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February 23, 2012

Payne, Clooney e l’inferno hawaiano

Andrea Beggio

VOTO: 8

Matt King (George Clooney) ha una moglie in coma a causa di un incidente, ha due figlie e un numero imprecisato di cugini per i quali cura gli interessi immobiliari.
Il drammatico incidente e la vendita dell’ultimo appezzamento di terreno di famiglia sconvolgono non poco la vita di questo tranquillo avvocato Hawaiano.
Agli antipodi del cinema di genere, questo intelligente lavoro di Alexander Payne, non rinuncia mai ad essere onesto e trasparente con lo spettatore, riuscendo, come del resto succede spesso nella vita reale ad alternare comicità malinconia, rabbia e tristezza.
Come nella vita vera, gli eventi drammatici che colpiscono Matt King costituiscono una sorta di  spartiacque fra un prima ed un dopo e che porteranno ad una rimodellazione dei rapporti e degli equilibri che segnano la sua esistenza.
“I miei amici credono che solo perché abito alle Hawaii io viva in paradiso”, questa è la prima frase che viene pronunciata da Matt e costituirà il filo conduttore di questa vicenda, fatta di drammi familiari, adolescenti disorientati, borghesi in bermuda e ciabatte da spiaggia e party in giardino.
Alexander Payne fa un bello spaccato di questa ex colonia statunitense che sicuramente contribuiscono a dare un ulteriore elemento di interesse (come succedeva anche nel graphic novel dell’ hawaiano Kikuo Johnson Night Fisher).

 

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