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October 8, 2015

Specchi infranti:
Berlin Bozen Connection II

Michele Matejka

A piedi nudi sopra uno specchio andato in frantumi, senza scarpe e quindi rischiando di farsi male, ma pronti per ripartire e andare avanti. Forse a questo pensava Alfredo Pirri quando ha creato l’immagine guida dell’Undicesima Giornata del Contemporaneo che si terrà il 10 ottobre. L’autore stesso sottolinea che “Passi diventa così la sintesi di un gesto distruttivo ma allo stesso tempo ri-creativo”, e mentre rileggo queste parole mi appare evidente che questo fine-settimana “Berlin Bozen Connection II” e la Giornata del Contemporaneo saranno sulla stessa linea d’onda.

La rottura e la distruzione, sia questa intesa come qualcosa di materiale (un edificio che crolla, uno specchio rotto) o di metafisico, come il rapporto tra due persone, tra un singolo e il mondo o tra sé e il proprio io sono un punto di partenza, un momento esplosivo che oltre a rovina genera energia.
Chi deciderà di lasciarsi alle spalle le macerie e di ignorarle non farà nulla di costruttivo e si porterà avanti negli anni i propri crucci – solo chi si fermerà a ragionare, ripartirà dai cocci e affronterà i dolori farà dei passi in avanti, e un giorno riuscirà a ritrovare la pace, interiore e poi assoluta. Questo pare voler dire Pirri, ed è la stessa cosa che emerge da tutto il lavoro di questa BBC II, non tanto una mostra quanto piuttosto uno spazio reso vivo da artisti con la propria arte. 

Cornelia Lochmann, si ricollega alla prima edizione del progetto nello spazio della Kunsthalle Bozen all’ex MeBo Center, inutilizzato fu-centro commerciale ai confini della città, spazio enorme e ideale per tranquillità e metratura per artisti che hanno bisogno di silenzio e libertà. La mostra BBC II verrà inaugurata sabato 10 alle ore 18 e come la scorsa volta trasformerà questo luogo non luogo in un punto di incontro per i creativi di Bolzano e Berlino, sempre più uniti grazie alle storie personali di singoli protagonisti: Maximilian Thiel (Sgraffito), Malte Kebbel (Installazione), Daniela Milosevic (Pittura), Karin Pertoll ( Performance / Scultura), Rupert Waldboth (Musica), Egon Rusina (Pittura), Stefanie Walk (Fotografia) con Johan May, Elisa Bergmann (Video), Cornelia Lochmann (Pittura), Petra Polli (Grafica), Ali Altin (Fotografia), Dj set by Rupert Waldboth & Educated Body. Daniela Milosevic - fiori di pescoDaniela Milosevic – fiori di pesco

Il tema è ”Reconciliation Rücksprache”, ovvero “Versöhnung”, sposandosi alla perfezione con l’immagine di Pirri. In contemporanea verrà presentato il lavoro di Maximilian Thiel, primo ospite della residenza artistica “Künstler in der Kunsthalle”, in arrivo a Bolzano dopo lunghi viaggi che da Berlino lo hanno portato in Messico e Colombia – qui, nella città di Cali, si è dedicato già nel 2014 al tema della riconciliazione presentando un grande lavoro su un muro di 15 metri sotto un ponte autostradale in una città dove riconciliazione assumeva significati ben definiti, molto reali e umani: una città segnata dal conflitto con i cartelli e da sanguinosi combattimenti, in cui gli abitanti hanno bisogno di riprendere contatto con il mondo, con le cose belle di questo e con la realtà. In poche parole hanno bisogno di fermarsi un attimo a ragionare su quanto sia accaduto e di poter riprendere a pensare al futuro.

Maximilian Thiel presenta il suo nuovo lavoro a Bolzano, dove la riconciliazione assume un significato diverso. In questo caso si tratta di una riconciliazione nel senso di capacità di comunicare, e attraverso la comunicazione di ri-trovare persone e luoghi, rapporti. Riconciliazione come comunicazione, chiave per la sua ultima opera eseguita in brevissimo tempo (tre giorni di preparazione per gli strati di colore e una settimana di lavoro) in stretto contatto con altri artisti presenti al MeBo, Lochmann in primis. Un Thiel che cerca la sua personale Versöhnung nel confronto con altri creativi.

