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April 23, 2014

Insiders-Outsiders, intervista ai registi Sarah Trevisiol e Matteo Vegetti

Marco Bassetti
Il documentario prodotto da evaa e co-prodotto dalla franzproduction, dopo il grande riscontro ricevuto in occasione dei Bozner Filmtage, sarà proiettato sabato 26 aprile alle ore 10 in piazza Matteotti nell’ambito del Festival delle resistenze. "Le differenze tra le persone sono un bene, la disuguaglianza che la burocrazia impone no".

La produzione di Insiders-Outsiders, documentario che racconta storie di giovani figli di immigrati cresciuti o nati in Alto Adige, è una parte di un più ampio progetto. Un progetto che, con il suo linguaggio giovane e innovativo, sabato approda al Festival delle resistenze e a maggio entra nelle scuole per tenere alta l’attenzione degli insegnanti e dei ragazzi sui temi legati all’immigrazione e alla discriminazione. “L’obiettivo del nostro documentario è quello di mostrare ai giovani che ci sono dei loro amici che combattono quasi quotidianamente contro la macchina burocratica che li inquadra come cittadini diversi”. Ne abbiamo parlato con i due registi: Sarah Trevisiol, antropologa culturale impegnata da anni nello studio dell’immigrazione, tra i fondatori di evaa (Ethnologischer Verein Südtirol Associazione Antropologica Alto Adige) e Matteo Vegetti, fotografo, videomaker e responsabile della franzproduction.Insiders-Outsider

Come avete scelto i protagonisti delle storie raccontate nel documentario?

Sarah Abbiamo cercato ragazzi che abitano in diverse aree della Provincia, in gruppi e realtà diverse, e che esprimono visioni e opinioni differenti. Alcuni li abbiamo incontrati per caso sul nostro cammino, altri li abbiamo conosciuti attraverso amici comuni. L’obiettivo era proprio quello di mostrare la diversità di esperienze e di visioni all’interno di un gruppo di ragazzi di seconda generazione.

Ragazzi che si sentono a tutti gli effetti altoatesini.

Sarah Ragazzi che sono altoatesini, o perché sono nati qui o perché abitano qui da quando sono piccoli. Attraverso questo documentario volevamo far cadere il pregiudizio che ci porta ad associare una determinata fisionomia ad una determinata provenienza.

Infatti come spettatore mi sono trovato a fare i conti con il mio pregiudizio: mi è risultato facile associare un ragazzo bianco, magari nato da genitori albanesi e che parla in dialetto sudtirolese, all’etichetta “altoatesino”, mentre questa associazione mi è risultata molto più difficile davanti ad un ragazzo nato da genitori senegalesi… 

Sarah L’idea era un po’ quella: ti faccio cadere nel pregiudizio in modo che tu te ne renda conto. Solo se tu vivi lo stereotipo sulla tua pelle puoi renderti conto della sua infondatezza. Per questo abbiamo cercato di mostrare esempi positivi, modi creativi di affrontare il pregiudizio, di affrontare le difficoltà con leggerezza, tralasciando volutamente di rappresentare il ruolo di vittima.Insiders-Outsiders

Ed infatti, seppur gli stereotipi siano ancora molto radicati, le diverse esperienze raccontate nel documentario rappresentano esempi virtuosi d’integrazione, no?

Sarah All’interno del gruppo sono emerse due visioni diverse. Da una parte c’è chi non parla proprio d’integrazione: solitamente chi è nato qua si sente parte dell’Alto Adige, non ha avuto bisogno di adattarsi e quindi non trova sensato parlare d’integrazione. Dall’altra ci sono alcuni, magari coloro che sono arrivati qui da bambini, che sottolineano il fatto di essere perfettamente integrati. 

Un’integrazione di fatto che, come sottolinea in maniera molto efficace il documentario, si scontra però con l’arretratezza delle norme italiane… 

Matteo I ragazzi questa contrapposizione la vivono sulla propria pelle. Molti ragazzi conducono vite del tutto identiche a quelle dei lori coetanei, però vengono inquadrati dall’impianto burocratico come cittadini “diversi”. L’obiettivo del nostro documentario è anche quello di mostrare ai giovani che ci sono dei loro amici che combattono quasi quotidianamente contro la macchina burocratica.

Sarah Dal nostro punto di vista le differenze tra le persone sono un bene e non devono essere cancellate. Non è un bene invece la disuguaglianza tra le persone che la burocrazia impone.Insiders-Outsiders

Vi siete chiesti perché l’Italia non sia ancora stata in grado di esprimere una normativa moderna, più adatta ai tempi, in materia di cittadinanza?

