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August 30, 2016

renarro: prêt-à-porter e mobilier à la upcycling

Mauro Sp
Reinterpretare forme e materiali, donando ad abiti e oggetti nuova vita, raccontando nuove storie: renarro.

Avete presente i libri pop-up? Quelle pubblicazioni in cui, sfogliando le pagine, prendono forma figure e oggetti di carta che escono dalla pagina? In quei libri le storie si leggono e si toccano, si raccontano da sole e si fanno raccontare.

A Merano, in via Matteotti – ma fino a poco tempo fa nel quartiere di Steinach – si trova renarro, un luogo da sfogliare, in cui tutto ciò che si trova racconta una storia, sempre nuova e che sorprende.

renarro

Questo “laboratorio per il recycling applicato”, sostenuto da un’associazione di dodici persone, è gestito da tre socie di volontà e creatività: Evi Pitscheider, Petra Hofer e Sabine Kiniger. Artiste del riciclaggio per passione, le tre fantasiose “re-narratrici” sono di mestiere, rispettivamente, sarta e animatrice di laboratori per persone con disagio psichico, attrezzista per il teatro ed esperta di grafica e comunicazione.

Nel loro negozio non c’è nulla di scontato: gli abiti si trovano in vari modelli, ma ogni modello ha la sua taglia. In questo posto curioso non c’è sedia che si accoppi e poltrona che trovi la sua gemella, da Renarro gli oggetti si sa come entrano, ma non come escono.

 La mia personale lettura di questo negozio da sfogliare e toccare avviene in un caldo pomeriggio d’agosto, in cui Evi e Sabine mi accolgono, facendomi accomodare su una comoda poltrona rivestita di un tessuto arancione. Guardando le vetrine di renarro, quelle della foto qui sopra, Sabine siede sul davanzale bianco, proprio dove c’è quel vestito a fiori. Evi preferisce invece la poltrona in pelle marrone, quella sul lato destro del negozio, dove si trova un vecchio mobile casellario, che un tempo, in un asilo di chissà dove, custodiva pantofole e scarpette ed ora accoglie borse di tessuti variopinti.

merano via matteotti

Mentre sorseggiamo fresca acqua gassata, chiedo ad Evi e Sabine come il giusto e civile interesse per il riclaggio di materiali e oggetti diventi una professione.

Racconta Evi: <<Realizzamo le nostre creazioni utilizzando materiali di riciclo che, grazie alle nostre idee e al nostro lavoro, guadagnano una nuova vita e hanno la possibilità di raccontare una nuova storia, sensibilizzando la gente al valore delle cose. Secondo questa prospettiva nasce il nome renarro. Ci siamo accorte come la sola attenzione per qualcosa che giace dimenticato sia l’inizio di una valorizzazione dell’oggetto, che può essere stravolto, oppure solamente riportato alle condizioni iniziali>>.

Il banco su cui disegnano i cartamodelli, dopo il casellario, davanti alle macchine da cucire, e il tavolo su cui stanno ridipingendo alcune ciotole di legno sono le fucine di queste trasformazioni.
Ma da dove arriveranno le materie prime per il lavoro di Sabine, Evi e Petra?
 <<Vecchi negozi che cessano l’attività e fondi di magazzino di aziende offrono sempre scoperte interessanti>>. – mi dice Sabine – <<Capita anche che si rivolgano a noi figli o nipoti che, dovendo svuotare la casa che era dei genitori o dei nonni, non vogliano – per questioni affettive – buttare nelle immondizie oggetti o tessuti appartenuti a persone loro care. Sapere che queste cose di nessun valore possano essere utilizzate o ri-utilizzate li rincuora>>.

renarro upcycling

 Guardando tra gli abiti e gli accessori in vendita, non posso non notare come ogni pezzo sia unico, tanto per aspetto, quanto per taglia. La forma e la dimensione di ciò che era vincola l’aspetto delle nuove creazioni, come un ricordo di una vita passata. L’imprevedibilità della merce esposta invita a curiosare, provare e, se qualcosa non calza a noi, a pensarlo buono per un regalo a qualcuno di caro. Un giro per il negozio di renarro sembra quasi un invito ad un gioco di associazioni in cui i mobili esposti possono essere posti in luoghi a noi familiari e i vestiti fatti indossare a persone a noi note, come in un collage o in una storia da inventare.

I bambini godono del conforto che procura loro la ripetizione di una lettura, ma quando gli oggetti raccontano delle storie, anche gli adulti faticano a separarsene…
 
<<Una signora di nostra conoscenza, – spiega Evi – venuta a mancare la madre sarta, non voleva gettare le vecchie stoffe che aveva ereditato, per questo aveva deciso di darle a noi, perchè le riutilizzassimo. Non le andava però di liberarsene in un’unica occasione e per questo ci aveva chiesto di portarne ogni giorno qualcuna. Di quella vecchia sarta avevo un ricordo anche personale, il più buon strudel di semi di papavero che abbia mangiato lo preparò lei un Natale di tanti anni fa per la nostra famiglia. Le cose che ho realizzato con quella stoffa mi hanno richiesto un’attenzione particolare e provocato una sorta di reticenza nel separarmene per venderle>>.

renarro meran

 Oltre che un laboratorio e un negozio, Renarro è anche un punto di incontro tra esperienze diverse, un luogo che inventa e si re-inventa, un racconto sempre nuovo da sfogliare:
<<Nel lavoro siamo quasi intercambiabili, anche se ognuna eccelle nelle competenze del proprio lavoro. Tutte però portano il loro contributo in tutti i campi, imparando da chi ne sa di più. Questo è per noi un’occasione di crescita personale, divertimento e soddisfazione, fondamentali per un lavoro che abbiamo deciso di fare per passione>>. Quanto è genuina questa risposta lo capisco anche quando parliamo di soddisfazioni non solo economiche, come sono quelle date da un corso di sartoria per ragazzi e ragazze della scuola media, oppure dall’aver dato, con il proprio lavoro, ispirazione a qualcuno capitato in negozio.

renarro
Via Matteotti, 16
Merano 

 

 

 

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