People + Views > Portraits

September 6, 2016

ALTOX3: Ivo Muser

Mauro Sperandio
Tre illustri personaggi legati al Trentino-Alto Adige, raccontano il loro punto di vista sul concetto di "alto". Dopo il soprano Gemma Bertagnolli e il base jumper Uli Emanuele, monsignor Ivo Muser, Vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone ci parla del suo "alto", con parole di vicinanza.

Nell’esprimere ogni singolo pensiero, Monsignor Ivo Muser pone grande attenzione alle parole impiegate, usandone una grande varietà, arricchendo il discorso, tanto da dipingere in maniera più completa l’idea.
Questo scrupolo non toglie però spontaneità al suo pensiero, ma permette al messaggio di essere recepito da più persone come espressamente dedicato, non proveniente da un’autorità remota, ma da un pastore vicinissimo.

L’ordinazione sacerdotale “permette di esercitare una sacra potestà a nome e con l’autorità di Cristo a servizio del Popolo di Dio”. Crede che una così alta investitura possa indurre alla superbia o alla presunzione?

Certamente, è possibile. Tutto nella nostra vita può indurre alla superbia o alla presunzione: le nostre capacità, il nostro sapere, la bellezza fisica, le esperienze già fatte, i valori materiali, e certamente anche il ruolo del sacerdote o del vescovo. A mio parere, la chiave di ogni talento, di ogni autorità, come anche di ogni karisma, deve essere l’atteggiamento del servizio. Questo vale soprattutto per noi religiosi. Un sacerdote che non esercita la sua autorità spirituale come servizio non serve a niente, anzi, contraddice la sua vocazione e il significato della sua ordinazione. Proprio per evitare questo rischio, anche noi sacerdoti siamo chiamati alla continua conversione e al servizio.

Come vive il contatto con i fedeli e il territorio che un ruolo come il suo le impone? Il suo “stare in alto” non le pesa?

Personalmente mi aiuta tanto la consapevolezza di non essere vescovo per me, ma per gli altri. Questo mi  aiuta a non chiudermi, a non isolarmi, a non ritirarmi e a non occuparmi troppo di me stesso. Penso spesso al famoso adagio di Sant’Agostino, che dice “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”. Voglio vivere per il compito che mi è stato affidato, lo faccio con gioia, serenità e speranza. Con sincerità posso dire che amo la mia gente e la mia terra, voglio stare tra la mia gente e ci sto volentieri. Vorrei condividere con tanti le domande della vita e le risposte che ci derivano da Cristo e il suo Vangelo. Proprio per questo non parlerei di un peso, ma di un compito al quale sono chiamato, che vivo con serenità, fede, speranza e gioia.

Dall’alto del suo ruolo, di fronte alle incertezze e ai timori che i fatti tragici dei nostri tempi suscitano, cosa si sente di dire a chi guarda al futuro senza speranza?

Non ho delle ricette, non so tutto, non ho per tutto una spiegazione. Questo per me significa tenere in grande considerazione le domande concrete degli uomini e delle donne del nostro tempo. Il contesto e la storia personale della persona che ho davanti sono fattori di grande importanza e talvolta, quando si tratta di incertezze, di dolori, di domande esigenti, non bastano le parole. In quelle occasioni può servire anche il silenzio, un abbraccio oppure un incoraggiamento, come quello che aiuta spesso anche me e che prendo dalla Bibbia:  “Non temere” o “Non temete”. Questa esortazione, che compare nel testo sacro ben trecentosessantacinque volte, è il filo conduttore di tutto il messaggio biblico e si mostra come il dono più grande, quello di potersi fidare in tutto e nonostante tutto. È questa certamente la risposta della fede. Chi si fida può prendere in mano la propria vita, senza lasciarsi andare, o, ancora peggio, senza farsi travolgere dai fatti, dagli eventi o dalle persone. La chiave per poter vivere in pienezza la nostra vita è la fiducia in tutto e nonostante tutto.

La sua missione di vescovo la porterà sicuramente a numerosi impegni, anche di tipo manageriale. Riesce a trovare il tempo che desidera, per coltivare la sua personale dimensione contemplativa e spirituale?

Guai se non avessi questo tempo per la meditazione, per la preghiera, per il silenzio, per la riflessione. A Martin Lutero viene attribuito il detto “Oggi devo fare molto, perciò devo pregare di più”, apprezzo moltissimo e faccio mie queste parole, che sembrano una contraddizione, ma non lo sono. Se non investo nel mio rapporto personale con Dio, se non medito personalmente la Sacra Scrittura, se non prego, se non sono capace di sopportare il silenzio, il mio servizio perde l’anima. Se non investo niente nella mia dimensione spirituale personale divento vuoto e non ho più niente da offrire, da dire, da proporre. Il momento che preferisco per la preghiera è il mattino, quando non sono ancora iniziate le udienze e gli incontri, e nell’ufficio è ancora tutto calmo. Il tempo che dedico alla preghiera, soprattutto quello della mattina presto, mi è di grandissimo aiuto.

Le è mai capitato, rivolgendo lo sguardo al Cielo, di non riuscire a vedere altro che nuvole? La sua fede, di certo salda, ha mai avuto momenti di incertezza?

I dubbi, le domande, le incertezze, i non capire, come anche l’esperienza del deserto e del vuoto, fanno parte del nostro cammino di fede. Non siamo ancora arrivati, percorriamo una strada, viviamo un attesa e talvolta brancoliamo anche nel buio. Personalmente credo l’avversario più grande della fede non sia però l’incertezza e il dubbio – o per dirla con la sua immagine, le nuvole – ma la superbia, l’atteggiamento di chi gira soltanto intorno a sè. Credere significa ammettere che siamo ancora in cammino, che non siamo ancora arrivati. Credere significa non chiudersi in se stessi, ma mettersi davanti al Signore con tutte le sfaccettature della propria vita, che devono essere espressione della nostra fede. Spesso, anche personalmente, prego con le parole che troviamo in un racconto del Vangelo di San Marco, in cui il padre di un giovane epilettico dice: “Credo Signore, aiutami nella mia incredulità”. Questa sincerità è necessaria per poter credere veramente e fidarsi del Signore. I dubbi, le domande e le incertezze e la nostra incapacità di capire e di vedere un soluzione credo facciano parte della nostra esistenza umana.

Parliamo di leggerezza: cosa la intrattiene e diverte?

Mi fa bene la musica, l’arte, un bel libro, lo stare insieme ad amici, fare una gita. Apprezzo molto una bella cena in compagnia e allo stesso tempo traggo gioia anche dal silenzio e dalla solitudine. Chiudo la giornata nella mia cappella privata senza tante parole, semplicemente davanti al Signore, questo mi fa molto bene ed è per me anche motivo di leggerezza. Amo guardare le cose belle della nostra vita e gustarle dal di dentro.

Foto: © Ufficio Stampa Diocesi Bolzano-Bressanone

Print

Like + Share

Comments

Current day month ye@r *

Discussion+

There are no comments for this article.