Sarah L’anomalia italiana ha diverse ragioni storico-culturali. L’Italia, rispetto ad altri paesi europei, è ancora molto ancorata ad un modello di tipo patriarcale. Anche la forte presenza della Chiesa non aiuta a superare questo modello fondato rigidamente sulla famiglia tradizionale. Un altro fattore da considerare è Lampedusa: i grandi sbarchi avvengono in Italia e quindi siamo molto esposti agli effetti più traumatici legati all’immigrazione. Quindi siamo più restii a concedere diritti, occasioni, opportunità. Un altro elemento da non sottovalutare è il ruolo dei media: la cattiva informazione ha un grande peso nella diffusione e nella permanenza degli stereotipi.

Matteo C’è da dire che la politica italiana non è certo un grande esempio di lungimiranza. Nel giro di venti anni ci siamo trovati ad essere una società multietnica e la politica sembra quasi non se ne sia nemmeno accorta. Il tema dell’immigrazione è stato utilizzato da alcuni partitini  che hanno cavalcato il sentimento contro lo straniero a fini elettorali. E pensare che quella italiana è una lunga storia di immigrazione! Pensare che molti connazionali hanno vissuto sulla loro pelle quello che gli stranieri vivono oggi in Italia è aberrante.

La forza del vostro documentario è quello di aver gettato un luce su queste problematiche ma con un tono leggero, cambiando prospettiva…

Sarah L’idea è stata quella di non raccontare i migranti. Noi abbiamo cercato di raccontare da dentro la storia di persone che sono nate qua o che sono arrivate qua da bambini: persone che si sentono italiani a tutti gli effetti e che si sentono privati di alcuni diritti fondamentali. Pensiamo che parlando di questi ragazzi, nati o cresciuti qua, si possano affrontare poi con una nuova consapevolezza tutti i problemi legati all’immigrazione.

Matteo Abbiamo voluto dare un volto a queste persone. Spesso le persone che si dicono contrarie all’immigrazione quando vengono poi poste di fronte ad un caso specifico sono subito pronte ad ammettere “Ah ma no, Amir non è come gli altri, lui è una brava persona”. Con i racconti del nostro documentario abbiamo cercato di lavorare su questa rappresentazione distorta.Insiders-Outsiders

Nell’ospitare queste vicende il modello sudtirolese – fondato sulla convivenza di diverse culture – rappresenta un modello virtuoso?

Sarah A livello politico-istituzionale il modello sudtirolese, basato sulla separazione tra gruppi etnici, è molto controproducente: rappresentando la popolazione come suddivisa in mondi chiusi, risulta molto antiquato e molto distante dalla realtà attuale. A livello di vita quotidiana, invece, il modello sudtirolese risulta molto interessante: seppur possa creare delle difficoltà in un primo momento, fornisce un assetto della realtà culturale molto aperto. Al di là della rappresentazione che fornisce la politica, i diversi gruppi oggi sono molto mischiati e un terreno culturale di questo tipo non può che essere molto positivo. Il terreno è molto fertile per ospitare i processi d’integrazione, è necessario però scavalcare ancora qualche muro.

Ed è per questo che il progetto Insiders-Outsiders non finisce qui giusto?

Matteo Esatto, il progetto Insiders-Outsiders è un progetto ampio che va al di là del documentario. Il documentario è stato il frutto di un processo molto lungo che ha coinvolto i partecipanti e che continua ancora adesso. Il documentario sarà proiettato sabato al Festival delle resistenze, poi Brunico, Merano… In tutte queste occasioni i protagonisti del documentario saranno coinvolti nel dibattito e il pubblico sarà invitato a dire la propria opinione. Poi il progetto continuerà nel prossimo futuro anche con una serie di attività all’interno delle scuole.

Sarah Da maggio iniziamo con dei workshop nelle scuole che, a partire dalla visione del documentario, cercano di portare maggiore consapevolezza su questi temi utilizzando anche dei giochi di ruolo. Rifletteremo sul concetto di cittadinanza e su delle ipotetiche proposte di legge che possano risolvere le difficoltà che affliggono le seconde generazioni. I ragazzi saranno anche invitati a rappresentare a livello visivo la discriminazione e i loro disegni verranno poi utilizzati, all’interno del progetto Murarte promosso dal Comune di Bolzano e gestito dall’associazione Volontarius, per la creazione di un grande murales. Vorremmo insomma che si mantenesse alta l’attenzione su questi temi, che ci fosse un’attenzione costante anche da parte degli insegnanti che sono, insieme ai ragazzi, quelli che vivono quotidianamente la realtà che sta cambiando.

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