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February 13, 2012

Daniel Hofer, oltre al triathlon, la passione per la musica

Alessandro Mazzurana

Partire il giorno del proprio compleanno (12 febbraio, NdR), destinazione Namibia, per un soggiorno di tre settimane, con una capatina di qualche giorno a Città del Capo, fa pensare all’inizio di una sfavillante vacanza, di quelle da ricordare a lungo, e da riferire ad amici e parenti, magari tediandoli con foto e filmati. Non è il caso di Daniel Hofer, possente triatleta di ventinove anni, appena compiuti, appunto, dal sorriso coinvolgente, che sarà protagonista di questa trasferta in terra africana. Un ritiro, in altura, in preparazione alle ambite Olimpiadi di Londra di questa estate, ad affinare la condizione fisica, tra fatica e solitudine, con la sicura compagnia di ottima musica, di cui è un grande estimatore.

 

Lo incontriamo in un bar del centro di Bolzano, e mentre lo omaggiamo dei convenevoli di rito, ci accorgiamo, osservandolo seduto su un divanetto bianco, dei benefici che uno sport massacrante come il triathlon concede al corpo. Ordiniamo da bere, rigorosamente analcolico, in un periodo d’intenso allenamento, mentre nelle fasi di scarico, ammette di permettersi qualche piacevole digressione dalle canoniche diete, e cominciamo a discorrere sull’argomento in questione, e tra i preferiti di Daniel, la musica.

 

“Come accaduto a molti, la svolta, a livello musicale, è avvenuta in età adolescenziale, quando la crescita amplia gli orizzonti da esplorare, ed emergono con maggiore impulso le passioni da coltivare.” ci spiega, e siamo lieti di sfruttare questo spiraglio, per approfondire determinate curiosità.

 

“Sono un amante della bella musica, senza preclusione di generi. Ho una predilezione per il rock, e tra i miei gruppi preferiti cito i The Killers, sin dagli inizi, con Hot Fuss, poiché ammaliato dalla voce di Brandon Flowers (ho apprezzato anche il suo album da solista), e i Red Hot Chili Peppers, con i quali sono cresciuto, e che, nonostante li si ritenga spesso inflazionati, desidererei andare a sentire dal vivo.”

 

Un altro purista del rock, ci sopraggiunge il giudizio, sentendo i suoi gusti principali, prima di venire seccamente smentiti dal suo proseguo. “Ascolto anche molto Hip-Hop, e David Guetta, soprattutto quando ho bisogno di qualcosa di svagante, che mi liberi la mente da qualsiasi tipo di pressione.” specifica lui. Del resto, considerata la sua attività di atleta, che lo vede districarsi con successo tra tre discipline, nuoto, bicicletta, e corsa, non è difficile comprendere l’ampiezza di vedute che lo rappresenta.

 

“La mia ultima scoperta si chiama Six60, una band neozelandese, famosissima in Oceania, che ho conosciuto quando ho partecipato a una gara nella loro terra natia.” ci sorprende, d’un tratto, trovandoci pure leggermente impreparati… Gli domandiamo della sua occupazione, e di come la musica influisca sulle sue prestazioni.

 

“Mi piace ascoltarla in allenamento, quando uso la bici, piuttosto che durante la corsa a piedi, alla ricerca della carica, e la mia playlist preferita comprende All American Rejects, Angel & Airwaves e Block Party. Mentre, prima di una gara, sono già talmente pieno di adrenalina, che tento di canalizzarla con l’ausilio di suoni più melodici, come Coldplay, e Snow Patrol, che molti definiscono i loro parenti poveri (secondo me a torto, o perlomeno da un punto di vista meramente economico).”

 

Ci spingiamo sul personale, e dopo aver appurato che il biondo e aitante ragazzo è ancora single, per la gioia delle nostre lettrici, e che la sua donna ideale non deve essere un’invasata di techno e house, per evidente incongruenza con le sue preferenze, ci facciamo svelare, in vista dell’imminente San Valentino, il pezzo da novanta da sfoderare durante un appuntamento galante, oppure una cena romantica.

 

“Always Love dei Nada Surf, praticamente infallibile…!” si presta volentieri a questo giochino, strappandoci un gaudente sorriso.

 

Ci narra inoltre, dopo aver ultimato la sua spremuta, che il padre ha provato a indirizzarlo verso l’uso della tastiera, quando era più piccolo, ma il tempo da dedicare allo sport ha avuto la meglio sull’apprendimento dei relativi dettami. Pure quando, con un gruppo di amici, ha preso in mano un basso, cominciando a strimpellarlo, le ore da dedicare ad allenamenti e gare gli hanno impedito di approfondire quella gradita pratica. Con il raggiungimento del livello professionale, poi, sono venute meno, con profondo rammarico, anche le possibilità di assistere a concerti, come accaduto alla soglia dei diciotto anni, a Bassano del Grappa, quando i No Use For A Name gli hanno fatto vivere il più bel momento live, “circa 500 persone indemoniate, il segno delle transenne tatuato per giorni sulla pancia, un concerto di sopravvivenza…”, oppure un anno e mezzo fa, quando ha ammirato a Innsbruck i Pendulum, ultima esibizione cui ha partecipato.

 

Soddisfatti delle risposte, e della piacevole compagnia, decidiamo che forse può bastare, ma prima di salutarci, lui ci racconta di altre due grandi passioni, a dimostrazione della mentalità aperta che lo contraddistingue (un buon partito, sosterrebbero le nostre nostalgiche nonne). Il cinema, che appena può, corre a frequentare (l’ultimo film, Le Idi di Marzo; il più bello, Novecento, di Bertolucci, di cui ricorda con ilarità la proiezione suddivisa in due distinte serate), e la cucina (la sua specialità, le omelette, è stata stimata e riverita da più palati), amore ereditato dai genitori, gestori del rinomato ristorante Gatto Nero di Bolzano, dove ogni tanto, nel tempo libero, lui stesso si diletta dietro ai fornelli, oppure al banco del bar.

 

Con l’acquolina in bocca ci congediamo, speranzosi di poter presto assaggiare le sue prelibatezze, porgendogli gli auguri di buon compleanno, ma soprattutto con il sincero auspicio che il suo cammino di qualificazione verso l’Olimpiade sia costellato di successi, e accompagnato (ne siamo certi) da tanta ottima musica, buoni film, e squisite pietanze!

 

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