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October 21, 2011

Il metodo pericoloso di Gustav Jung

Jimmy Milanese

VOTO: 7

David Cronenberg è considerato uno dei massimi esperti di inconscio; il soggetto di A Dangerous Method è l´intreccio tra il famoso psichiatra Gustav Jung, i neurologgi Sigmund Freud e Otto Gross con Sabine Spielrein, paziente e successivamente allieva di Jung; il cast del film mette assieme Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley e Vincent Cassel, ma il risultato non rispecchia le premesse.

Lo sfondo storico-scientifico di A Dangerous Method è imponente. Siamo alla vigilia della prima guerra mondiale e la psicanalisi sta crescendo come disciplina scientifica, ormai autonoma rispetto alla sociologia e alla filosofia. Lo svizzero Jung, ariano e ricco per matrimonio, sembra essere il naturale prosecutore degli studi sulla psiche del grande neurologo viennese Sigmund Freud, rigoroso scienziato di fama mondiale, poco incline a mettere in discussione le sue teorie sul ruolo pressochè esclusivo della libido nella formazione della personalitá individuale.

Dal canto suo, Jung non ha nulla da temere a proposito del crescente antisemitismo ormai diffuso in tutta Europa e non ha alcun problema di ordine economico, infatti, dirige una rinomata clinica psichiatrica a Zurigo. I suoi problemi iniziano quando accetta come paziente Sabine Spielrein, giovane ebrea russa che nutre le ossessioni maniacali e masochiste piú degradanti. La Spielrein è una isterica che soffre di ricordi, ma è anche tremendamente intelligente e attraente. Nello stesso periodo, Jung incontra ripetutamente Freud, stabilisce una ricca corrispondenza (sulla quale sono basati i dialoghi di questo film), lo studia, analizza le sue teorie, ma non accetta il ruolo dell´accondiscendente delfino, anzi, mette in discussione queste teorie, fino ad instaurare una relazione intima con la Spielrein e rompere ogni tipo di rapporto con il suo maestro.

Al pari di Freud, anche Jung si era sempre occupato di “nevrosi”, ovvero di pazienti in cui l’IO era sempre presente, anche se pesantemente minacciato dallo straripamento dell’inconscio pulsionale e sociale. Purtuttavia, a differenza di Freud, Jung cercava di spingersi oltre, nei meandri delle patologie psicotiche più gravi, dove i soggetti perdono il contatto con la realtà e con la ragione. Inoltre, Jung era interessato ad allargare la ricerca psicanalitica dalla storia del singolo individuo a quella della collettività umana, limando i confini della psicanalisi con altre discipline, faticosamente eretti da Freud. Facendo questo, Jung inizia un percorso personale di allontanamento dalla comunità psicanalitica che egli stesso definisce come necessario per autorealizzare il suo inconscio; finendo così nel letto delle perversioni delle sue pazienti e avvicinandosi alla stregoneria o al paranormale.

Insomma, il grande limite di questo film sembra proprio essere la mancanza di una scelta precisa da parte del regista canadese. E´ la storia complessa e indefinita degli albori della psicanalisi, delle sue nevrosi o psicosi collettive; oppure il film racconta il contagio progressivo e ineluttabile di Jung con l´oggetto stesso del suo studio, quindi, l’infatuazione del grande psichiatra svizzero con la bella ebrea russa Spielrein?

Per tutto il corso del film, questo dilemma non viene sciolto, anzi, sembra infittirsi. La sessualità messa in campo dalla giovane russa rivaleggia con l’aggressività dei rapporti tra i due grandi scienziati. La relazione sado-masochista instaurata tra Jung e la Spielrein vive il suo estremo opposto nella rappresentazione povera  e impassibile dei famigliari di Freud. La sensazione finale è molto simile a quella provata al termine di una seduta psicoterapeutica, dove ti senti meglio perchè sai qualcosa di più sul tuo sentirti male.

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