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June 6, 2016

“Sono un fotografo, non una macchina fotografica”. L’immaginario sospeso di Roberto Covi

Allegra Baggio Corradi

Il desiderio nutrito da bambino di esprimersi tramite la parola scritta si è trasformato con il tempo nell’esigenza di raccontarsi attraverso le immagini. La differenza tra le due pratiche non è molta. Se da un lato per scrivere si utilizza la penna, dall’altro lo si fa con la luce. Roberto Covi è uno scrittore di immagini istintive e un costruttore di immaginari sospesi. Uno scrittore di racconti fotici. Per mezzo della moda e della musica lui immortala mondi ovattati, disgiunti dal qui ed ora. Mondi indeclinabili e suggestivi. Architetture oniriche e persone sognate abitano il suo universo fotografico, sospeso in una dimensione di eternità. La verità fotografica di Roberto sembra essere l’atemporalità.

 

Movimento

30-Osteria-del-Sole1Muoversi significa mutare, mobilitarsi e aggregarsi attivamente a ciò che è altro per comprendere noi stessi attraverso la diversità. Il movimento produce, quindi, una coscienza dell’identità e fotografarlo è un invito rivolto all’osservatore ad accogliere l’impressione dinamica che muove verso i suoi occhi uscendo dalla carta. 

La corrispondenza tra figure statiche e dinamiche in una fotografia non fa che ampliare lo slancio delle seconde. Le rende filmiche in quanto accelera la loro corsa verso di noi. Quando, come in questa foto, dei ciclisti sembrano fuoriuscire dal muro di un bar, la sensazione che si prova osservandoli trasforma il loro movimento fisico in un moto dell’animo.

Se da una parte gli uomini che discutono sulla destra sembrano familiari, rassicuranti, esattamente come quelli che ogni italiano vede la mattina facendo colazione al bar sotto casa, i ciclisti sulla sinistra dinamizzano la stasi della vita da bar rendendola interessante. La movimentano attraverso le loro pedalate frenetiche.

La stasi di destra è a colori. Il movimento di sinistra in bianco e nero.

L’occhio di Roberto Covi coglie le sfumature del moto anche negli interstizi più reconditi di luoghi altamente familiari.

 

Sguardi sul mondo

35L’atto del guardare presuppone sempre due (s)oggetti: chi guarda e chi viene guardato. Nelle fotografie di Roberto Covi, spesso, è sottile il confine tra questi due poli perché la sua presenza all’interno degli scatti è dominante. Non solo ci si può immedesimare nel suo occhio mentre osserva la realtà da dietro la lente, ma si percepisce la sua volontà di “imbrogliare” la macchina fotografica avviluppando la regolare visione del mondo nella trama di un racconto privato.

E’ così che la naturale disposizione degli elementi è alterata a seconda dell’angolazione che una storia è invitata a prendere. Il punto di vista è ruotato di alcuni gradi rispetto alla convenzionale normalità perché non è quest’ultima che interessa il fotografo. La precisione è affiancata all’approssimazione perché nella vita non tutto è sempre a fuoco.

Anche in questo scatto, il filo del discorso fotografico presuppone un movimento che al contrario dell’immagine osservata in precedenza, è dato da un’interruzione, un cambiamento.

Se il ragazzo di destra è perfettamente fermo, quello di sinistra accenna un movimento, un passo veloce verso l’interno dell’immagine. Avanza verso il centro dello scatto intrufolandosi nel racconto come protagonista inatteso.

Il pathos di questo piccolo racconto è sotteso dal rimbalzare degli sguardi: il nostro nel vedere l’immagine, quello del fotografo mentre scatta, quello dei modelli nella fotografia.

Lo sguardo sul mondo di Roberto Covi non è mai uno solo. Perciò questo è dispari.

 

Sogno

052 08.28.30Il sonno è un tempo sospeso tra due momenti: un prima e un dopo, la notte e il giorno, la stanchezza e la veglia, il buio e la luce. Il sogno, invece, può abitare più momenti contemporaneamente, più epoche al medesimo tempo, più persone in sincrono, più luoghi ubiquamente. La visione filtrata del sogno permette ad un fotografo di condensare più istanti di un lungo racconto in un’unica immagine che contiene in sé l’intera narrazione.

Il momento onirico che la donna della fotografia vive distesa sul prato, condensa al suo interno l’intero sogno da lei fatto. Tutti gli scatti di Roberto Covi sono in nuce Roberto stesso poiché quando un’immagine è imprescindibilmente legata alla visione –onirica o meno- di uno e un solo individuo, allora nasce la Fotografia.

Il sogno abita il mondo anche di giorno perché c’é sempre qualcuno che dorme anche quando gli altri credono non debba farlo. Qualcuno che anche da sveglio, immagina l’invisibile. Roberto Covi è uno di loro.

LondonSegnaliamo che una mostra dedicata a Roberto Covi é visitabile fino al 30 giugno al Madama Hostel di Milano con 15 scatti di moda selezionati dal fotografo stesso.

Roberto Covi è nato a Bolzano. Sin da bambino è stato consapevole della sua affinità per diverse forme d’arte. A scuola ha imparato a conoscere la sua inclinazione per le parole e la scrittura. Dopo aver conseguito una laurea in Letteratura e Filosofia all’università di Bologna ha avuto l’onore di essere incluso nella lista dei dieci poeti italiani più promettenti. Roberto ha assecondato la sua passione per la fotografia comprendendo le possibilità narrative di questa forma espressiva così prossima alla scrittura. I suoi scatti raccontano la sua personale, intima visione del mondo, ma anche della sua macchina fotografica. Roberto immortala un’ampia varietà di soggetti perché come dice lui, limitarsi ad uno solo sarebbe “come per un attore interpretare sempre la parte dell’assassino”, una ripetizione. Roberto ha esposto i frammenti della sua verità fotografica in diverse sedi tra cui Bologna nel 2001, Milano nel 2007 e Pesaro nel 2015. Ha lavorato anche per diversi clienti tra cui Armani, La Martina, La Perla, Warner Italia e Marie Claire. Attualmente vive e lavora a Milano.

Foto: Roberto Covi

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