Rosengarten

September 2, 2016

RSNGRTN161709: ISOLAMENTO TATTICO, SACRIFICIO E UKULELE

Claudia Gelati

Manca sempre meno alla spedizione spaziale, targata Asa, verso il misterioso pianeta rosa, che negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé, regalano speranze ed emozioni uniche nel campo della scoperta e del progresso scientifico. Ancora una volta parliamo di Rosengarten Planet.

Ormai è davvero vicino il lancio dello shuttle che condurrà solo alcuni astronauti, scelti e selezionati con cura, e che si sono allenati per mesi e mesi.
Non si è trattato solo di un allenamento fisico, ma anche di un allenamento mentale. I nostri prodi astronauti, infatti hanno dovuto vivere anche in condizioni di isolamento totale per potersi preparare a questa grande ed impegnativa avventura.

Questo ristretto pugno di valorosi uomini hanno infatti trascorso diverse settimane in isolamento totale, presso il campo base Asa, sperduto in una località volutamente ignota delle nostre belle Dolomiti. Qui hanno forgiato il loro carattere, costruendo un muro tra razionalità e sentimenti. Ora gli astronauti sono pronti a tornare ai loro paesini d’origine; ma prima abbiamo rivolto alcune domande ad uno di loro, per entrare, ancora una volta al centro della notizia.

F.J., astronauta Asa, dopo aver trascorso due settimane preso la base, afferma che questa missione è definitivamente possibile e, anzi, aprirà la strada a nuove sperimentazioni creativo-scientifiche. Queste poche parole ci giungono via mail, unico mezzo utilizzabile dai nostri uomini, per comunicare con il mondo “terrestre”… Naturalmente con un voluto ritardo di 1 ora e 35 minuti per simulare il reale tempo di trasmissione con il pianeta rosa.

In questo periodo F.J. è stato impegnato a studiare l’impiego dei batteri per convertire le scarse risorse spaziali in sostanze nutritive per l’uomo.
Anche i suoi compagni di lavoro sono stati fondamentali, incarnando talvolta in ruolo di sperimentatori e ricercatori, e talvolta quello di cavie: hanno portato coraggiosamente avanti i loro esperimenti scientifici e sono stati, allo stesso tempo, indispensabili mezzi per lo studio delle reazioni di mente e corpo, posti in situazioni estreme.
L’isolamento totale a volte pesa. Per tutto questo tempo ho lavorato e vissuto a stretto contatto solo con pochi esseri uomini. Ci sono stati momenti eccezionali, ma altri molto pesanti. La cosa che più mi è mancata è il rapporto con i miei parenti. Volutamente o meno ho dovuto staccarmi da loro, e non ho potuto assicurare loro il mio affetto ed il mio interessamento costante e quotidiano.” afferma F.J. stesso, con una vena di velata tristezza.

Nonostante tutto, rimangono vividi in menti anche i momenti più gioiosi e significativi; come ad esempio la prima visita allo shuttle. Ma oltre allo studio folle e disperato, come scriveva qualcuno, c’è stato spazio per coltivare anche hobby sconosciuti. F.J. ha iniziato a suonare l’ukulele senza troppe pretese, tra un tempo morto e l’altro, ma ora non può più farne a meno; e non vede l’ora di raccontare quello che potremmo definire anche il suo pianeta rosa, strofa dopo strofa, nota dopo nota. 

Ormai, arrivati a questo punto, l’eccitazione per la nuova avventura spaziale è palpabile e incontenibile. 

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