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March 8, 2017

Al Cristallo di Bolzano “Dopodichè stasera mi butto”

Mauro Sp
Il 9 marzo, al Teatro Cristallo va in scena "Dopodichè stasera mi butto", ce ne parla il regista Riccardo Pippa, regista.

Il Collettivo Generazione Disagio porta al Cristallo il suo  “Dopodichè stasera mi butto”, uno cinico gioco dell’oca che coinvolge attori-pedina e pubblico-giocatore, facendosi strumento per affrontare il tema del disagio generazionale. Di questo spettacolo, pluripremiato e accolto dal pubblico sempre con grande entusiasmo , chiedo a Riccardo Pippa, coautore assieme a Enrico Pittaluga, Alessandro Bruni Ocana, Graziano Sirressi e Luca Mammoli e regista di “Dopodichè stasera mi butto”.

Il vostro collettivo si chiama “Generazione disagio”. Quali sono i criteri di appartenenza a questa generazione?

Forse l’età e una sensazione di disagio diffuso, ma non realmente condiviso. In molti si riconoscono nella “Generazione Disagio”. Disagio è una parola molto usata, per lo più in contesti goliardici, molti comprano la nostra maglietta senza aver visto lo spettacolo, oppure leggono il flyer e dicono “Generazione Disagio? Ma siamo noi!” Il pubblico dai venti ai quarant’anni ci sembra un interlocutore privilegiato perché condivide maggiormente il nostro immaginario, ma di uno spettacolo pensiamo si possa anche apprezzare la distanza, il punto di vista diverso, estraneo, perciò sappiamo di rivolgerci anche alle generazioni più vecchie, quelle dei padri insomma.

“DOPODICHE’ STASERA MI BUTTO” è il titolo dello spettacolo che portate al Cristallo di Bolzano. Perchè buttarsi?

Lo spettacolo parla dei nostri piccoli suicidi quotidiani e celebra il suicidio come ultimo atto di una vita di distrazione, disaffezione e disinteresse. Si ride amaramente di come siamo bravi a scavarci la fossa giorno dopo giorno. “Stasera mi butto” è anche il degno titolo per una serata in cui il pubblico è continuamente coinvolto in qualcosa – ci auguriamo – di vitale, energico, potente.

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Non c’è il rischio che l’accettazione del disagio sia una nuova forma di malinconia, ovvero un atteggiamento un po’ fatalista e un po’ iellato che puzza di resa?

È esattamente questo. E noi su questo cerchiamo di essere impietosi, non indulgenti, e mostriamo, sempre con ironia e sarcasmo, le inevitabili conseguenze di questa disposizione d’animo. Promuoviamo questo tipo di atteggiamento, ma per dire l’esatto contrario. E il gioco è chiaro fin da subito, da quando chiediamo gentilmente “di tenere accesi i telefoni cellulari”. È anche l’unica via per uno spettacolo comico, il paradosso, sarebbe altrimenti un predicozzo insopportabile.

Le numerose realtà virtuali che frequentiamo, ad esempio con i social media, hanno confuso vita reale e finzione, anche ludica. Che ruolo ha il gioco nel vostro spettacolo?

Tutto lo spettacolo è un gioco: tre giocatori, guidati da un maestro, si sfidano ad un gioco dell’oca al contrario dove vince chi, attraverso varie prove di distrazione, disaffezione e disinteresse porta per primo la propria pedina all’ambita casella finale, la casella suicidio.
Dentro lo spettacolo prendiamo certamente di mira questa confusione tra reale e virtuale, consapevoli però di farlo attraverso il teatro, che per definizione è presenza e partecipazione.

 Distrazione, disinteresse, disaffezione: che ruolo rivestono questi concetti nel vostro spettacolo? Esiste un’altra trinità che sia antagonista alle tre “D”?

L’esatto contrario, forse riassumibile con “avere cura”, che ha in sé un senso di partecipazione emotiva, empatia, rispetto e riguardo verso il mondo.

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C’è possibilità di salvezza dal disagio e dal buttarsi?

C’è disagio e disagio e c’è buttarsi e buttarsi: c’è il disagio prodotto dall’inerzia iperattiva, dalla condivisione in solitaria e dalla nostra pubblica intimità, e poi c’è il disagio come anima di qualsiasi movimento, cambiamento o crescita. E ci si butta anche come atto di resa oppure per rabbia, volontà, coraggio.

Il vostro collettivo terrà un workshop di scrittura comica e attorialità al Centro Vintola 18. Rivolgete un invito al nostro pubblico…
Innanzitutto venite a vedere Dopodiché stasera mi butto al Cristallo il 9 marzo e se vi piace, se volete divertirvi, se volete sapere come nascono i nostri spettacoli e lavorare su alcuni dei principi base del nostro fare teatrale, iscrivetevi!

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