Music

July 6, 2017

Michael Lösch e la Sweet Alps Jazz Orchestra al Südtirol Jazz Festival Alto Adige

Mauro Sp
Sabato 8 luglio, alle ore 20:30, presso la Moessmer SPA di Brunico, il Südtirol Jazzfestival Alto Adige presenta la Sweet Alps Jazz Orchestra, del pianista e compositore Michael Lösch.

Un sano entusiasmo quasi fanciullesco: è questo il tratto del carattere di Michael Lösch che mi sorprende nel sentirlo raccontare la musica, tanto la sua, quanto quella degli altri. “Smontare” i lieder di Mahler per “vedere cosa c’è dentro” e costruire qualcosa di nuovo, scrivere musica e farla eseguire agli altri “per vedere” – parafrasando Jannacci – “di nascosto l’effetto che fa” sono immagini che inquadrano Lösch, senza mancare di rispetto all’assoluta dedizione e alla serietà del suo lavoro.

A pochi giorni dall’esecuzione di Heroes: quando i soldati marciano, incontriamo il pianista/compositore.

Come definiresti, in maniera non formale, la Sweet Alps Jazz Orchestra?

Si tratta di una formazione decisamente flessibile, che è nata come “finta” banda musicale di venti elementi – jazzisti e non – e che ha suonato, in principio, una “finta” musica tirolese in versione jazz. Nel tempo l’organico si è ridotto fino a giungere, per questo lavoro su Mahler, ad otto elementi. L’anno prossimo, tuttavia, torneremo ad una composizione mista, avendo in programma una collaborazione con la Burgerkapelle di Lana che verrà presentata a Lana meets Jazz 2018.
   
E i musicisti coinvolti nella formazione?

Matthias Schriefl è un pazzo alpinista e trombettista bavarese, anzi di quella particolare regione geografica che è l’Algovia. Andreas Marinello è un fine studioso del sassofono e della scrittura musicale, direttore della big band della Radio nazionale croata. Helga Plankensteiner, che è anche mia moglie, è una  bravissima baritonista, dal suono fantastico. Vince Abbracciante è un giovane fisarmonicista barese, un vero talento di questo strumento nel jazz, che in questo lavoro ha un ruolo di particolare importanza. Stefano Colpi è il principale bassista e contrabbassista del nostra regione, un virtuoso del suo strumento. Il veronese Nelide Bandello è uno dei più creativi batteristi del Triveneto, che apprezzo molto per la ricerca e l’utilizzo di suoni fuori dal comune. Enrico Merlin è un alchimista dei suoni elettronici, oltre ad essere chitarrista e studioso di Miles Davis; di lui apprezzo la disinvoltura nell’unire musica e suoni elettronici.

Michael Lösch Sweet Alps Jazz Orchestra

Come presenteresti te stesso?

Io sono quello che ha cercato di trasformare Mahler in qualcosa di diverso. Sono come un bambino che ha scoperto un universo nuovo in queste quattro canzoni, che in pochi minuti concentrano tantissima musica.
 
Come nasce l’idea di cimentarsi in un lavoro compositivo di questo genere?

Si tratta di una produzione dell’Alto Adige Festival di Dobbiaco. Hubert Stuppner, direttore artistico della manifestazione, per l’occasione dei cento anni dallo scoppio della Grande Guerra, mi ha dato l’incarico di creare delle parafrasi musicali dei lieder che Mahler scrisse ispirandosi alle tristi esperienze umane dei soldati in guerra. Partendo da queste quattro canzoni, caratterizzate da un approccio quasi beffardo all’argomento e ricchissime di spunti musicali, abbiamo ricavato dei temi che servono da spunto per le nostre improvvisazioni. Il lavoro nel suo complesso si compone, dunque, di scrittura e creazione estemporanea.

Nella tua attività di pianista e compositore, tanto per lavori di “riscrittura”, quanto per l’esecuzione di standard jazzistici, ti capita spesso di avere a che fare con musica non scritta da te. Che rapporto hai con il lavoro degli altri?

Ho grande rispetto per il lavoro degli altri, perchè so quanta fatica richiede la scrittura musicale; allo stesso tempo non ho paura di stravolgerlo, perchè, come nel caso di Mahler, i brani con cui mi trovo ad aver a che fare hanno una forza tale da non temere le “intemperie esecutive” di chi si trova ad eseguirli. Confesso che mi fa piacere usare il lavoro degli altri come punto di partenza per la mia musica: scrivere è un’attività davvero faticosa (ride n.d.r.).

I lieder di Mahler, pur precedenti alla Grande Guerra, trovano una perfetta collocazione nel raccontare lo spirito di quel periodo. Credi che nella tua musica, in generale, si possa cogliere l’influenza dei fatti storici e dei mutamenti sociali della nostra epoca?

Non saprei, non mi sento particolarmente influenzato dai fatti del mio tempo. Questo deriva, probabilmente, dall’aspirazione diffusa tra i compositori di creare musica che non perda con il tempo il proprio valore, anche quando gli eventi che l’hanno ispirata saranno stati dimenticati o non più così vivi.

Che effetto ti fa sentire eseguita da altri la tua musica? Come vivi, viste anche le caratteristiche dell’esecuzione jazzistica, l’impossibilità di “controllare” la vita delle tue creazioni?

Sono sempre contento se qualcun altro suona quello che scrivo. Si tratta di un godimento così particolare che non è paragonabile a quello procurato dall’esecuzione della propria musica. Potrei anche rinunciare al mio ruolo di pianista, anche se è un’attività che faccio sempre con piacere.

Agli altri musicisti intervistati in occasione del Suedtirol Jazzfestival Alto Adige ho chiesto qualche suggerimento per contrastare la prepotenza dei tormentoni estivi che le radio ci propinano quotidianamente. Cosa mi consigli tu che, tra le varie attività, sei anche conduttore radiofonico?

È vero. Tutti i lunedì teniamo una trasmissione sul jazz su radio Rai Suedtirol ed una delle puntate è stata dedicata proprio alle canzoni d’estate nel jazz. Tra queste mi viene in mente “Estate” di Bruno Martino, nella versione di Shirley Horn e “Summertime” di Gershwin nell’interpretazione di Miles Davis e Gill Evans: un capolavoro assoluto della musica non solo jazz. Ed ancora, “The summer knows” di Michel Legrand, nella versione di Bill Evans.

 Foto ©:1Franco Silvestri; 2Max Verdoes

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