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February 21, 2012

“Botta” in testa per l’architettura trentina

Trento 2.0

A tutti i cittadini, attenzione! Un oggetto libriforme non identificato, di epiche dimensioni e presumibilmente in cemento armato e laterizio, potrebbe precipitare nel prossimo futuro sull’area del parcheggio di via Sanseverino a Trento. Sussiste un serio rischio per l’incolumità delle persone che si trovano nei paraggi. Si raccomanda la massima cautela!

Un incipit surreale per documentare metaforicamente l’imminente costruzione della nuova biblioteca universitaria ideata da Mario Botta (in collaborazione con Ishimoto Europe), di cui in passato abbiamo già discusso (1). Fortunatamente la commissione urbanistica sta ancora riflettendo sull’approvazione di alcune deroghe rispetto ai limiti dimensionali imposti dal Piano Regolatore Generale (2), ma se neppure questo bloccherà l’inizio dei lavori, ancora una volta si instaurerà nel tessuto urbano di Trento quella che dai presupposti sembra essere un’ulteriore dimostrazione dell’autoreferenzialità perseguita dal noto architetto svizzero nelle sue opere.

Ma fermiamoci per un attimo. Ci tengo a precisare che la mia critica non è rivolta alle competenze professionali del progettista, né tanto meno alla qualità delle sue architetture, la cui valutazione rimando ai lettori. Mi vorrei concentrare invece sulla leggerezza con cui ultimamente si tendono a commissionare i grandi interventi pubblici alle presunte stelle del firmamento architettonico internazionale (3).

Siamo sicuri che il meccanismo della chiamata diretta sia davvero così efficace per rispondere alle esigenze urbane della comunità trentina?

Sembra che nella nostra regione ci sia in effetti una certa indifferenza per lo sviluppo di una cultura architettonica qualitativamente all’avanguardia (4). Ciò che manca non è certo il dialogo sul tema dell’abitare, fortemente radicato sia in ambito professionale (5) che universitario, quanto piuttosto le occasioni d’incontro dell’architettura con la società.

Sottolineando in questo senso il ruolo fondamentale dei concorsi di progettazione (6), sia i cittadini che gli organi politici dovrebbero forse prendere spunto dalle sperimentazioni architettoniche che nascono ogni giorno sulla collina di Mesiano (7), stimolando i giovani progettisti a partecipare attivamente alla costruzione ed alla trasformazione del contesto urbano, proponendo scenari inediti e soluzioni innovative per lo sviluppo della città futura.

Probabilmente se si incentivasse l’interazione tra la comunità e questi ambiti specialistici, si svilupperebbe un senso critico diffuso ed una consapevolezza maggiore sui temi che caratterizzano l’architettura contemporanea. In questo modo la società trentina potrebbe farsi carico del rinnovamento della propria città, alimentando il dibattito culturale con nuove idee che sarebbero forse in grado di stimolare il superamento dell’imbarazzante arretratezza formale (8) di alcuni edifici. Edifici che sembrano caduti dal cielo, quasi per volontà divina, comparendo sul territorio senza avere alcun tipo di rapporto con esso.

NOTE E LINK:
(1) AAA cercasi parcheggio di Guido Noto
(2) Ecco un articolo pubblicato su l’Adige con un resoconto dei fatti: Biblioteca di Botta, un parto difficile
(3) Dal sistema delle “archistars” alla pianificazione strategica del paesaggio di Mattia Ravelli
(4) Fenomeno che dal mio punto di vista è riscontrabile più in Trentino che in Alto Adige;
Luca Sticcotti, in un suo articolo su Frank Magazine, analizza brevemente le strategie che hanno portato l’architettura altotesina ad un livello qualitativamente così elevato.
(5) Mi riferisco a iniziative come “Architettura Incontri 2012″, serie di incontri già presentata in un recente articolo:
Epublishing di Andrea Trinceri;
ecco invece un video realizzato da Formart che tratta la prima delle tre conferenze.
(6) Per farsi un’idea su questo argomento è il caso di leggere l’editoriale di Carlo Calderan uscito su Turrisbabel 85, riportato da Barbara Breda in questo articolo su Franz Magazine.
(7) Con la collana “Trento Architettura Documenti“, diretta da Claudio Lamanna, nel 2006 inizia la pubblicazione di alcune ricerche progettuali sviluppate dagli studenti di Ingegneria Edile – Architettura di Trento, con lo scopo di allargare ai cittadini il dibattito culturale. Purtroppo in seguito quest’iniziativa è stata abbandonata a causa dello scarso interesse dimostrato da parte dell’opinione pubblica.
(8) Il ricordo della cosiddetta “architettura parlante” sette-ottocentesca sembra ancora piuttosto evidente nella biblioteca di Botta. Se dunque un libro rappresenta un luogo di cultura, lascio ai lettori scoprire la destinazione d’uso di questo edificio: Maison de plaisir – Claude Nicolas Ledoux.

PS: mi scuso per l’estrema lunghezza/pesantezza della parte dedicata alle note, ma credo che per facilitare la comprensione sia necessario offrire al lettore una serie di riferimenti legati all’argomento trattato.

Articolo di Mattia Ravelli, pubblicato su Trento 2.0 il 19 febbraio 2012
 

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