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October 11, 2018

Verknüpfungszwang #01:
Intro 1

Allegra Baggio Corradi

Per quali vie sarà mai giunto presso franzmagazine un “ebreo di sangue, amburghese di cuore e d’anima fiorentino”? “Mosso dalla mia Wanderlust, lungo numerose Wanderstraßen,”, avrebbe risposto lui, “quelle vie della ricerca percorse da uomini animati da una pulsione per il sapere.”

Lui é Aby Warburg (1866–1929), scienziato della cultura (Kulturwissenschaftler), primogenito di una famiglia di banchieri ebrei, addottoradosi con una tesi sul Botticelli e palombaro alla ricerca dei profondi sistemi di relazione tra uomo e mondo, sepolti sul fondo di un oceano di carta e colore. Al centro degli interessi di Aby vi erano al contempo le dimensioni del cosmico, del terrestre e del genealogico. Un dipinto, ad esempio, era, secondo Aby, reperto di uno scambio, traccia psicologica impressa dall’incontro del futuro con il passato tramite l’operato di un artista che era se stesso e parte di un tutto, abitante terreno e anima proiettata nell’iperuranio. All’interno di una tradizione, Aby leggeva influenze, influssi e riflussi che schiudevano le energie di una polarità psicologica secondo la quale determinati schemi visivi e concettuali del passato, si manifestavano sotto forma di oggetti, concetti o preconcetti di un tempo e in uno spazio futuri. Fu così che il fluido paneggio delle sottili vesti di una ninfa danzante botticelliana furono per Aby la manifestazione dell’impulso alla vita attiva caratteristica del Rinascimento. Fu così che il contenuto di un antico manoscritto astrologico medio orientale, il Picatrix, si dipanò lungo le pareti di un palazzo ferrarese del Quattrocento, illustrando gli influssi dei pianeti sulla vita sociale, politica e psicologica dell’uomo moderno. Sia il Botticelli che il Picatrix, un uomo e un oggetto, rappresentarono per Aby dei veicoli del sapere che, a pari dignità, distribuirono formule visive di intensa forza vitale (Pathosformeln), principio universale che anima ogni uomo e ogni età che ha avuto, ha e avrà il Rinascimento che si merita.

Talmente ampio era lo spettro di investigazione di Aby che la sua biblioteca non poteva che essere vastissima. A tal punto avido di libri, Aby decise di rinunciare al diritto di primogenitura, lasciando al fratello Max la guida della banca di famiglia. In cambio chiese a Max la sicurezza di poter acquistare tutti i libri di cui avesse necessitato per le sue ricerche. Max acconsentì, ma non fece i conti con la voracità bibliofila del fratello che, ben presto, acquisì una vertiginosa quantità di preziosi e introvabili volumi. Per ospitare i suoi libri, Aby fondò una biblioteca scientifico-culturale (Kulturwissenschaftliche Bibliothek) ad Amburgo.

Dopo la sua morte, la biblioteca di Aby venne trasferita via nave in Inghilterra dal suo allievo Fritz Saxl che non salvò solamente 65.000 volumi e 80.000 fotografie, ma impedì soprattutto al nazismo di distruggere un ineguagliabile patrimonio culturale. Nel 1933 venne fondato a Londra quello che divenne ben presto uno dei principali centri di incontro per intellettuali di tutti il mondo, emigrati per motivi di persecuzione o per perseguire i loro interessi culturali. Nonostante i numerosi volumi andati perduti durante l’esodo warburghiano, l’abbandono della Germania culminò con la fondazione di un istituto di ricerca attivo ancora oggi. La biblioteca del Warburg Institute ammonta attualmente a 350.000 volumi (in continuo aumento). Aby ne sarebbe sicuramente contento!

Storia avvincente quella di Aby, ma in che modo il suo destino si intreccia con quello dell’Alto Adige? Lo scopriremo nel prossimo articolo. //

Immagine: Allegra Baggio Corradi/franzmagazine

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