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November 22, 2018

Verknüpfungszwang #04: Sigilli a Mansus Prihsna

Allegra Baggio Corradi

La compulsione di oggi ci fa migrare al secondo piano della biblioteca Warburg dove domina la ‘Parola’. Le lettere E e N classificano volumi sul linguaggio, la letteratura e la trasmissione dei testi classici attraverso il tempo e lo spazio. Oggi perlustriamo la categoria ‘sigilli’ in cui compaiono ‘Sigilli medioevali senesi’, ‘Sigilli dell’Archivio di Stato di Bologna’, ‘Le imprese di Bernardo Cles’ e ‘Die Siegel-Imprese der Familie Pazzi’. Mentre estraiamo dallo scaffale ‘Sigilli e potere: sigilli medievali dell’Archivio di Stato di Bolzano’, il catalogo di una mostra tenutasi nel 2002 al Museo Civico, chiediamoci perché i sigilli si trovano all’interno di una sezione della biblioteca dedicata non agli oggetti (che abitano al primo piano), ma ai loro nomi e significati.

Leggiamo uno dei brevi saggi introduttivi del volume sugli assetti di potere nei territori dei vescovi di Sabiona e Bressanone in epoca medioevale. Scopriamo che Sabiona divenne sede extraurbana del patriarcato di Aquileia nel IV secolo d. C., ma non abbiamo alcuna notizia certa riguardo alla vita della diocesi fino al 769, quando il vescovo Alim redasse alcuni documenti per il duca di Baviera Tassilone. Dopo circa vent’anni il Tirolo venne invaso dai Franchi la cui dominazione continuò sino al crollo dell’Impero carolingio. Sabiona venne inserita nella provincia ecclesiastica di Salisburgo finché nel 901 l’allora vescovo Zaccaria ricevette in dono una tenuta agricola nota come Mansus Prihsna da Ludovico IV il Fanciullo, l’ultimo re dei Carolingi. Pressena (827) divenne Prichsna (901 ca.), poi Prixina (935), Brihsine (967) e infine Brixen (1297), probabilmente dal celtico ‘brik’ per altura o sommità.

Viaggiamo nel tempo tornando a Prichsna intorno all’anno 900. Osserviamo il sigillo reale di Ludovico II il Germanico. La figura di prospetto del sovrano, originariamente adottata dal padre di Ludovico, Adriano, richiama le antiche gemme imperiali romane. Il sigillo venne tramandato sino a Ludovico IV e riprese la leggenda protettiva XPE PROTEGE un tempo utilizzata da Carlo Magno.

Ora possiamo forse rispondere alla domanda iniziale. Perché al Warburg i sigilli si trovano nella sezione dedicata alla parola? Se pensiamo che un libro sui sigilli medievali appartenuti ai re carolingi che hanno governato la nostra regione e che ora sono conservati presso un archivio bolzanino, si trova in una biblioteca londinese fondata da un amburghese nella prima metà del Novecento, non possiamo certo negare che un sigillo sia un veicolo narrativo. Richiede di essere letto piuttosto che osservato. Solo così Prichsna torna a far parte della nostra geografia mentale, solo così Ludovico II diventa una reincarnazione di Adriano e Carlo Magno, solo così Bolzano giunge a Londra e una leggenda diventa storia. Grazie Aby, grazie per aver cambiato ancora una volta la nostra prospettiva della realtà!

Alla prossima connessione! Alla prossima compulsione! La conclusione.

Immagine: Allegra Baggio Corradi/franzmagazine

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