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November 4, 2011

Quando la notte: la madre di tutte le banalità

Anna Quinz

VOTO: 4

Parlare di maternità, è un affare delicato. Tante sono le banalità che si possono dire, ma è – credo – solo vivendola, che se ne può capire l’intima profondità, lo sconvolgimento emotivo, la forza travolgente che si porta con sé. Allora, se non si riesce a parlarne con la dovuta intelligenza, con il necessario rispetto, senza cadere nel clichet, è meglio non parlarne.

Questo è quel che avrebbe dovuto fare Cristina Comencini, che con il suo ultimo film “Quando la notte”, parla della relazione di una madre e con il suo bambino, di rapporti familiari, di amore. E lo fa sfoderando tutto il repertorio di banalità possibili, da “Fare il genitore è il mestiere più difficile” a “Perché nessuno te lo dice che è così difficile fare la madre?”. Forse, anche le pagine di Donna Moderna riescono a dare un’interpretazione più approfondita del tema, e così, mentre il bambino piange, la madre (Claudia Pandolfi) si dispera e perde il controllo e il futuro grande amore del passato (Filippo Timi) impersona il più classico dei burberi di montagna, il film scorre lento e irritante, dando ad ogni inquadratura la certezza di ciò che succederà nella successiva. Nemmeno i paesaggi di montagna salvano l’esito, nemmeno il solitamente bravo Timi che qui appare stanco e poco convincente. Si finisce con l’aspettare ansiosi i titoli di coda, e col chiedersi come sia possibile che ci siano ancora donne che così poco riescono a raccontare le donne e le loro emozioni.

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