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January 6, 2012

Viaggio negli Emirati #03: Abu Dhabi Heritage Village

Cristina Vezzaro

È nepalese, il taxista che ci porta all’Heritage Village di Abu Dhabi. E allora come si vive qui? Male, mi risponde. E mi racconta che ha pagato l’equivalente di oltre 2000 euro per essere assunto in questa agenzia di taxi, l’agenzia nazionale, che lo sfrutta ben bene e a cui deve ogni mese un sacco di soldi. Oltre a quelli e ai soldi per l’affitto di un posto che immagino non sia una reggia, gli resta ben poco dei 600 euro mensili che guadagna. Ma è quanto basta per pagare gli studi dei figli all’università, in Nepal, dove due ragazzi poco più che ventenni e una moglie che non lavora lo attendono nelle sporadiche visite che riesce a fare loro. È un ragazzo bello, dai tratti dolci, umile, quello che con voce mesta racconta la sua storia, dicendomi ‘non sono più così giovane’, lui che invece sembra ancora giovanissimo, con quella pelle dorata e gli occhi scuri scuri. Da due anni è qui e si capisce che non ne può più ma non ha scelta.

All’Heritage Village, sull’estrema punta della lingua di terra che chiude la baia di fronte alla Corniche, il lungomare di Abu Dhabi, hanno ricostruito usi e costumi locali riproducendo laboratori di pellami e vetrerie, tappeti e spade. E per quanto turistico, il villaggio racconta almeno in parte la storia di questo paese che ha appena compiuto 40 anni. Le fotografie dello sceicco Zayed, padre di tutto questo, campeggiano alle pareti e raccontano storie di un progetto personale diventato realtà nazionale. Un popolo nelle mani di un sovrano. Roba di altri tempi. Le sue gigantografie troneggiano sui manifesti di tutta la città, insieme a un’altra gigantografia, la mia preferita, quella dei sette sceicchi dei sette emirati che in posa casual sembrano camminare verso un futuro certo.

Sulle acque cristalline che lambiscono le rive davanti all’Heritage Village, due giovani dai fisici impeccabili camminano ridendo tra loro. Poco dopo, i motori delle loro moto d’acqua rombano mentre si allontanano zigzagando da riva. Qui non viene rispettato il limite di 400 m da riva imposto in acque italiane. Qui nemmeno ci sono i 400 metri tra una riva e l’altra della baia.

Lungo la strada che dall’Heritage Village riporta verso il Marina Mall, guardie private controllano che nessuno acceda all’area dedicata a una gara che sta per disputarsi sulle acque davanti ai grattacieli. Ancora una volta, non può non balzare agli occhi il contrasto tra vite passate a correre da un continente all’altro dietro a tempi e record di motori e vite trascorse a racimolare centesimi guidandolo, un motore.

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