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September 20, 2017

Ciliegie: parole d’autore con Peter KOMPRIPIOTR Holzknecht

Mauro Sp
Parole, immagini, sensazioni si susseguono le une dopo le altre. Artista chiama artista, come ciliegia segue a ciliegia.

L’innalzamento della temperatura corporea, la febbre, è da noi percepito come un fastidioso fenomeno che limita temporaneamente le nostre attività e in alcuni casi ci provoca stordimento.  Nel momento in cui la febbre ci tormenta, la stessa aiuta il nostro sistema immunitario a sconfiggere virus e batteri, che dall’esterno attentano alla nostra integrità.
Il lavoro di Peter KOMPRIPIOTR Holzknecht spesso non risulta “convenzionalmente gradevole”, ma, come la febbre, stimola le nostre difese nei confronti della realtà che ci circonda, invitando alla reazione e prima ancora all’interrogativo.

La prima domanda te la pone Sven Sachsalber, che mi ha suggerito di intervistarti:

Che cosa pensi tu di questo articolo e dei commenti di Sgarbi riguardo la copertura del bassorilievo di Mussolini a Bolzano?

Sinceramente di Sgarbi non ho una grande opinione e nemmeno lo prendo sul serio. Per me è una persona senza spina dorsale, che salta da una parte all’altra secondo la sua convenienza. La classica puttana, o meglio, puttano. Le sue uscite da clown a volte mi fanno sorridere, anche se il suo modo di fregarsene di tutto e di tutti non é autentico. Come critico d’arte e curatore… lasciamo perdere. Comunque a me disturba se la politica non tira fuori le palle nel decidere in merito ad una cosa troppo scomoda e usa l’arte per non esporsi troppo. L’arte non esiste per riparare mancanze politiche o per tappare buchi sociali. Secondo me tutta la piazza è un monumento commemorativo: da una parte gli uffici della finanza con il bassorilievo fascista sopra e dall’altra il tribunale. Mancano solo le tavolette con i nomi delle vittime del fascismo, della finanza e della legge che non è uguale per tutti. Per quanto riguarda il bassorilievo, lo lascerei in pasto alla pioggia acida di Bolzano e agli scagazzi dei piccioni, senza strumentalizzare gli artisti per tenerlo in vita, e qui Sgarbi forse ha ragione, portare in primo piano questo buio periodo della storia che purtroppo è ancora molto presente.

Peter KOMPRIPIOTR Holzknecht

Il tuo lavoro manuale dà voce ad oggetti elettrici ed elettronici, dando loro la possibilità di esprimersi. Cosa credi possano insegnarci le macchine?

Più che dar voce ad oggetti elettronici, nei miei lavori gli oggetti elettronici danno voce, o meglio, amplificano oggetti e situazioni che ci circondano. Le macchine nel caso migliore ci insegnano che la tecnologia non è infallibile; sono proprio questi errori e disturbi che danno spazio al caso ad interessarmi.

Quali strade potrebbe prendere la tua carriera se ti ritrovassi senza energia elettrica?

Il fatto non mi disturberebbe. Ci muoviamo comunque 24 ore su 24 in un campo d’eco. Il nostro paesaggio interno, con tutte le sue connotazioni emotive, entra in continua risonanza con il paesaggio esterno. L’assoluto silenzio non esiste mai. Non è come chiudere o bendarsi gli occhi. Anche se ci tappiamo le orecchie sentiamo il nostro sistema nervoso o il sangue che scorre nelle nostre vene. Lavorerei comunque con la percezione anche senza energia elettrica.

Peter KOMPRIPIOTR Holzknecht

Da esperto di rumore ti chiedo: Come leggi “l’audio della nostra realtà attuale”? Cosa trovi di “cacofonico”, interessante o bisognoso di essere ri-tarato?

Come accennato prima, acusticamente ci troviamo continuamente a confrontarci con quello che ci circonda: ci sono suoni in movimento, quelli localizzati e quelli che produciamo noi stessi. A volte, per esempio, un martello pneumatico può essere di disturbo, mentre in un altro momento può essere piacevole e meditativo. Dipende sempre dal nostro stato d’animo. È un discorso di posizionamento. Anche una leggera brezza, se ci piazziamo in una certa angolatura, può avere un impatto cacofonico sui timpani. Dipende cosa uno cerca o cosa il nostro sistema limbico mette a fuoco.

L’interazione con il pubblico e l’ambiente in cui ti esibisci insinuano nel tuoi lavoro elementi non ponderabili. Come vivi questa mancanza di controllo?

Le situazioni di non controllo me le gusto con ogni poro del mio corpo. L’improvvisazione e la sperimentazione mi catapulta in uno stato di “flow”, nel quale conta solo il momento. Sono attimi di pura ebbrezza e sono irripetibili.gennarinos-earbleeding Peter KOMPRIPIOTR Holzknecht

È legittimo che al pubblico interessi ciò che fai durante le tue esibizioni live, oppure è solo il suono a contare?

Nelle mie azioni e situazioni live non mi interessa cosa pensa o fa il pubblico e nemmeno nei lavori che rimangono nel tempo. Come già detto, é il momento del fare che conta. Naturalmente non mi dispiace se qualcuno esprime un complimento o è interessato ad un lavoro.

Immagino tu non abbia spartiti di forma convenzionale per le tue composizioni, ma forse degli appunti. Potresti mostrarci qualche immagine di queste annotazioni (e darci un link al relativo brano…)

Non so scrivere o leggere le note e neanche mi interessa più di tanto. Per lavori che richiedono di essere composti uso diverse tecniche, ma dipende pure da che tipo di dispositivo uso. Nelle composizione mi serve solo una rampa di partenza e di atterraggio, l’intramezzo é molto libero. Può essere una piccola nota scritta, un disegnino, un colore…. Tuttavia, mi capita spesso che, quand’è il momento della partenza, dimentico di guardare questi appunti ed essi perdono d’importanza. Questi appunti riguardano “Speak of the devil“, performance che ho realizzato a Sacramento, negli Stati Uniti.

KOMPRPIOTR

Quale artista legata all’Alto Adige mi suggerisci di intervistare?

Muriel Senoner.

Cosa le chiederesti?

La mia diagnosi da pessimista culturale è che il mondo dell’arte già da anni sta scivolando inesorabilmente nella direzione di “industria dello spettacolo”. Quando sento o leggo di una nuova fiera dell’arte, il fatto mi provoca quasi dolori fisici. Secondo me più arte c’è, meno arte c’è. Gli artisti del passato che cercavano qualcosa di nuovo o altro, e non si limitavano alla comodità della citazione, non esistono quasi più. Il tutto rimane molto in superficie e per l’approfondimento non rimane tempo. Dappertutto Déjà-vu, opere noiose, vecchie, che non toccano nessuno, non ti fanno diventare nervoso, non svegliano sentimenti di odio o rabbia… Sia chiaro che non é solo l’arte da sola ad essere noiosa, poco profonda od ottusa. Per questo ci vogliono sempre le due parti: L’opera e l’osservatore della stessa. L’arte, secondo te, é destinata in futuro a cambiare, tornando da questo fenomeno di massa che é diventata ad essere com’era una volta, cioè una cosa elitaria ed esclusiva?

Foto: © 1,3,5 Peter KOMPRIPIOTR Holzknecht, 2 Peter BKaars, 4 Dario

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