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June 23, 2016

Nicola Morandini, il cartografo dell’ordinaria straordinarietà.

Allegra Baggio Corradi

In mostra fino al 26 giugno presso la 00A Gallery di Merano, la serie « Soltanto un chilometro » di Nicola Morandini che, attraverso uno sguardo straniante da cartografo-fotografo, cattura paesaggi e territori emiliani profondamente alterati dal recente sviluppo urbanistico. Nel tentativo di comprendere l’autenticità identitaria di questi paesaggi, Morandini ricorre ad un esercizio di osservazione e immedesimazione attraverso il quale l’uomo diviene il luogo, mentre la mente si connette alla sua lente. Abbiamo intervistato Nicola per visitare virtualmente con lui la mostra. 

Chi sei e quali sono i tuoi interessi fotografici?

Sono nato a Brescia nel 1970, da madre sarda e padre bresciano, e vivo a Merano da circa vent’anni. Dopo gli studi in scienze forestali, ho lavorato come progettista, consulente, educatore, insegnante e agronomo. Sin da piccolo ho avuto la passione per la fotografia. Il mio lavoro ha prediletto in prima battuta il reportage sociale, mentre da qualche anno rivolgo la mia attenzione soprattuto al territorio, impiegando la fotografia medio formato analogica. I miei fotografi di riferimento sono senza dubbio Luigi Ghirri e Guido Guidi, tra gli italiani, e molti autori statunitensi come Walker Evans, Stephen Shore, William Eggleston e Todd Hido.Nicola Morandini, dalla serie Soltanto un chilometro

Il tuo progetto per 00A riguarda lo studio delle trasformazioni del territorio attraverso  la fotografia. In che modo questa tecnica  si mostra straniante nei confronti della realtà?

« Straniante » vuol dire porsi di fronte ad un determinato paesaggio-ambiente dimenticandosi un po’ di noi stessi, ovvero, come dice Luigi Ghirri, “relazionarsi col territorio in una maniera più elastica, non schematica”, partendo senza regole fisse, preconcetti, o pregiudizi. Inoltre, a mio avviso, significa fotografare attivando un nuovo processo mentale che porti a scoprire nella realtà cose che prima non si vedevano. Con un campo di attenzione differente si ha la possibilità di attribuire agli elementi della realtà un significato diverso e insolito. Una definizione di Paul Eluard, un poeta francese tra i maggiori esponenti del movimento surrealista, riassume perfettamente questi concetti: “vedere è comprendere, giudicare, trasformare, immaginare, dimenticare e dimenticarsi, essere e sparire”.

La mostra esplora il territorio emiliano attraverso 20 scatti eseguiti nei pressi di Savignano del Rubicone, rilevando i contrasti ambientali dovuti al recente sviluppo urbanistico dell’area. Si tratta di un’indagine fotografica a sfondo sociale o di un puro esercizio di osservazione del luogo?

Entrambe le cose. Osservare un luogo non significa limitarsi a guardarlo, vuol dire esaminarlo con attenzione, quindi indagarlo. Il mio approccio (l’aver scelto un anonimo chilometro di un’area lontana dalle mete canoniche del turismo, in via del tutto casuale su una mappa geografica) si avvicina al metodo di indagine del transetto. Questo è un metodo di campionamento che consiste semplicemente nel tracciare un segmento lineare in un bosco, e nel registrare dove questo interseca gli oggetti del nostro interesse, che vengono quindi campionati. Nicola Morandini, dalla serie Soltanto un chilometro

Cosa significa oggi fotografare in un luogo? Come riesce il fotografo ad entrare nel paesaggio fisicamente, per poi uscirne fotograficamente tramite ciò che ha ritenuto di quel paesaggio grazie all’osservazione prolungata?

Per me vuol dire lavorare come un cartografo, un esploratore. Significa immergersi in un luogo senza un progetto ben definito, lasciandosi catturare da ciò che si incontra. Esiste solamente un percorso tracciato e abbozzato. Si tratta però di un itinerario in continuo movimento perché è il lavoro stesso, con le fotografie, a poter suggerire intuizioni diverse e provocare nuovi stimoli. Questo vuol dire attivare una grande curiosità, non scartare nulla a priori, lasciarsi stupire dalla casualità, trovare anche nelle cose ordinarie uno spunto di analisi e di osservazione. 

La mostra si sviluppa a partire da un progetto realizzato con il fotografo Guido Guidi nel 2012. Da cosa nasce la necessità di trasformare il risultato di un laboratorio in una mostra? 

Ho sempre attribuito a questo progetto un significato particolare, perché ha dato una svolta al mio modo di fotografare, consolidando in me la consapevolezza che ogni atto creativo ha a che fare con la ricerca dell’identità, con il tentativo di scoprire qualcosa di una persona o di un luogo. Il non essere riuscito, fino ad ora, a trasformare il risultato del laboratorio in una mostra, mi ha sempre lasciato un po’ di amaro in bocca. E’ come se non avessi concluso effettivamente il mio chilometro, ma mi fossi fermato ai 990 metri. Per questo motivo ho accettato volentieri di esporre il progetto alla 00a Gallery. Nicola Morandini, dalla serie Soltanto un chilometro

In che modo cambia il senso delle singole immagini nel momento in cui vengono esposte nella galleria 00A di Merano? Il cambiamento di luogo provoca anche un cambiamento di senso? 

Esporre le immagini in un luogo diverso da quello in cui sono state realizzate significa attivare un processo inevitabile e stimolante, che si colloca a un livello superiore rispetto alla pura indagine fotografica che ha guidato il progetto originale. Significa fondamentalmente attivare un confronto : tra paesaggi diversi, tradizioni e culture differenti. Questi confronti attivano il pensiero, proprio e altrui. 

Cosa ti ha insegnato questo progetto riguardo il tuo ruolo di fotografo ? 

Ho capito che per me fotografare vuol dire provare a ricercare la straordinarietà dell’ordinario, ovvero vedere un paesaggio, anche il meno spettacolare, come se fosse la prima ed ultima volta. Il mio modo di fotografare è legato in modo inscindibile al viaggio vissuto come momento di esplorazione solitaria. Viaggiare da soli consente di sperimentare il mondo in modo più profondo, permette al fotografo di sparire e di lasciarsi andare al territorio che si attraversa. E poi, come dice Wim Wenders, “i fotografi, basta osservarli, non sono mai infelici quando sono soli con i loro apparecchi”.

Foto: Nicola Morandini, dalla serie “Soltanto un chilometro”

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