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January 24, 2019

Verknüpfungszwang #13:
Pacco Bislacco

Allegra Baggio Corradi

Quando ero bambina mi piaceva tantissimo salire le scale di casa tra le braccia della mamma. Per me era un gioco, per lei forse meno. La lunga scalinata di pietra che conduceva all’ingresso di casa era così ripida, pensavo, che un suo rifiuto sarebbe stato impossibile. Avevo quasi sempre ragione.

Più di ogni cosa mi piaceva la filastrocca che la mamma canterellava mentre saliva le scale. “Pacco bislacco, pacco bislacco, come pesa questo pacco!”. Recitava queste parole mentre mi dondolava da sinistra a destra per poi mettermi giù una volta giunte di fronte al portone. Adoravo essere cullata. Mi sembrava di volare.

Una volta entrate nell’atrio del palazzo il mio entusiasmo cresceva ulteriormente. Era il momento di ritirare la posta! Non so per quale motivo fossi sempre elettrizzata all’idea di ricevere delle lettere. Le mie aspettative, ovviamente, dato che all’epoca non intrattenevo alcun rapporto epistolare, venivano sempre tradite. Non arrendendomi all’idea di non poter diventare ‘destinataria’ piuttosto che rimanere ‘mittente’, decisi di iniziare a scrivermi da sola. Si, un’idea bislacca! Provavo un piacere segreto nello scrivere brevi pensieri su carta, inserirli in una busta e riporli in una cassetta che avevo appositamente confezionato. Trascorso del tempo, alle volte anni, rileggevo quelle lettere e con stupita amarezza non mi riconoscevo mai nelle mie stesse parole. Mi sembravano indirizzate ad un destinatario sconosciuto. Avevo quasi sempre torto.

La gioia di essere una provetta sacca bislacca e la delusione derivante dalla bislacca corrispondenza che intrattenevo con una ‘me’ con la quale mi pareva impossibile comunicare, portarono sentimenti contrastanti. Da un lato ero incredula di poter tenere tra le mani il pensiero di un altro individuo lontano geograficamente, ma presente in spirito e dall’altro ero delusa dalla parola scritta perché nonostante essa fosse indelebile, si era spesso rivelata bugiarda in quanto testimonianza di pensieri e sensazioni fugaci, quasi mai di verità assolute. Fu il mio incontro con la relatività che per fortuna non si trasformò mai in relativismo.

Mi domandai, poi, se il problema di comunicazione, piuttosto che mio non fosse, invece, del sistema postale. Non sarà per caso, congetturai, che ci sono dei postini predisposti all’alterazione della verità? Non sarà che ammassando le missive nei loro sacchi i postini mischino tra di loro anche i messaggi in esse contenuti, scambiando le lettere di alcune parole con le parole di alcune lettere? La prospettiva che vi fosse un plotone di postini bislacchi ad interferire con l’ordine dell’universo si fece ancora più intrigante dell’idea di ricevere posta da uno sconosciuto. Mai entusiasmante quanto essere trasportata per le scale come un pacco, si intende, ma entusiasmante abbastanza da indurmi a indagare sull’origine del sistema postale altoatesino alla ricerca di prove per dimostrare la mia bislacca teoria di bambina iperimmaginativa. Dopo anni, grazie ad un libro trovato al secondo piano della biblioteca Warburg, sono rimasta piacevolmente sorpresa nel potermi dare delle risposte. Desidero condividerle con voi nel prossimo bislacco articolo.

Alla prossima connessione! Alla prossima compulsione! La conclusione.

Immagine: Allegra Baggio Corradi/franzmagazine

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