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December 17, 2011

Rovereto, il Mart e un tuffo nel Settecento

Emilia Campagna

Sullo scorcio del 2011 – e della direzione di Gabriella Belli, agli ultimissimi giorni di incarico – il Mart di Rovereto aggiunge tasselli alla propria intensa attività con due piccole mostre cariche di significato: i tasselli si aggiungono all’attività ma soprattutto all’identità del Museo, mai come in questa circostanza “roveretano”. Succede infatti che in una doppia presentazione si sia inaugurata nelle Sale del Mart un’esposizione dei lavori più recenti di Gillo Dorfles, eclettico artista–intellettuale, quasi un renaissance man nel suo dedicarsi indefesso al “fare” e al “pensare” arte, e a distanza di poche decine di metri, nei vicinissimi ambienti del restituito Palazzo Alberti–Poja una mostra (“Il ‘700 riapre a Rovereto”) che raccoglie importanti pezzi di collezioni trentine.

La prima mostra, quella dedicata a un Dorfles che a 101 anni è vivacissimo pittore (gioioso nel colore e intenso negli occhi che, presenti in ogni tela, colpiscono lo sguardo, con incrocio di linee e esuberanza di forme) rientra perfettamente nei canoni del Mart, e omaggia, oltre all’artista, anche la vicinanza dello studioso e critico vicino al museo roveretano fin dai suoi esordi; la seconda, “Il ‘700 riapre a Rovereto” esula invece dai campi più consueti di ricerca e di esposizione del museo roveretano: e infatti non al solo Mart va la responsabilità del progetto, che è frutto invece di una collaborazione con il Comune di Rovereto e con una delle sue istituzioni più dinamiche, il Museo Civico: il Presidente Bernabè sottolinea che l’occasione è propizia e riconosce che il Mart trova finalmente modo per mettersi a servizio della città che lo ospita, con un progetto che, assicurano le autorità schierate in conferenza stampa, sarà solo il primo di una serie.

L’occasione di lavoro è stato un “incrocio” di opportunità e di ritrovati spazi: da un lato gli splendidi locali del Settecentesco Palazzo Alberti–Poja, che da qualche anno un ottimo restauro ha restituito alla città e che da solo varrebbe la visita nei saloni affrescati del piano nobile; dall’altro la necessità di dare una casa all’”invisibile” quadreria comunale, negli ultimi anni al centro di un dibattito che ne invocava la valorizzazione e la restituzione: costituita nel 1940 nel numero di un centinaio di pezzi, inizialmente destinata al Palazzo dell’Annona ma poi relegata a spazi sempre più ridotti per il crescere della Biblioteca Civica, era infine “conservata” nei magazzini di Mart e Museo Civico. E peraltro cresciuta, attraverso acquisizioni e donazioni, fino a raggiungere il numero consistente di 2500 pezzi, alcuni di assoluto valore, altri comunque importanti per la storia cittadina che troveranno d’ora in poi spazio nelle mostre che verranno allestite a Palazzo Alberti–Poja..

Questa prima mostra offre dunque la visione di alcuni dei pezzi della quadreria, affiancati da opere tra le più belle delle collezioni presenti in provincia: da Mart, Buonconsiglio, Accademia degli Agiati vengono opere di Domenico Udine, Umberto Moggioli, Bartolomeo Bezzi, in un percorso davvero appagante che non tocca solo il XVIII secolo ma va dal ‘500 al primo ‘900.

E in un gioco di riferimenti e incroci, “Il ‘700 riapre a Rovereto” oltre che il titolo della mostra appare a questo punto come il manifesto programmatico di una città (prima di tutto della sua amministrazione) impegnata nel recupero dei suoi gioielli architettonici: il Teatro Zandonai, prima di tutto, chiuso dal 2001 per infiniti lavori, e che forse tra due anni verrà aperto; ma poi Palazzo Grillo, la Casa dei Turchi in Santa Maria, Palazzo Sichart, luoghi la cui destinazione è per alcuni versi ancora dibattuta. Tra Contemporaneità (questo il nome dell’Assessorato che in città si occupa di cultura) e storia, Rovereto tra una manciata d’anni avrà uno straordinaria concentrazione di bellezze architettoniche e spazi comunali destinati alla cultura: che voglia – e possa –  tornare ad essere l’”Atene del Trentino”?

