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September 19, 2011

Bolzano e Trento. Così vicine, così lontane.

Luca Sticcotti

Una regione “depoliticizzata” potrebbe essere un’importante risorsa, a breve termine, nella promozione della candidatura del Nordest d’Italia a capitale europea della cultura 2011. Parola di Peter Paul Kainrath, membro altoatesino del “comitato scientifico” che segue la candidatura e manager culturale dotato di capacità che nessuno mette in discussione.

Certo parlare della regione Trentino Alto Adige Suedtirol come una risorsa – dopo anni di svuotamento dell’istituzione a favore delle province autonome, ma soprattutto in un periodo caratterizzato al contempo dagli atteggiamenti punitivi del governo nazionale nei confronti delle “province” e dall’ipotesi di autonomia integrale formulate dall’obmann SVP Richard Theiner – è senz’altro andare controcorrente.
La parola d’ordine è dunque “depoliticizzare” che, nella declinazione specifica altoatesina della lingua di Dante, vuol dire in sintesi abbandonare un’idea di regione che ragiona in modo retrospettivo – con tutti gli annessi e connessi della memoria non condivisa – per sposare invece un atteggiamento pragmatico. E il pragmatismo, si sa, è uno dei pregi principali di Kainrath.

Un’altro appunto “politico”: di per sé il pragmatismo è anche il cavallo di battaglia del governatore del Sudtirolo ma, ricorda Kainrath, una cosa è essere pragmatici ed avere di fronte a sé le sfide di istituzioni culturali transfrontaliere che vogliono rafforzare il loro ruolo, soprattutto e anche dal punto di vista di uno sviluppo economico, un’altra invece è vivere costantemente con la spada di Damocle del consenso elettorale.

Dunque le istituzioni culturali altoatesine dialogano già, e da tempo, con il vicino Trentino. E naturalmente non solo con l’obiettivo, nobile, di “fare rete” nell’ottica di rendere vincente la candidatura del Nordest a capitale europea della cultura. E’ una questione di sopravvivenza, cioè di “sviluppo” come ci insegnano le più recenti teorie nell’ambito degli aspetti economici delle politiche culturali.

Insomma: è ancora Kainrath a ricordare, per fare degli esempi concreti, gli ottimi rapporti che Transart ha con il Mart di Rovereto, che si riverbereranno in futuro senz’altro anche a Venezia visto il prossimo trasferimento di Gabriella Belli direttrice dell’istituzione fin dalla sua fondazione, proprio nella “capoluogo” (ops, si può dire?) del Nordest.

Il territorio regionale, esteso al Tirolo del Nord, d’altronde ha già fatto le “prove generali” qualche anno orsono di cosa potrebbe o potrà voler dire fare rete e progettare cultura in maniera moderna con uno sguardo più ampio rispetto a quello a cui siamo abituati. Manifesta, con le sue luci ed ombre, ha proprio significato il provare a fare rete, iniziare a confrontarsi senza paura, tra istituzioni culturali spesso lontane come modus operandi, obiettivi, sensibilità. Per Kainrath i frutti dell’investimento fatto con Manifesta devono essere ancora raccolti e ricorda, ancora, che bisogna avere il coraggio di guardare oltre, di pensare ad un cambiamento del modus operandi che non deve esaurirsi con l’avventura della candidatura europea.

Senz’altro occorre che ogni istituzione culturale altoatesina e trentina rifletta autonomamente per ridefinire il proprio ruolo e le sue priorità. Solo con questa premessa sarà possibile avviare avviare a breve termine il lavoro di rete che incombe. In questo senso il prossimo mese di ottobre sarà cruciale. Si dovrà andare oltre quello che si è realizzato finora grazie alle propensioni di alcuni attori individuali del panorama culturale locale per promuovere le collaborazioni ad un livello di sistema. Soprattutto nella consapevolezza – e su questo Kainrath insiste fino allo sfinimento – che nel prossimo futuro si dovrà pensare al pubblico “regionale” come ad un unico bacino, da cementare anche promuovendo una maggiore “mobilità”, più che nelle infrastrutture dei trasporti, nelle abitudini degli appassionati fruitori di cultura.

Per i bolzanini – ricorda Kainrath – è ancora un problema viaggiare 1 ora e mezza per andare a vedere uno spettacolo a Dobbiaco. Mentre a Parigi Nessuno si lamenta se deve prendere la metro e viaggiare per 90 minuti con lo scopo raggiungere il lato opposto della città ed assistere ad una manifestazione culturale.

Insomma siamo agli inizi, ma delle buone premesse ci sono.

Ma cosa ne pensano in merito gli operatori delle più importanti istituzioni culturali altoatesine?

La risposta è unanime: considerano la prospettiva regionale non sono come una risorsa preziosa ma, in alcuni casi, come un passo fortunatamente obbligato.

E’ di questa opinione Marco Bernardi, direttore del Teatro Stabile di Bolzano, che da anni sta lavorando su una regionalizzazione dell’Istituzione che guida, non ancora giunta a compimento più per le titubanze politiche che non per le resistenze del mondo teatrale amatoriale trentino. Bernardi anzi auspica che si giunga quanto prima alla fase operativa del lavoro di rete attraverso un contatto operativo sia con il comitato scientifico della candidatura che con i vertici “pubblici” della stessa.

Dal canto suo Letizia Ragaglia, al vertice del Museion bolzanino, rivendica il lavoro di rete fatto finora con la galleria civica di Trento, ma anche naturalmente con il Mart e Merano Arte. Un lavoro di collaborazione a più livelli che nel prossimo futuro, dopo la nomina del nuovo direttore a Rovereto, potrà essere ulteriormente promosso dall’ideazione di un sorta di biglietto d’ingresso integrato che possa promuovere nel pubblico l’idea di visitare con costanza le esposizioni di entrambe le istituzioni. Si tratta di esperienze già praticate in molti altri luoghi in Europa. La rete in futuro potrà essere ulteriormente e naturalmente sviluppata – nell’ambito specifico dell’arte contemporanea – attraverso l’ideazione di progetti comuni di respiro regionale.

Insomma i responsabili delle più importanti istituzioni culturali altoatesine continuano a sudare, sforzandosi di sviluppare fattive collaborazioni con i vicini territori. Aspettandosi che la politica si liberi dalle sue zavorre prendendo davvero sul serio la sfida che il prossimo anno vedrà il Nordest in lizza per un occasione unica che gli consenta di accrescere il suo ruolo. In questa prospettiva la “percezione” della macroregione andrà di pari passo con la “maturità” che la politica manifesterà in questo senso.

E’ una bella sfida, senz’altro. Un sfida nella quale senz’altro un ruolo importante lo dovranno giocare anche i cittadini/pubblico, facendo capire alle istituzioni culturali e alla politica se veramente vogliono sentirsi “europei” oppure no.

 

 

 

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