Culture + Arts

July 4, 2018

Ciliegie: parole d’autore con Jörg Zemmler

Mauro Sperandio
Parole, immagini, sensazioni si susseguono le une dopo le altre. Artista chiama artista, come ciliegia segue a ciliegia.

Jörg Zemmler è poeta scrittore e musicista, “scienziato politico” non praticante, ma militante. Il suo lavoro si muove tra forme espressive differenti e, nella sua più recente produzione, vede la raccolta di poesie “papierflieger luft” e il cd “airplay”. Non risultano suoi lavori in italiano e nemmeno traduzioni. Per rimediare a questa mancanza, e fargliela anche un po’ pagare, lo invitiamo a rispondere a domande che non riguardano lui, ma un personaggio letterario inventato per l’occasione.

La prima domanda te la pone Manuela Kerer, che mi ha suggerito di intervistarti:

Ehi, caro Jörg! Ascolta questi due brani: il primo di Perotin e il secondo di Helmut Lachenmann. Cosa ti dicono? Cosa ti ispirano? Pfiati und bis bold!

 Il testo del brano di Perotin non mi dice niente. Non so che lingua sia, forse latino, ma non importa, spesso è anche meglio per me. La prima cosa che mi viene in mente è “musica sacra”, ma il secondo pensiero è più forte e dice “calma”.  Mi viene poi l’ispirazione ad andare, prossimamente, a un concerto di musica simile. Magari con te, Manuela, se ti va e hai tempo.

La musica di Helmut Lachenmann mi fa male, nel bene e nel male. Sai, David Lynch nel film “Lost highway”… È una musica che viene dalla libertà d’espressione e se ti esprimi lealmente, e dici tutto, non viene fuori un pop song. Potrei dire che quel che ne esce è una poesia e non un romanzo rosa. Più che ispirarmi, questa musica mi conforta nel suo disconfortare. Una parola che non esiste. Ecco.

joerg zemmler press 03

Sui tuoi documenti si legge “Jörg Zemmer”, ma sei noto con il nome d’arte di Jörg Zemmler. Per un errore su un manifesto, al tuo cognome si è aggiunta una “l”. Mi piacerebbe che questa intervista non riguardasse il “tu” reale, ma uno immaginifico, a cui puoi dare qualsiasi identità e caratteristica. Sei d’accordo?

Va bene.

Sei uomo o donna?

Non ha importanza. Almeno per questa intervista.

Come ti chiami e da dove vieni?

Vengo dalla Val di Non e mi chiamano “Il Deserto”. Una volta avevo un altro nome. Era molto brutto.

joerg zemmler

Di cosa ti occupi?

Come tutti, mi occupo in prima linea di me stesso. Devo premurarmi di mangiare, bere, dormire e provare a vivere. Per vivere meglio mi occupo anche di bellezza. La coltivo nel mio bosco con installazioni, oggetti, azioni.

Ti piace quello che fai?

A volte. O spesso. Non so. Non faccio conti. A volte sto nel bosco e sono di malumore senza ragione. Nei momenti di lucidità riesco a trovare in me la soluzione, che spesso è mettermi sull’amaca e leggere un libro di Gerhard Roth.

Ti piacerebbe fare altro?

Vorrei fare molte altre cose. Tantissime. Vorrei provare a fare tutto quello che è possibile. Vorrei andare sulla Luna, giocare bene a tennis e nuotare sott’acqua come un pesce senza respirare, per esempio. Ma devo pensare in piccolo. Un mese fa, per fare dell’altro, ho finito di fare il brevetto di artificiere. Tra non molto ci saranno esplosioni in Val di Non. Mi piace molto il fatto che con la dinamite si può accelerare il tempo.

Come passi il tuo tempo libero?

Non penso secondo queste categorie. C’è il tempo passato bene e quello passato male. Anche giocando a tennis ci metto impegno.

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Hai un compagno/a?

La quiete. Che non si può sentire, ma che esiste oltre il rumore.

Quali caratteristiche ti piacciono di lei?

Che c’è sempre.

Viviamo in un periodo storico piuttosto travagliato. Cosa ti piace e cosa ti spiace del nostro tempo?

Non saprei da dove cominciare. Ci sono così tante cose che vanno storte, stortissime. C’è gente che ci lascia la vita per questo. Siamo così stupidi, associali e cattivi. Credo che l’umanità non sia sempre stata così, ma da un po’ di millenni stiamo peggiorando. Forse che invece abbiamo cominciato a migliorare? Ho visto in internet gente che riciclava plastica per asfaltarvi le strade, sarebbe meglio se si potesse evitare proprio la plastica. Mah! Quando ero bambino mi dicevano che il male era il socialismo. Ho scoperto che nessuno dei due sistemi sono buoni, è solo che uno ha vinto e adesso fa quel che vuole. È come nel medioevo, quando per i vincitori di una battaglia, per tre giorni, non esisteva legge. Quando finiranno questi tre giorni?

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Come vedi il tuo futuro?

Se penso al mio futuro sono abbastanza tranquillo. Dopo tanta ricerca ho trovato un modus vivendi che mi piace e che credo non cambierò più. Verrà il giorno in cui diranno che “Il Deserto” è sparito. O intendevi forse il futuro del mondo? Anche in questo caso direi tranquillo. Mi è difficile credere in un futuro migliore, ma mi costringo a farlo. Odio essere pessimista.

Cosa ti manca del passato?

L’incoscienza assoluta e la convinzione estrema di non morire mai che avevo nell’adolescenza.

Se potessi chiedere qualcosa ad un artista, cosa gli/le chiederesti?

Gli chiederei come si chiama. ; – )

A quale artista chiederesti questa cosa?

Chiedi a Christoph Pichler, se ti va, il suo passo preferito di “Roger Federer come esperienza religiosa” di Foster Wallace e perchè.

Foto: © Jörg Zemmler

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