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February 28, 2017

Docu.emme: 9 spunti di riflessione in forma di film

Mauro Sp
Dal 1 marzo, per nove mercoledì, il Centro per la Cultura di Merano ospita Docu.emme: nove film per riflettere e conoscere meglio il mondo dentro di noi e quello che ci circonda.

Amore, libertà, memoria, desiderio, dignità, peccato e redenzione: sono questi i protagonisti delle nove proieizioni che compongono il cartellone dell’edizione 2017 di Docu.emme. A rendere questi concetti concreti spunti di riflessione, la sensibilità dei registi e la capacità espressiva degli interpreti.

A Emanuele Vernillo, curatore della manifestazione assieme a Daniel Mazza, il compito di raccontarci il nuovo Docu.emme:

L’immagine scelta per la locandina di Docu.emme vede una ragazza che, il dito indice sulla bocca, invita al silenzio. Cosa proponete al pubblico di ascoltare? Su cosa è meglio tacere?

La ragazza della locandina è Sonita Alizadeh, protagonista dell’omonimo film che proietteremo l’8 marzo al Centro per la Cultura di Merano. Sonita è una ragazza afgana, rifugiata a Teheran ma senza documenti. Ha un sogno: diventare una cantante rap. Scrive testi sulla condizione della donna in Afghanistan, li canta clandestinamente con le altre ragazze della scuola che frequenta e dove lavora di sera facendo pulizie. In un paese dove è in pratica quasi vietato alle donne cantare, Sonita prova comunque a registrare qualche brano. Ma la famiglia vorrebbe “venderla” ad un uomo in Afghanistan per permettere il matrimonio del fratello, cosa che significherebbe la fine del sogno per Sonita.
L’immagine che la vede portare il dito alla bocca proviene da un videoclip: è un invito a non chiudersi nel silenzio e a tacere sulle ingiustizie.
La sua è una storia straordinaria, così come il film. La prima volta che l’ho visto, non riuscivo a credere a ciò che mi veniva raccontato. E, considerando che è un documentario, ovvero un film che fa della “verità” (termine che io preferisco a “realtà”) il suo principio guida, e volendo rispondere alla tua domanda, è forse questo ciò che vorremmo che il pubblico ascoltasse: storie vere che ci sorprendono, che ci emozionano, che ci lasciano a bocca aperta. In questo la “realtà” ti sorprende sempre più della fiction.
Su cosa è meglio tacere? Bisogna tacere sul superfluo.

06_Europe she Loves

Nove film che indagano su temi e valori indissolubilmente legati alla vita, forse eterni. Nove aggettivi per definirli:

Liberami: struggente  
Sonita: tenace
Spira mirabilis: immortale
Die Geträumten: passionale
Hidden photos: necessario
Europe, she loves: eccitante
Dustur: solidale
Die Last der Träume: ribelle
The challenge: provocante

La provenienza dei film della rassegna è varia. È possibile identificare “sensibilità geografiche” caratteristiche?

Rispetto alla rassegna direi di no. Nel cinema è possibile comunque identificare cinematografie nazionali, ma i film di Docu.emme sono scelti in base a ciò che riteniamo vada visto, e non in base a provenienze geografiche. Proiettiamo in lingua italiana e in lingua tedesca, se i film non dispongono di queste versioni ci è impossibile programmarli. Ciò fa si che a volte c’è una maggioranza di film provenienti dall’Italia o dai paesi di madrelingua tedesca.

Le pay tv e internet hanno rubato pubblico ai cinema, rendo la visione dei film una solitaria prassi domestica. Cosa può ancora significare la proiezione pubblica?

Le proiezioni pubbliche hanno ancora il significato che avevano in passato, ovvero quello di poter fruire di uno spettacolo in comunità. Oggi sono in grande sofferenza, ma credo che siano lontane dallo scomparire: l’isolamento individuale, anche durante la fruizione di spettacoli, porta inevitabilmente alla morte e l’essere umano ha ancora bisogno di ritrovarsi insieme e di emozionarsi di fronte alla bellezza. Se le tv e tutti i mezzi di comunicazione (e questo è il grande problema!) fossero un po’ meno schiavi del mercato e assolvessero anche a delle funzioni civili di coesione di comunità, allora le sale tornerebbero di nuovo a riempirsi (e gli uomini riprenderebbero forse anche a vivere in maniera più pacifica tra loro…).

docu.emme

Anche se lontana dall’essere il paradiso in terra, la realtà dell’Alto Adige è ancora particolarmente più felice di molte altre. Quali aspetti della nostra provincia ritieni poco o non documentate, ma meritevoli di approfondimento cinematografico?

Mia figlia frequenta un asilo di madrelingua tedesca, a Bolzano, all’interno di uno stabile dove c’è un altro asilo di madrelingua italiana, numericamente maggiore rispetto a quello tedesco. I due asili condividono alcuni spazi, tra cui il parco giochi nel cortile esterno. Quando si trovano insieme fuori, si fa in modo che i bambini della sezione tedesca non vengano a contatto con quelli della sezione italiana, perché le maestre hanno ricevuto dall’alto indicazioni in tal senso.
Ecco, credo che qui ci siano tanti elementi utili ad una forte narrazione cinematografica (senza distinzioni tra fiction e documentario).
Per quanti passi in avanti si siano fatti negli ultimi decenni sulla convivenza tra le due comunità in questa terra, ci sono ancora diversi aspetti del tema che meritano di essere approfonditi: non fa bene nascondere la polvere sotto il tappeto. Forse il cinema, e i film-maker attenti, farebbero bene a raccontarli.

Foto: (1) Sonita, (2) Europe she Loves, (3) Die Geträumten

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