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March 28, 2014

Tires, 28 marzo 1986

Roberto Tubaro

Dopo un anno dalle polemiche nate a seguito della messa al bando del festival musicale libero, Steinhänge è stato ufficialmente aggiunto alla lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Grande festa in Val di Tires, soddisfatta di un risultato che da tempo andava cercando. “Finalmente verrà rivalutata quest’opera da troppo tempo sottovalutata della nostra Provincia”  ha commentato il sindaco del Comune di Tires.

Non tutti però gioiscono per questa novità. Judith Gewurzpalunder e il marito Ermanno Pagaluce, presidente e vicepresidente dell’associazione “Cristiani uniti contro il paganesimo”, vedono in questa scelta dell’UNESCO “un ennesimo tentativo di paganizzare il nostro amato Südtirol!Judith ha poi aggiunto: “Steinhänge è il simbolo del male, del tentativo pagano di sopraffare il Cristianesimo. Oltretutto è da mesi che qualche eretico continua ad appendere rane crocifisse sulle nostre chiese! Disgustoso! Steinhänge sarebbe da distruggere, altro che patrimonio dell’umanità! Patrimonio della malignità semmai!” 

I due coniugi non sembrano essere i solo a mettere in ballo il paganesimo. Elmar Mascagni, pittore di Tires, sostiene di possedere le documentazioni in grado di pubblicare uno scoop senza precedenti. È tutta una messinscena. Prima ci hanno tolto il festival musicale libero in seguito a degli scontri fasulli organizzati direttamente dall’alto. Poi arriva l’UNESCO che porrà altri paletti all’utilizzo e alla visita di questo monumento unico al mondo. Sveglia gente! Sono i politici che organizzato tutto ciò per coprire il loro utilizzo di Steinhänge! L’ho visto con i miei occhi e ho documentato tutto con la mia macchina fotografica. Tutti i politici altoatesini, italiani, tedeschi, di destra e di sinistra, tutti assieme frequentano il sito, organizzando dei veri e propri riti propiziatori con sacrifici annessi e connessi. Si trovano a notte fonda verso le tre di notte. Il presidente della provincia Silvius Magnago è il cerimoniere ufficiale, talvolta sostituito da Alois Durnwalder detto Luis. Magnago entra all’interno del cerchio di pietre seguito dalla sacerdotessa Eva Klotz, accompagnata a sua volta dalle due giovani ancelle Michaela Biancofiore e Elena Artioli, tenute per manina, entrambe del 1970. Richard Theiner, Karl Zeller, Christian Waldner e Mauro Minniti si occupano di preparare l’altare per le donazioni agli dei altoatesini. Spesso come dono è scelto un politico stesso, ovviamente in maniera totalmente simbolica. Per via del suo nome la scelta del dono cade sempre su Donato Seppi, accompagnato all’altare da Elmar Pichler Rolle. A differenza di quanto si creda, Seppi è sempre fiero e orgoglioso del suo “sacrificio” agli spiriti sudtirolesi. Questi sono solo alcuni dei nomi. Nessun politico è escluso dai riti pagani di Steinhänge! Nessuno! E ve lo proverò.”

Le dichiarazioni di un folle? Molto probabile. Ma le origini di Steinhänge sembrerebbero comunque  connesse a riti pagani di questo tipo. I primi studi per comprendere la vera origine del monumento vennero condotti intorno all’anno 1640 da Johan Auber di Naturno. Il ricercatore riportò sui suoi libri i disegni quotati del luogo assieme alla sua teoria, per la quale Steinhänge fu opera dei Druidi Reti sudtirolesi che popolavano le nostre terre millenni fa.

In ogni caso la leggenda più interessante è senz’ombra di dubbio quella collegata al mito di Mago Merlino, il chiaroveggente che allevò il giovane Laurino fino a condurlo sul trono diventando il sovrano del popolo dei nani.

La leggenda di Re Laurino, del Mago Merlino e del giardino delle rose

Secondo la leggenda il complesso di pietre, la Chorea Gigantum, si trovava in Africa. Da qui fu trasportato in Svizzera da un popolo di giganti svizzeri. Re Uther Pendragon tentò poi di trasportare il tutto in val di Tires, ma ovviamente l’impresa era superiore alle forze dei suoi centomila guerrieri dolomitici. Chiese così aiuto al mago Merlino il quale, con l’aiuto degli angeli sudtirolesi, lo trasferì in val di Tires, ma ad una condizione:

“Solo se le pietre rimarranno esattamente nella posizione originaria il cerchio magico donerà alla nostra terra ricchezza, armonia, pace, bellezza e manterranno sempre fiorito il meraviglioso giardino delle rose. Qualora qualcuno osasse spostare anche solo uno dei monoliti o estraesse la spada nella roccia, l’arma più potente mai stata realizzata dagli spiriti delle montagne, il giardino delle rose non potrà più essere ammirato da alcun occhio umano né di giorno, né di notte e il Tirolo de Sud rimarrà per sempre una terra di confine con enormi crisi di identità.

Pendragon accettò il patto e la val di Tires ebbe il suo cerchio magico. Alla morte di Pendragon  andò al potere il figlio Laurino, sovrano saggio e buono. Re Laurino, grazie al cerchio magico di pietre, possedeva ogni genere di ricchezza e, come il padre, era molto orgoglioso del suo giardino di rose. L’unica cosa che gli mancava era una donna. Un giorno scoprì che il re dell’Adige stava organizzando un torneo tra i più valorosi cavalieri nella ricerca di uno sposo per la sua bella figlia Similde. Re Laurino, non invitato perché nano, decise comunque di presentarsi al torneo grazie ad un mantello magico fornitogli dal mago Merlino, mantello che lo rendeva invisibile. Giunto al torneo il re dei nani, innamoratosi istantaneamente di Similde, la fece salire sul suo cavallo e se la portò nel suo regno. I cavalieri dell’Adige si misero subito alla ricerca della principessa, sotto la guida del principe Dietrich. In poco tempo trovarono Laurino il quale, nel frattempo, aveva imprigionato la principessa all’interno del cerchio magico. Sentitosi in trappola Laurino tentò di estrarre la spada nella ricerca di un’arma, dimenticandosi del patto con Merlino. Una volta estratta la spada il cielo si fece scuro e si ruppe l’incantesimo del cerchio magico. Similde tornò dal padre mentre Laurino, disperato, se ne stette per giorni interi ad osservare le sue rose tramutarsi in pietra. Merlino però nel patto con Pendragon si dimenticò del tramonto: per questo motivo oggi, alla luce dell’imbrunire, il rosso delle rose del Re dei Nani torna tingere le montagne del caratteristico colore in un fenomeno conosciuto ormai da tutti con il nome di Enrosadira.

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