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December 6, 2018

Verknüpfungszwang #06: L’artiglio del grifone

Allegra Baggio Corradi

Al primo piano della biblioteca Warburg abita l’immagine. Affreschi, stampe, disegni e sculture convivono con vasi, suppellettili, broccati, bicchieri e gioielli. Addentriamoci nella sezione ‘Oreficeria’. Osserviamo “Argenti genovesi da parata tra Cinque e Seicento”, “Pietro Paolo di Gerardo da Todi orefice”, “Arte aurea aretina” e infine “Ori e argenti. Tesori sacri nel Sudtirolo dal Medioevo alla secolarizzazione”, il catalogo della mostra tenutasi al Museo Diocesano del Palazzo Vescovile di Bressanone nel 2003.

Leggiamo. Ci accoglie una breve nota del vescovo Egger che nel battezzare una mostra su preziosi oggetti liturgici, seppur con discrezione, non nasconde il proprio dissenso. Diciamo che se il vescovo fosse stato il catalogatore del Warburg il libro “Ori e argenti” si troverebbe ora nella sezione ‘Costume’, scaffale ‘Storia della vanità’. Al Warburg, tuttavia, come abbiamo visto nel caso della scienza e della magia, l’ecumenismo intellettuale è prodotto dalla presenza di polarità opposte. I paramenti liturgici, quindi, in quanto oggetti, raccontano la storia materiale delle idee al di là dell’etica. Di etica discutono al terzo piano, tra gli altri, Aristotele e Spinoza. Ed è, infatti, a tal punto spinosa la questione che è necessario fare tesoro della precauzione psicologica adottata da Aby: Zwischenraum, quello spazio del pensiero di mezzo, quel distacco critico che favorisce obiettività nell’approcciare ciò che pare non essere ancora noto, ma che, in realtà, dobbiamo solo ri-conoscere.

Immergiamoci in questo spazio e osserviamo gli ori e gli argenti nel catalogo. Da distante. Apprendiamo che uno dei calici più antichi a noi giunti è quello di Plaus presso Naturno. Conosciamo Chunradt goldtschmidt burger zu Bozen, attivo nel Duecento. Da una lunga lista di orafi meranesi capiamo che la maggior parte di essi giunsero in Tirolo dalla città con l’attività orafa più fiorente della prima epoca moderna, Augusta. Scopriamo, infine, che la prima menzione dell’attività di un orefice a Bressanone risale al 1090, con Chuno.

Sempre a Bressanone, nel chiostro del Duomo, vi è un affresco della Natività. Uno dei magi tiene una coppa a corno, generalmente utilizzata per il trasporto di unguenti. La sua, però, è una variante specifica dell’oggetto chiamata artiglio del grifone (Greifenklau). Sostiene l’autrice della scheda del catalogo, Evi Wierer, che sia rarissimo rinvenire rappresentazioni così dettagliate di oggetti liturgici.

Immaginiamo. Che queste pitture siano così dettagliate potrebbe far pensare che si tratti di copie dal vero, raffigurazioni di oggetti se non conservati presso la chiesa di Bressanone, almeno, presenti per un periodo agli occhi dell’artista che le ha immortalate sulle pareti del chiostro. Questa intrigante possibilità suggerisce di ampliare ulteriormente le ricerche ad altre chiese e palazzi tirolesi alla scoperta di chissà quali e quanti altri esempi di oggetti devozionali che non ci sono giunti, ma di cui possiamo indirettamente conoscere l’esistenza!

Alla prossima connessione! Alla prossima compulsione! La conclusione.

Immagine: Allegra Baggio Corradi/franzmagazine

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