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September 22, 2017

Alla scoperta del Franz Josef Lenhart giapponese

Mauro Sp
Dal 23 settembre al 28 ottobre 2017, il Centro per la Cultura di Merano ospita "Lenhart Monogatari - Un pittore in Giappone", raccolta di grafiche prodotte dall'artista Franz Josef Lenhart durante il suo soggiorno giappponese.

Franz Josef Lenhart è noto ai più per i caratteristici manifesti pubblicitari a cui è legato il successo di quelle Dolomiti che, negli anni ’30, si apprestavano a diventare la popolare area vacanziera ancor oggi così apprezzata. Nella mostra “Lenhart Monogatari – Un pittore in Giappone” gli impavidi sciatori e le belle villeggianti lasciano spazio a scenari e soggetti assai differenti, ma non per questo meno seducenti. Il Giappone della seconda metà degli anni ’30 è il protagonista di un racconto per immagini che, nonostante la distanza fisica e temporale, rivive immutato negli occhi di chi osserva. Un po’ – scusate l’azzardo – come la Grecia nella Periegesi di Pausania e la succulenza della frittata che si vide offerta Jean-Jacques Rousseau persosi nella campagna francese prima della Rivoluzione…

Giorgia Lazzaretto – organizzatrice della mostra, curata nell’allestimento da Gianmatteo Bonaldo -  ci introduce a questo Lenhart inatteso.

Lenhart Monogatari_Foto Studio Granit_4

 Il materiale esposto avrebbe forse dovuto illustrare un mai realizzato libro sull’esperienza giapponese di Lenhart? Cosa raccontano di quel lontano paese i disegni esposti?

In realtà i disegni non sono pensati come illustrazioni di un libro. Alcuni sembrano piuttosto disegni preparatori per dipinti di maggiori dimensioni, visto che riportano anche le indicazioni del colore che Lenhart avrebbe avuto l’intenzione di applicarvi. Altri sono più probabilmente solo schizzi per fissare un’impressione, una suggestione particolare. Delle reali intenzioni dell’artista rispetto a questa sua produzione grafica a soggetto Giapponese sappiamo ben poco. Oltre ai disegni, il fondo in possesso di Mairania 857 comprende però anche una teca di appunti e alcuni fogli manoscritti e dattiloscritti. Questa teca, intitolata da Lenhart stesso “Japan Buch”, offre invece qualche certezza in più sulla sua intenzione di documentare il viaggio giapponese in un libro, in una sorta di manuale scritto a vantaggio di futuri artisti viaggiatori. Con la mostra Lenhart Monogatari abbiamo voluto coniugare il racconto per iscritto e quello per immagini, ed immaginare l’uno un complemento dell’altro. I disegni, ma anche gli appunti, raccontano di un Giappone ancora piuttosto incontaminato, fedele alla propria tradizione culturale. Lenhart è sicuramente un osservatore molto attento, i disegni sono ricchi di dettagli e scene quasi fotografiche delle realtà che l’artista va scoprendo.

Cosa vi hanno svelato gli appunti presi all’epoca dall’artista?

Gli appunti sono piuttosto disordinati ed incoerenti, oltre che di difficile decifrazione, visto che si tratta principalmente di fogli di carta velina scritti in corsivo a matita. Esistono alcune pagine di bozza, in cui Lenhart ha iniziato a delineare una narrazione. Ma per lo più si tratta di fogli pieni di note puntuali o di singoli termini che Lenhart avrebbe voluto sviluppare ed ampliare successivamente. Appare però chiara la sua intenzione di scrivere un libro di viaggio. In una nota Lenhart struttura il piacere che deriva dal viaggio in tre “gioie” fondamentali: la prima, quella preliminare, è data dallo studio sulla destinazione attraverso la lettura di libri di viaggio scritti da chi ha già visitato il Paese. La gioia principale è il viaggio in sé, mentre quella a posteriori è data dalla creazione di una propria letteratura di viaggio, che possa fungere da gioia preliminare a chi seguirà. Evidentemente Lenhart non è riuscito a godere appieno di questa terza gioia, ma quello che ci ha lasciato, le poche pagine di questo ipotetico libro che ha effettivamente sviluppato, denotano un approccio insieme profondo e leggero all’incontro con l’altra cultura, nonché curiosità ed ironia.

