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June 20, 2017

La contemporaneità del legno in scultura: Legno, Lën, Holz alla Galleria Civica di Trento

Francesca Fattinger

Alla Galleria Civica di Trento fino al 17 settembre siamo invitati a chiudere per un istante gli occhi, a godere del profumo del legno e delle resine, e a riaprirli ritrovandoci in un ambiente fatto di uomini lignei sospesi tra la fantasia e la realtà. È un viaggio tra l’inganno visivo e la fascinazione, ma anche un percorso di riflessi tra il visitatore e le sculture, grazie alle superfici specchianti che, installate come una naturale punteggiatura della mostra, accompagnano e orientano il nostro sguardo. Un insieme di trentasei opere di artisti, per lo più ladini, ci accolgono nello spazio di questa mostra, dedicata alla ricerca di assonanze e dissonanze sotto il comune denominatore del materiale ligneo e della figurazione umana a grandezza naturale.

La mostra, curata da Gabriele Lorenzoni, si apre con una scultura di Fabiano de Martin Topranin, il più giovane in mostra, con un’iconografia totalmente contemporanea: un ragazzo che con le mani in tasca si appoggia al muro come se fosse in attesa – uno sguardo alla contemporaneità scolpito nel legno di cedro. Ci si perde poi tra le sculture, che compongono quasi uno spartito musicale della vista e dell’olfatto, con simmetrie e alternanze, fino a scendere al piano interrato, dove due opere stupiscono l’occhio e la mente. La prima è l’opera di Peter Demetz, un inganno ottico fatto di luce e percezione. Si tratta di un elogio al momento dell’apparizione della coscienza, in cui due personaggi scolpiti di spalle si stagliano in quadro di luce e in una profondità illusoria. La seconda è “La cecità voluta” di Willy Verginer, in cui il tema dei bagnanti, tra ricordo storico-artistico e attualità drammatica, si associa a un tentativo di risvegliare in noi un senso ecologico. Il tutto con una tecnica pop che associa il legno a un colore acceso, come è tipico nei suoi lavori, e rende estremamente contemporaneo il suo lavoro. Il percorso in mostra si conclude con il padre di questo filone della scultura lignea Adolf Vallazza, legame tra passato e modernità, inscindibili in questa tecnica artistica.

5 Legno Lën Holz Veduta allestimento. Foto Mart, Carlo BaroniQuesta mostra ci offre quindi un’occasione per ricordare il recupero della figura umana nella lavorazione del legno, avvenuto in particolare negli ultimi quindici anni, e per dare visibilità a un linguaggio che, pur antichissimo, sta attirando l’interesse dei collezionisti internazionali di arte contemporanea, con un notevole riscontro di critica e di mercato. Il respiro internazionale si respira in tutta la mostra, si ritrova nel titolo stesso “Legno, Lën, Holz” e sarà accentuato nel catalogo trilingue, italiano, tedesco e ladino, che uscirà a breve.

Il mio personale viaggio di scoperta di questa affascinante realtà è andato oltre l’occasione della mostra spostandosi nei luoghi in cui il legno viene scolpito, trasformato e animato. Tre sono gli atelier che ho avuto la possibilità di visitare e tre a loro volta sono i mondi, vicini e lontani al contempo, con le loro differenti storie da raccontare o sussurrare, a seconda dei casi. Si parte dal luogo che accomuna questi artisti: la Val Gardena. Un elemento che lega in generale tutti gli artisti presenti in mostra è almeno un periodo di formazione svolto tra queste montagne, luogo di ispirazione e di pratica.

Peter Senoner (4)Il primo atelier che ho visitato è stato quello di Peter Senoner, dove i suoi cyborg di legno hanno subito accolto il mio occhio. Lo spazio è estremamente silenzioso perché non gli serve la musica mentre scolpisce, la concentrazione è tutta sulle mani e sui materiali. Sono sculture prevalentemente di grande dimensione quelle a cui sta lavorando e quello che più affascina del suo modo di scolpire è che ogni sua scultura rappresenta un invito a entrare nel suo mondo fantastico, nel mondo che ha creato nella sua mente e a cui ha poi dato vita con le sue mani. Il materiale ligneo e le tematiche cyborg sembrano apparentemente scontrarsi, ma è proprio questo cortocircuito di significato che l’artista vuole suscitare in noi: dar vita, con il materiale che forse più ci fa pensare alla tradizione e al passato, a personaggi al limite tra la nostra quotidianità ipertecnologica e un mondo surreale, in realtà non così lontano dalla nostra contemporaneità. Proprio accanto all’atelier si trova la sua casa e al piano terra c’è di nuovo uno spazio di lavoro, questa volta dedicato a tavole di legno su cui Peter disegna i suoi soliti personaggi in movimento e in continua trasformazione. Queste tavole sono lavorate come se fossero vere e proprie sculture, con una loro matericità tridimensionale: raschiate, graffiate, forate. L’artista stesso si muove dall’atelier a questo altro spazio – sono l’ispirazione e la fantasia a guidarlo.

Cambio a questo punto spazio e artista ed entro in un altro mondo, quello di Aron Demetz. L’atelier stesso aumenta le sue dimensioni e lo spazio ospita enormi tronchi che fanno da scenario e piedistallo a sculture di uomini e donne trasformate – sottoposte a una metamorfosi materiale e naturale. Ci sono figure bruciate, che nell’incendio hanno dato voce alla loro fragilità, o cosparse di resina, che l’artista raccoglie e utilizza come elemento plastico per dare ad esse una seconda vita. La sua forza come artista si trova senza dubbio nella sua continua e incessante sperimentazione: da un angolo in cui sono esposti lavori che non sono altro che la materializzazione del processo di realizzazione delle sue opere si passa a figure umane in cui l’errore ha portato a un’innovazione tecnica, perché dalla pelle liscia e levigata affiorano alcune zone che sembrano ricoperte di un fitto pelo, ma che sono semplicemente il risultato di una particolare lavorazione del legno, simbolo dell’emergere della natura umana selvaggia e incontrollabile.

Aron DemetzWalter Moroder (2)L’ultima tappa mi consente un ulteriore cambio di registro. Si passa al piccolo atelier di Walter Moroder, quello che forse la maggior parte di noi ha in mente. Già l’orecchio si accorge della differenza, perché l’atmosfera è animata da una bassa ma intensa composizione di musica classica. In ogni angolo si trovano gli strumenti dell’artista e le sculture finite o in via di lavorazione. Sono figure sensuali e delicate, mai ritratti di persone davvero esistenti, ma figure lignee che vogliono essere raffinati tentativi di comprendere la natura umana, le sue caratteristiche morfologiche e intime. Sono prevalentemente donne, per l’artista punto di riferimento e di stabilità che predilige modellare e scolpire, prima con la creta in piccoli modellini e poi in legno, con un ultimo tocco di colore a completare la sua opera.

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