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January 22, 2019

In “settimana bianca”
con l’artista Emi Ligabue

Maria Quinz

l termine “settimana bianca” è intraducibile. Un’espressione diffusa tutta italiana di uso comune, ma priva di senso in qualsiasi lingua, se non nella nostra. Un concetto che racchiude in sé una consuetudine vacanziera radicata e sempre attuale, come anche una porzione di mondo ben definito, ma fortemente sfaccettato – come il profilo di roccia di una montagna, direi io – e che affonda il suo immaginario nella storia novecentesca del turismo di montagna e degli sport invernali, primo fra tutti lo sci.

Ne parlo con l’artista mantovana Emi Ligabue nella sua bella casa, a Milano.

Il 25 gennaio inaugura a Castiglione delle Stiviere (Mantova) la sua personale dal titolo – La settimana bianca “Greetings from the Alps” – alla Galleria Mutty (a cura di Melania Gazzotti) in mostra fino al 23 febbraio.

Ci troviamo in un grande edificio che affaccia su Parco Solari.

Dalle ampie finestre del salotto/studio si scorgono gli alberi spogli. In questa giornata di sole non è difficile immaginare con quale prepotenza si imporrà il verde dietro le vetrate, a primavera. Intorno a me luce mattutina e colori, tanti libri, alcuni quadri appoggiati a terra, ordinati archivi che destano la mia curiosità, una sorprendente porta a vetri con motivi a farfalle.

Chiacchieriamo della mostra ed Emi sorridente mi mostra i suoi lavori.

Si tratta principalmente di collage su carta o tela di piccole dimensioni e alcuni lavori su legno. Una selezione di opere vecchie e nuove – con tratti ironici e a volte nostalgici – realizzate intorno al tema della villeggiatura in montagna. Tema su cui Emi ha lavorato in modo non continuativo ma costante negli ultimi dieci anni e che ha coltivato come un fil rouge da seguire nel tempo, scoprendo di volta in volta nuovi spunti, ispirazioni o materiali.

Emi è un’artista che affianca alla ricerca su colori, forme e materia, le rappresentazioni del vivere e del comunicare quotidiano, con un occhio particolare rivolto alla grafica, al design e alla loro storia. Anche in questo caso i suoi lavori riflettono sulla persistenza delle immagini nel tempo, nella memoria personale e collettiva. E in questo progetto particolare lo fanno attraverso un repertorio iconografico proveniente da fonti eterogenee come manuali di sci, cartoline, guide turistiche, libri, riviste, pellicole in bianco e nero – come quelle di Luis Trenker – carte di cioccolatini, immagini pubblicitarie.

Davanti ai miei occhi si snoda un vivace racconto per immagini diviso in otto sezioni – composte da otto lavori ciascuna – fatto di profili di montagne, fotografie di note località turistiche, sagome di statuari sciatori, scii e racchette di altri tempi, scritte evocative e rétro, edelweiss in diverse fogge e con l’impiego di materiali inconsueti come carte da burro, plastiche adesive “effetto finto legno”, carte da lucido, carte metalliche e retini.

A corredo della mostra anche un bel catalogo edito da Lazy Dog Press contenente testi e citazioni letterarie di approfondimento al tema.

Emi Ligabue

Emi ci racconti qualcosa in più e magari qualche curiosità su questi otto temi che evidenziano diversi aspetti del tuo progetto? 

Certamente. La prima sezione si chiama “salti” e vuole essere un omaggio alla Contessa Paula von Lamberg, prima donna pioniera del salto con gli scii. Nel lontano 1911 si esibì a Kitzbühel: sciava ancora con la gonna lunga e proprio con quest’immagine inconsueta ho voluto ricordarla. Il secondo capitolo si chiama “skii room”. Qui dominano gli oggetti più che le figure umane. Mi sono ispirata per alcuni dei miei lavori anche a Fortunato Depero, in particolare a una sua curiosa sedia intarsiata con due sci e una racchetta come spalliera – un motivo molto bello che si ripete, molto allusivo. In un altro mio lavoro compare la crema nivea, che per molti della mia generazione è stata la “crema da montagna” con cui ci si spalmava per limitare i danni del sole, prima che si diffondessero prodotti fortunatamente più efficaci. Poi segue la serie “principianti” ispirata al manuale che ho “studiato” da ragazza per imparare a sciare. La cosa curiosa è che in questo vecchio libro soltanto le donne sembrano sbagliare e mostrano nelle foto gli errori da evitare, mentre gli uomini eseguono tutto correttamente. Da qui è partita l’idea delle principianti donne.

La quarta serie si chiama “biblioteca” ed è ispirata a copertine di libri sullo scii. In questa sezione dominano parole e grafiche smontate e rimontate.

Emi Ligabue

E gli altri temi quali sono?

“Solide gambe e gran cuore” è il titolo della quinta sezione. Il titolo è tratto sempre da un manuale di scii del 1945, che ritrae curiosamente in copertina uno sciatore in mutande. Non mi è mai più capitato di vedere in altra manualistica un’immagine simile, così “buffa”, dove per rendere più evidenti le pose e la prestanza fisica dello sportivo, l’uomo viene mostrato nudo, svettante e plastico come un Bronzo di Riace, ma anche inevitabilmente ridicolo, in quanto nudo o quasi sulla neve. La serie è una variazione di otto lavori su questo “tema” principale.

Poi c’è la sezione chiamata “le milanesi vanno a sciare”.

Qui i soggetti sono sinuose e stilizzate figure femminili riprese da Gio Ponti e inserite da lui nei vasi di Doccia. La cosa curiosa è che ogni donna ha un suo nome. Io ho voluto mettere ai loro piedi gli scii.

Segue la serie “saluti da” dove le immagini di montagne sono protagoniste. Qui troviamo i soggetti montani più iconici e ovvi in assoluto, soprattutto per gli italiani: dal Cervino alla Marmolada, dallo Stelvio a Cortina. Infine gli ultimi pezzi in mostra sono dipinti su legno, come i quadretti dei souvenir, che ho eseguito con colori acrilici. Mostrano tutti figure di sciatori in pose differenti sul tema della caduta, altra prospettiva che mi interessa molto.

Emi Ligabue

Come nasce la tua passione per la montagna e che legame hai con l’Alto Adige? 

É una passione indotta, nata nella mia infanzia. Appena esci da Mantova sei inevitabilmente indirizzato verso nord. E io vengo da una famiglia molto montanara: senza neanche pensarci i miei prendevano la strada verso il Brennero…

Facevamo anche gite domenicali al vicino Monte Bondone ma in “settimana bianca” andavamo in Alto Adige, in località come Dobbiaco, Arabba, la Val di Fassa. E poi a Moena con la classe del ginnasio, Canazei e poi l’Alpe di Siusi con le mie figlie.

Naturalmente c’è un legame affettivo che mi lega alle montagne ma c’è anche dell’altro: ed è soprattutto la particolare pregnanza e forza dell’immaginario legato a quei luoghi. Sono stati il mio lavoro e il mio approccio espressivo ad avvicinarmi al mondo dello sci e “della settimana bianca” tra le Alpi e non viceversa. Io lavoro sempre con immagini riprodotte, spesso banali. Immagini anche imprecise, ma comunque fortemente evocative.

Ed è così anche in questo caso. Prendiamo la stella alpina: puoi disfarla finché vuoi, riproporla in mille modi diversi, ma ti rimanderà sempre a un certa prospettiva di mondo.

Ed è quel mondo lì e la sua immagine riproducibile, potenzialmente all’infinito, che mi interessa.

 

Immagini: Emi Ligabue

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