peter e un po’ si sono schermiti o inorgogliti, parlando del lavoro svolto. Più di tutto però, mi hanno permesso di entrare in comunicazione, anche solo di sguardi, con loro per qualche attimo, e per qualche attimo ho visto quello che – di nuovo musei e gallerie non me ne vogliano – quello che normalmente mi manca nel guardare opere d’arte nel loro esporsi. Ho visto gli occhi di quelle opere le ha create, con le mani, i pensieri e il cuore tutto spalmato con un pennello sulla carte. Ho visto gli occhi di chi ha disegnato la propria vita su un foglio verde, decidendo altruisticamente di condividerla con me spettatore. Ho visto quello che dietro a ogni tratto di matita si nasconde. Sono stati attimi, certo, e purtroppo troppo brevi per andare un po’ più in profondità, ma sono stati attimi preziosi, perché ora quei quadri bellissimi, fanno un po’ parte anche della mia storia, oltre che di quella di chi li ha creati.

Quei quadri, vanno visti e scoperti, quei pittori vanno conosciuti, non solo per l’importanza umana che questo lavoro prezioso porta con sé, ma anche per la forza artistica che mettono in moto. E per fortuna, l’occasione, si presenta presto, per tutti coloro che come me avranno voglia di farsi stregare da queste storie su carta.

100 di questi quadri infatti, saranno in mostra da giovedì 7 fino al 30 giugno (evento organizzato dall’associazione Volontarius e dalla cooperativa sociale River Equipe), al piano terra della Libera Università di Bolzano. In particolare, giovedì 7, durante il vernissage, ci sarà la preziosa occasione di conoscere i giovani pittori, di confrontarsi e dialogare con loro, e di ascoltare anche alcune storie che racconteranno, redatte dalla brava regista teatrale Chiara Visca. Per tutta la durata dell’esposizione poi, i ragazzi stessi cureranno delle imperdibili visite guidate, momenti importanti per addentrarsi nel “backstage” di questo lavoro.

In questa città, siamo sommersi di arte, di vernissage mondani, di mostre alla moda, di esposizioni “a livello internazionale”. Ma non sono tutte uguali. Questa “100 quadri in attesa di documenti” è una mostra diversa, per storia, tempo e motivazione. È una storia scritta anche nel dolore, ma con una forza e una speranza che pochi altri artisti, esposti in musei e gallerie – e ora, siano loro, gli artisti, a non volermene – hanno. Speranza che, lo sappiamo, è verde, come la carta su cui tutti questi straordinari racconti sono  stati dipinti.

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