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January 5, 2012

Viaggio negli Emirati #02: Abu Dhabi Moschea Sheikh Zayed e Marina Mall

Cristina Vezzaro

Di notte i minareti attorno alle imponenti forme della moschea brillano di luci intermittenti che lasciano un po’ sconcertati. Di giorno viene confermato il sospetto notturno: perché la grande moschea a una ventina di chilometri dal centro di Abu Dhabi (scelta che la dice lunga sulle strategie urbanistiche future) racchiude in sé due anime: quella maestosa e quella totalmente priva di buon gusto.

Il parcheggio sulla spianata sembra quello di un centro commerciale, diciamocelo. Mentre il biancore maestoso parla di pace e di anima. Le forme tondeggianti e poi austere ricordano i pendii della vita, mentre la scala mobile che porta alla zona riservata alle abluzioni sembra una discesa agli inferi di un B-movie. Il marmo che in un gioco di riflessi spazia da pavimenti a pareti e colonne non riesce a offuscare i lampadari swaroskiani un (bel) po’ pacchiani (e la rima è voluta) che pendono minacciosi dai soffitti. Gli abaya (le ampie e lunghe vesti che scendono fino a terra) e gli jilbab (i veli che coprono la testa) non riescono a nascondere i tacchi a spillo che su lucenti sandali di moda si tradiscono con il loro ticchettio. Sono gli stessi della ragazza che al Marina Mall non posso non ammirare, mentre allo specchio del bagno si acconcia con grande abilità una raffinata pettinatura che poi nasconde sotto il suo velo. Ti posso fare una fotografia, le chiedo a gesti. E lei che l’inglese non lo parla mi fa segno di no con le sue mani tracciate dall’henné e un sorriso dolce che tradisce al tempo stesso vergogna e lusinga. Il trucco pesante ma opportuno e i boccoli di quella pettinatura sofisticata spariscono sotto il velo mentre lei si allontana abbandonando l’oasi riservata alle donne dove è concesso svelarsi.

Le ampie vesti bianche degli uomini e nere delle donne sfilano lungo le gallerie e i corridoi di questo lussuoso e luccicante centro commerciale con i marchi di tutto il mondo mentre giovani ragazzi giocano a hockey sulla pista da ghiaccio artificiale costruita in una località in cui, ora che è la stagione fredda, di giorno si sfiorano i 30 gradi.

Le vesti sono le stesse che la sera, al Beach Rotana Club, cenano disinvolte e poi sfilano via con le loro borse Gucci e i tacchi vertiginosi. Vesti che vorrei seguire nelle loro case per vedere la vita oltre. La casa in cui sono io, invece, è in uno dei grattacieli che di notte illuminano lo skyline di Abu Dhabi e dove, all’ultimo piano, il 34°, ci sono due piscine, una riservata agli uomini e, all’altra estremità, una riservata alle donne. Qui alcune madri perfettamente vestite con tanto di velo controllano i bambini mentre fanno il bagno. E nella vicina palestra femminile due ragazze, questa volta in short e leggings, corrono sul tapis roulant. Ma di spalle i loro profili sembrano parlare di Occidente e Oriente, raccontano culture diverse ancora.

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