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January 15, 2015

Repubblica Popolare di Bolzano.
I cinesi sono vicini

Mauro Sp

La Cina è vicina, così a fine anni Sessanta intitolava Marco Bellocchio il suo secondo film. Anche se non fisicamente, ai nostri giorni, la Cina e tutti gli altri paesi “lontani” sembrano essersi avvicinati per la facilità con cui possiamo comunicare, trasportare merci e viaggiare con velocità. Se dunque il paese della Grande Muraglia sembra meno lontano, i suoi abitanti invece sembrano essersi non solo avvicinati, ma anche insediati nelle nostre città. Sempre restando nella realtà percepita, che ci sembra vera fino a prova contraria, pare pure che questi figli di Mao siano tantissimi e animati da scarsa voglia di integrarsi.
Per quanto riguarda la città di Bolzano, a dare la giusta misura del vero ci ha pensato un progetto di visual journalism, pubblicato nel web, intitolato Repubblica Popolare di Bolzano. Uno studio che, attraverso numeri e testimonianze dei diretti interessati, fornisce la reale dimensione del fenomeno.  
Ideatore e coordinatore del progetto è Matteo Moretti, ricercatore alla Libera Università di Bolzano nell’ambito del visual journalism e docente di “Interactive & Motion graphic”. Con Matteo hanno collaborato il giornalista Fabio Gobbato, l’antropologa culturale Sarah Trevisiol che si è occupata della realizzazione delle interviste, il designer Gianluca Seta ed il programmatore Daniel Graziotin.
 
Per saperne di più ho incontrato Matteo e Sarah e li ho interrogati come le monete dell’I-Ching, volendo sapere della storia e dei mutamenti della comunità cinese di Bolzano…

Pare che questi Cinesi non siano in realtà così tanti, ma solamente ben visibili…
 
Ci sono tre fattori da tenere in considerazione, il primo è sicuramente numerico: i cinesi a Bolzano sono lo 0,6% (633 su 105.713, fonte Astat), un terzo circa rispetto alla media nazionale che è dell’1.9%. Il secondo fattore è legato a quei cinesi che di fatto sono italiani:  dopo 10 anni di residenza sul suolo nazionale, è possibile richiedere la cittadinanza, sfuggono quindi alle statistiche, cosi come i ragazzi di seconda generazione (nel 2014 sono stati 16, ma mediamente 9 l’anno).
Un terzo fattore da considerare è politico: la Cina non ammette la doppia cittadinanza, o sei cinese o sei italiano, ne consegue che alcuni cinesi non richiedano la cittadinanza italiana. Tradizionalmente, una volta raggiunta l’età della vecchiaia, i cinesi di prima generazione tornano nel paese d’origine a trascorrere la propria pensione (questo scioglie anche un classico equivoco che avvolge la comunità cinese, l’assenza di funerali e di morti cinesi in Italia). Ciò non vale per i loro figli, già nati in Italia, che piuttosto vedono il proprio futuro in Italia o in un altro paese occidentale (anche se i recenti cambiamenti economici in Cina spingono qualcuno a tentare la fortuna).
Inoltre i cinesi sul territorio Bolzanino sono molto meno rispetto ad altre comunità, magari attive in settori economici come quello edile in cui sono meno visibili rispetto alla ristorazione o i terzi servizi in cui operano maggiormente i cinesi.Matteo Moretti Sarah Trevisiol
 Le videovinterviste pubblicate nel sito repubblicapopolaredibolzano.it  dimostrano una certa apertura nei confronti del vostro interessamento. Qual è l’atteggiamento generale della comunità?

Abbiamo intervistato 8 esponenti su 633, difficile dedurre l’orientamento di una comunità, ma generalmente posso affermare che c’è stata molta voglia di partecipazione e dialogo e per esempio Honglin Yang, ex componente della Consulta degli Immigrati, nonché una tra le prime ad arrivare a Bolzano, ha veramente apprezzato il lavoro. Sia perché contribuisce a smontare molti dei luoghi comuni che ruotano attorno ai cinesi, ma in secondo perché mostra storie di fatica, lavoro, merito e tenacia che difficilmente conosceremmo. Il progetto, secondo la mia percezione, è stato una piacevole sorpresa per entrambe le comunità (quella cinese e quella Bolzanina). Uno degli obiettivi del nostro lavoro era infatti quello di avvicinare i due mondi, che sono molto più vicini di quanto la politica ed i media li dipingano. Repubblica Popolare di BolzanoCaso più unico che raro, la presenza cinese a Bolzano non è concentrata in un quartiere, ma si distribuisce a macchia di leopardo. A questa “integrazione urbanistica” corrisponde una prossimità umana con la popolazione locale? 

Nel nostro lavoro, per ovvi motivi di privacy abbiamo mostrato la mappa delle attività commerciali ma non delle abitazioni cinesi. Comunque si, non esiste una Chinatown Bolzanina, la stessa Sarah Trevisiol che ha collaborato al progetto e ha realizzato le interviste è vicina di casa di una famiglia cinese. L’idea di un’apparente integrazione, o di un nuovo modello di convivenza è molto vicina, complice un diffuso benessere, molte possibilità di studio e lavoro, ed una città che fa della pacifica convivenza tra gruppi differenti la sua bandiera.

Se esiste un “verso” nell’integrazione ritenete che questo tenda alla realtà di lingua tedesca o italiana?

Intendo un “verso” come l’indicatore di una tendenza futura, in cui la realtà tedesca e quella italiana saranno più vicine, verso una realtà “sudtirolese”. Le lingue parlate in Cina, senza includere i dialetti locali, sono 8: il Mandarino, la lingua Wu, la lingua Xiang, il Gan, la lingua Hakka (una delle più antiche di tutta la Cina), il Cantonese (detto anche lingua Yue), infine la lingua Min Nan. Mediamente un cinese ne parla due, se non tre. Il nostro Yanghui, ormai una celebrità, parla italiano, inglese, un po’ di tedesco, cinese e giapponese (studiato all’orientale di Venezia). Se esiste un problema linguistico e identitario, non riguarda i cinesi. Dal lato opposto, non vedo grosse differenze nell’integrazione tra sudtirolesi italiani o tedeschi ed i cinesi, è un fattore che relegherei all’ambito culturale e non etnico. I luoghi comuni sono il vero nemico dell’integrazione, e le vittime di questa assenza di pensiero critico, sono nel mondo italiano come in quello tedesco.Repubblica Popolare di BozenLa sacralità del riposo festivo, ben difesa in Alto Adige, sembra stridere con i ritmi indefessi dei Cinesi. Avete riscontrato, di converso, delle analogie nel vivere extra lavorativo e famigliare?

Mettiamo in chiaro una cosa: i cinesi vanno in vacanza, sicuramente meno frequentemente dei sudtirolesi! Detto ciò va tenuto conto anche di una visione di privacy e lavoro differente.
In sostanza, per fare un esempio concreto, Ju wu xu lavora 12 ore al giorno, 7 giorni su 7. Spesso il week end porta i figli al ristorante, per poter stare con loro. Questo è totalmente distante e sconosciuto ai nostri occhi. Ma il lavoro è anche parte della vita, non è un’attività separata. Wu ha portato in Italia anche i suoi genitori che passano le giornate al ristorante, seduti ad un tavolo, aiutando ogni tanto, cosi da stare tutti assieme.
Non trovo molte analogie tra lo stile di vita tradizionale altoatesino (che è in forte cambiamento negli ultimi anni, almeno a Bolzano) e quello cinese, sono diametralmente opposti, sia per tradizione che per storia.
 
Foto: Claudia Corrent

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