Maximilian Thiel – ganz perspektivischMaximilian Thiel – ganz perspektivisch

Il suo lavoro, da vedere dal vivo per recepire fino in fondo la grandezza dell’opera, è creato con la tecnica dello sgraffito che lo stesso Thiel ha “scoperto” in modo proprio, inventando un metodo per creare che gli andasse a genio: diversi strati di colore uno sopra l’altro per poi “sgraffiare” via delle parti e tirarne fuori forme e disegni. Solo in una fase successiva Thiel scopre che questa tecnica fosse già stata utilizzata in passato, sia in tempi antichi che durante il rinascimento per la decorazione di edifici. 
Torna ancora in mente l’immagine dello specchio rotto e dei piedi nudi quando Thiel mi racconta di un’antica storia cinese, in cui cade e si frantuma una vaso in porcellana dell’imperatore, il suo vaso preferito. Il suo servitore lo raccoglie e lo aggiusta incollando i pezzi uno ad uno con una pasta d’oro, e alla fine il vaso riparato sarà ancora più bello di prima. Un continuo creare, distruggere e ri-creare, sempre alla ricerca della bellezza.
Tutti temi che si ritrovano nell’opera dell’artista di Berlino, sempre legato fisicamente alle sue opere: per dimensioni vengono eseguite su muri e su edifici di cui diventano parte integrante e con questi, in questi, continueranno a vivere e a trasformarsi.

Partecipante molto atteso da tutti dopo anni di assenza dalle mostre pubbliche sarà Egon Rusina con una sua serie lunghissima di dipinti che hanno come tema l’apocalisse. Il pittore gardenese, famoso presso il pubblico più ampio per via delle Wattkarten con le caricature dei personaggi pubblici sudtirolesi, decide di partecipare all’evento di Lochmann, che non è una gallerista e non vuole nemmeno diventarlo. Il posto giusto per reimmergersi nella realtà artistica contemporanea locale.  

La Kunsthalle non sarà un ritrovo per chi voglia farsi delle foto e comprare qualcosa, ma un posto nato e creato da artisti che hanno bisogno di uno spazio creativo, in cui essere liberi e dove confrontarsi. Scambio di idee, di generazioni. Se il titolo della serie di Rusina è Apocalisse, che sembra in antitesi con il tema della giornata, nel fatto stesso che lui torni ad esporre è da cercare la sua personale Versöhnung.Foto Egon Moroder RusinaEgon Rusina

I partecipanti sono diversi e in tutti, con sfaccettature diverse, emerge il tema della Versöhnung. Il duo Stefanie Walk e Johan May eseguiranno una performance particolare, in cui lei mostrerà l’arte del bondage, accompagnata dalla musica di lui. In questo caso la riconciliazione è forse da cercare nel riuscire ad essere in pace con sé stessi, e quindi con il mondo, per poter decidere di legarsi e di esporsi in pubblico. “Sono a posto, mi consegno al mondo”, mentre si eseguono gesti e rituali in cui la fiducia verso il partner scenico, e verso il pubblico intero, è fondamentale. 
I lavori di Lochmann si inseriranno a loro volta nel percorso di ricerca di pace, di riappacificazione con il cosmo, proseguendo sulla linea già intrapresa con BBC I, essendo frutto di un’artista che è ancora nel vivo del percorso che da Berlino l’ha riportata a Bolzano, richiedendo quindi per forza una rielaborazione della propria vita, delle esperienze fatte, per poter nuovamente ripartire in una città diversa da quella in cui per anni ha studiato e disegnato.

Ma forse, per farla breve, la cosa migliore è andare all’ex MeBo center questo sabato, dato che l’arte più che letta andrebbe vissuta. Per riconciliarsi con il mondo. 

Foto in alto: Alfredo Pirri – Undicesima Giornata del Contemporaneo

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