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September 7, 2015

BAU: spazio di luoghi, dialogo tra molti, flusso vitale.

Mauro Sperandio
Il desiderio di migliorare e migliorarsi, l'umanissima e straordinaria ricerca del nuovo sono gli stimoli per la creazione di mondi nuovi. Mondi buoni che acquistano senso quando compenetrano il malconcio che viviamo, magici come mani che pescano dalle acque torbide splendide conchiglie. BAU, come mondo, come mani, secondo le parole di Lisa Mazza.

Cos’è BAU?

BAU è un’eterna costruzione fatta da tante persone in tanti luoghi in tante tappe. Le sue fondamenta sono localizzate in Sud Tirolo/Alto Adige, ma si sposta con grande velocità tra un frutteto di mele, un ovile, una falegnameria e la cima di una montagna. BAU è una casa, un rifugio, una dimora. BAU è un omaggio al Bauhaus, la mitica scuola di arti applicate di Weimar, e ne prosegue idealmente l’idea di profondo dialogo tra le arti, i saperi tradizionali, la produzione culturale in generale e l’ambiente. BAU è anche un cane che abbaia e che si rivela come una presenza amichevole e atemporale, portandoci a scoprire un territorio dove natura e cultura esistono in simbiosi.

Chi è BAU?

BAU è un continuo divenire di persone, animali e spazi, un’entità in perene mutamento e riconfigurazione. BAU è stato originalmente fondato da due sudtirolesi/altoatesine, Lisa Mazza e Simone Mair, insieme a un’autoctona adottiva, Filipa Ramos. In un pomeriggio di gennaio passato in una baita in montagna, le tre hanno deciso di trasformare i loro desideri di aprire il territorio ad un dialogo intenso con se stesso e con l’esterno in una realtà, tramite la creazione di un’iniziativa per la produzione artistica in Alto Adige.<

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BAU si mostra come un luogo in cui persone si incontrano ed idee nascono. A chi e come si rivolge BAU?

La questione dell’incontro è fondamentale per noi. È a partire dallo stare insieme, passare del tempo a discutere, pensare, pianificare, immaginare, che i nostri progetti prendono forma e si avverano. Questo stare insieme attraversa tutti i momenti della nostra attività, dalle discussioni che abbiamo con gli artisti che invitiamo in residenza in Alto Adige, agli appuntamenti con le comunità locali che coinvolgiamo direttamente nella fase di ricerca e di produzione artistica e, ovviamente, ai momenti di apertura dei progetti a tutti coloro che hanno la voglia di capire ciò che è stato pensato e realizzato durante le fasi di residenza. Anche se si svolgono all’interno di una cornice che si potrebbe definire come associata all’arte contemporanea, questi momenti pubblici non hanno un pubblico specifico e possono essere ugualmente interessanti per tutti, avendo multipli livelli di coinvolgimento diversi. Più che a chi e come si rivolge BAU, possiamo dire che BAU si rivolge quando e dove appare.

Da quanto si percepisce, pare che il vostro progetto dia grande importanza allo scambio umano, prima ancora che artistico…

Umano e nonumano: fondamentale per noi è il rapporto fra cultura materiale, mestieri rurali, sperimentazione artistica, ambiente e natura. Nel mettere insieme persone, cose, gesti, oggetti, materiali e esseri del tutto diversi tra loro BAU invita alla concezione di modi di fare e di stare che idealmente nascono e si sviluppano in un dato momento, ma la cui scia rimane a lungo. Il formato più tradizionalmente associato al contatto con l’arte è quello della mostra, ma esistono tante altre modalità di pensare, produrre e condividere l’arte che non passano necessariamente dal museo o dalla galleria e non si basano nella mostra. BAU, infatti, privilegia altri approcci, più propizi al dialogo transculturale e transdisciplinare.

Qual è il rapporto tra BAU ed il territorio in cui è nato?

BAU non sarebbe quello che è senza il territorio in cui è nato.

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In che lingua si esprime BAU?

Nella lingua in cui riusciamo ad esprimerci meglio: saltiamo dal tedesco più alto a quello impregnato in intonazioni dialettali; dall’italiano toscano a quello in cui ci leggete, fino all’inglese universalmente sbagliato che ormai quasi tutti parliamo. Se ci sono malintesi abbaiamo, così siamo sicure di capirci bene.

Cosa vuol portare BAU in Alto Adige e cosa vuol portare fuori dall’Alto Adige?

È proprio quella la nostra sfida: stabilire un flusso continuo di scambi tra l’Alto Adige e i suoi confini, dare forma nel tempo a una comunità espansa, diffusa in tutto il mondo, creando degli ambasciatori dall’Alto Adige sparsi da per tutto e di far nascere piccole radici straniere nel nostro territorio. Come farlo? Tramite l’accoglienza, il dialogo e l’apertura di porte alle pratiche, modi, usanze, lingue dei vari contesti, che vengono poi tradotte attraverso il fare artistico.

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