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November 29, 2011

Torino Film Festival – La guerre est déclarée

Cristina Vezzaro

La guerre est déclarée, della registra e protagonista francese Valérie Donzelli, coprotagonista Jérémie Elchaim, è un film che ha molti pregi e molti difetti.

Innanzitutto la storia: Roméo e Juliette si incontrano a una festa ed è grande amore. Dopo poco hanno un bimbo, ma verso l’anno si capisce che il bambino non sta bene e ha dei problemi. In effetti gli viene diagnosticato un tumore al cervello, ed è così che la famiglia attraversa l’atroce tunnel della malattia. Il film finisce però bene, con una completa guarigione per il bimbo di 8 anni.

Ora, alcuni pregi indiscussi del film. Innanzitutto è un film che tocca corde profonde. Ci sono scene vere da far paura, come quella della scoperta della malattia della madre, da sola a Marsiglia con babysitter e figlio che mano a mano telefona a tutta la famiglia per avvisare. Quel dolore, lo senti sotto la pelle, il dolore della malattia e dell’ignoto, dell’innocenza colpita. Visualizzato benissimo negli interminabili e buissimi corridoi e tunnel sotterranei di anonimi ospedali. Ci sono scene dolci da far paura, come la ninna nanna cantata dal padre al piccolino, “Cela fait longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai”. Ci sono scene di vita quotidiana che si capisce sono state vere e infatti riescono a risuonare di verità.

Poi però ci sono i silenzi. Ci sono le cose poco verosimili. Ci sono le omissioni. Perché la coppia affronta in un primo momento con grande forza la dura prova che la vita le ha messo davanti. E lì si intuisce il desiderio di farcela. Forse da subito ti chiedi com’è possibile che i cedimenti non siano maggiori, com’è possibile che a passo di marcia questi genitori si dirigano giorno dopo giorno verso il reparto in cui è ricoverato il figlio. Mancano – tranne a sprazzi, ad esempio in una corsa affaticata – le scene che inevitabilmente avranno fatto parte di quel percorso. Perché La guerre est déclarée è una storia vera, della regista, del coprotagonista e del loro figlioletto che ritroviamo alla fine del film.

Una fredda voce fuoricampo ci informa del fatto che la coppia non ce la farà a superare la prova di questa malattia e che si separerà. A farcela sarà invece il bambino.

È naturale che il film è un dono per il figlio, il dono di una storia che è la sua e che è risultato di avvenimenti duri difficili atroci che l’hanno segnata per sempre. E ne capisco il valore sentimentale. Sul piano narrativo, tuttavia, mancano decisamente dei passaggi per dire la storia conclusa. Ma forse, nemmeno la regista sa ancora davvero come andrà a finire.

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