“Gillo Dorfles. Opere recenti”  – Mart, 17.12.2011 – 12.2.2012
“Riapre il ’700 a Rovereto. Un viaggio tra le collezioni trentine” – Palazzo Alberti Poja, 18.12.2011 – 17.6.2012

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There are 4 comments for this article.
  • Critico Trentino · 

    “Il Presidente Bernabè sottolinea che l’occasione è propizia e riconosce che il Mart trova finalmente modo per mettersi a servizio della città che lo ospita”. Accidenti! a quasi 30 anni dalla fondazione del Museo e a dieci dall’apertura della sede roveretana si sono svegliati? E – come giustamente nota l’autore del pezzo – proprio mentre Gabriella Belli se ne va?
    In realtà non c’è niente di nuovo: Gillo Dorfles artista era già stato ospite del Mart, e vabbè: si tratta di operazione di scambio nell’ambito del marketing. E in quanto alla collezione comunale… se le opere custodite sono 4500 e a palazzo Alberti ne espongono si è no 35, la domanda è: e le altre, dove sono?

  • Emilia Campagna · 

    Le inaugurazioni servono a celebrare sé stessi e così – naturalmente – è stato a Rovereto venerdì: volendo andare oltre la facciata, sul tavolo effettivamente sono state sciorinate una serie di carte che portano ad altrettanti interrogativi.

    – Il Mart si propone come strumento museale della città, coordinandosi con Museo Civico e Quadreria Comunale: plauso all’iniziativa, ma sarà il tempo a dire se si tratta di evento occasionale o di politica strutturale;
    – Palazzo Alberti ospita felicemente alcuni pezzi della Quadreria comunale: sono 2500 e a detta dell’Assessora Sirotti non tutti sono pezzi d’arte assoluta. Secondo me esporre per esporre non ha senso, e ben vengano allestimenti che valorizzano di volta in volta porzioni della grande collezione;
    – Rovereto e il Settecento: anche qua si tratta di vedere se c’è realmente una politica strutturale e se la città sarà in grado (o vorrà) abbracciare l’identità settecentesca, ovvero rielaborala in altri termini. Rovereto dall’esterno può essere tutto e niente: città della pace per via della campana, città futurista per via di Depero, città mozartiana perché ci passò il piccolo Amadeus…. Insomma: gli spazi non fanno i contenuti (ma sono un ottimo motivo per inventarsene) e una volta restituiti alla città si vedrà se la città riesce a riempirli

    • Critico Trentino · 

      Gli spazi non fanno i contenuti. Infatti. Il problema di Rovereto – almeno in questo caso – è che ha tanti contenuti e tanti spazi, ma alla fine tutto si risolve in una grande spesa di risorse se non si ha un PROGETTO. Questo è il terzo elemento che armonizza contenuto e spazio: il progetto, che dà un senso al tutto poiché dice cosa vuoi fare del patrimonio (e puoi persino dire cosa vorresti che comunicasse, e a chi).
      Ma qui, qualcuno ha mai sentito parlare di un PROGETTO CULTURALE organico per la città di Rovereto? No: abbiamo una assessorina che – per ora – va in giro a chidere “chi ha un’idea? chi ha un’idea? signore, ha un’idea da darmi? mi dia un’idea per favore!”. Magari agggggratis.

  • bianca · 

    A Rovereto oltre ai progetti di spazi recuperati e restituiti è in corso un passaggio di consegne importante, quello alla direzione del Mart: una delle critiche mosse a Gabriella Belli è stata quella di non aver fatto realmente rete con le realtà culturali della città: non nel senso di altri musei, ma di associazioni che declinassero l’offerta del Mart in altri ambiti (cinema, musica, ecc.). Non che non sia mai successo, ma lo scarto è sempre in effetti tra l’iniziativa occasionale b(la rassegna cinematografica a tema, il concerto di Transart sotto la cupola, ecc.) e quella strutturale. E certo organizzare collaborazioni non è semplice.
    Vediamo se la nuova direttrice, Cristiana Collu, avrà voglia di (s)muovere un po’ di energie in città. Certo, se è la politica a chiederlo, è più facile che avvenga.