Lenhart Monogatari_Foto Studio Granit_2

Quali sono gli aspetti di una cultura così lontana che sembrano averlo maggiormente colpito?

Rispondendo con una battuta direi “le donne”, ma sarebbe ovviamente fuorviante. Non c’è dubbio che le figure femminili lo abbiano colpito: sono uno dei soggetti che ricorrono più spesso fra i suoi disegni. Ma credo di poter affermare che siano gli aspetti estetici ad aver lasciato maggiore traccia nelle osservazioni dell’artista. Quando osserva il paesaggio, o le numerose pagode, le persone o la foggia dei kimono, Lenhart pensa da artista: in alcune note esprime chiaramente l’intenzione di dipingere o ritrarre il soggetto che sta osservando.

Ci sono analogie con le opere grafiche che lo avrebbero reso così famoso?

Indubbiamente c’è uno stile peculiare che identifica chiaramente i disegni come opera di Lenhart. L’analogia forse più marcata è la capacità dell’artista di cogliere e rendere l’elemento vitale, preponderante sia nei disegni che ritraggono – ad esempio – la quotidianità delle strade di Kobe, sia nei manifesti con gli sciatori sulle Dolomiti. È come se l’artista cogliesse la realtà come con uno scatto fotografico, immortalando l’azione e l’emozione prima ancora che la compostezza pittoresca di un luogo.
Lenhart Monogatari_Foto Studio Granit_3

Cosa svelano della personalità e della sensibilità di Lenhart le scene ritratte?

Qui posso rispondere solo partendo da un’interpretazione soggettiva. Nel corso della preparazione della mostra ho potuto trascorrere molto tempo “insieme” a Lenhart, soprattutto nel corso della decifrazione e trascrizione dei suoi appunti. Quello che sicuramente si evince è la sua straordinaria curiosità, una curiosità priva di pregiudizi e molto precisa: si sofferma molto sui particolari di un gesto o sui significati di un atteggiamento. La cultura giapponese, ancora oggi, ma sicuramente molto di più allora, doveva apparire radicalmente diversa dalla cultura da cui Lenhart proveniva. Eppure in un certo senso vi erano forse maggiori comunanze, come una certa nobilità d’animo, forse più diffusa allora in Europa che non oggi. Lenhart sembra tuttavia non cadere mai preda dell’innamoramento. Del fascino, certamente, ma non dell’abbandono. In due anni di soggiorno in Giappone non sembra interessargli l’integrazione con il mondo che lo circonda. Rimane sempre un osservatore esterno che mantiene saldo il punto di vista di uomo mitteleuropeo del suo tempo.

Credi che il catalogo realizzato in occasione di questa mostra riesca ad esaudire il desiderio dell’artista di creare una singolare “guida” del Giappone?

Credo di no, oggettivamente. Ci manca troppo materiale per esaudire il desiderio di Lenhart, e ci mancano soprattutto i suoi occhi e il suo sentire. Il massimo che possiamo fare è rendere omaggio alle sue intenzioni. E anche alla sua sensibilità estetica. Per questo oltre che sul contenuto si è voluto porre l’accento anche sull’aspetto del catalogo. Lo studio Granit di Merano, che ne ha curato la grafica, ha reso, a mio parere, perfettamente quell’equilibrio di delicatezza e sensibilità, anche materiale, che sicuramente Lenhart (che era anche un grafico) avrebbe apprezzato.

Immagini: Franz Josef Lenhart 

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