Music

November 7, 2013

Lili Refrain inaugura questa sera la rassegna Unclevanja in Sudwerk

Marco Bassetti
Lili Refrain torna a Bolzano, dopo la presenza al concerto antifascista dell'11 settembre 2010 e l’apertura ai Tre Allegri Ragazzi Morti nell'estate 2011. Musa incantatrice, alchimista dei suoni, esorcista in loop, presenta questa sera al Sudwerk il suo nuovo album Kawax.

Il nuovo album lascia semplicemente a bocca aperta, catapultandoti d’un tratto in un universo oscuro e perturbante, oltre le porte della percezione. Una terra di mezzo, tra la vita e la morte, l’umano e l’inumano, la passione e la salvezza, dove è in atto un rito di passaggio per salutare una scomparsa e celebrare una rinascita. Giunta alla sua terza opera, Lili Refrain conferma la sua cifra stilistica unica (azzardiamo la formula “esoteric drone ambient rock con attitudine post-me(n)tal”) e va oltre, raggiungendo quello che senza senza mezzi termini può essere definito un capolavoro: Kawax, fresco di stampa per Subsound Records e Sangue Dischi. In vista del suo concerto di questa sera al Sudwerk (evento di inaugurazione della nuova rassegna musicale firmata Unclevanja), abbiano chiesto a Lili – ragazza ironica e gentile, oltre che artista preziosa – qualche spunto per capire un po’ di più del suo magico universo musicale.

Eravamo rimasti qui, concerto di apertura ai Tre Allegri Ragazzi Morti, sono passati alcuni anni… Un breve aggiornamento?

Oddio, sono successe un sacco di cose! Ho fatto i miei primi tour in Europa… sono stata in Francia per dieci giorni, poi nel 2012 il tour con gli Inferno, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia… Un tour di un mese, è stato bellissimo. Gli Inferno sono prima di tutto degli amici e poi dei musicisti che stimo molto. Tra l’altro è stato il loro tour di commiato, perché il 21 dicembre del 2012 si sono sciolti. Beh poi nel frattempo ho lavorato anche al mio nuovo disco, uscito da poco.

Ecco, parliamo di Kawax… Un’esperienza dascolto molto profonda e straniante. Addentrandomi nella “selva oscura” ho perso la via, puoi farmi da Virgilio?

Si tratta di un viaggio interiore, molto intimo. L’album è stato scritto in gran parte in seguito ad un evento improvviso molto doloroso ed è stato un veicolo per sonorizzare delle emozioni che non avrei mai potuto esprimere altrimenti. Alcuni pezzi sono miei personalissimi requiem, saluti che non ho potuto dare di persona. Più che una ricerca, questo disco è stato per me una necessità.

Una liberazione?

Sì, direi anche una ricerca di luce. Perché la musica è una trasformazione, un esorcismo che permette di fare uscire tante cose. Per me è stata come un’alchimia, proprio nel senso della trasformazione di cose impossibili da trasformare.Kawax

Qual è il significato del titolo dell’album?

Il titolo in realtà non ha nessun significato (risate)… è totalmente nonsense. Però in qualche modo si lega all’immagine di copertina, questa sorta di mezzo-uomo e mezzo-bovino che mi è apparso in sogno. L’ho interpretato come demone totemico, forza della natura devastante ma allo stesso tempo molto positiva e protettiva. Poi c’è anche un legame con la dea egizia Hathor, molto spesso raffigurata con le corna di un bove, la “Signora del Sicomoro”: un albero gigantesco dalle radici molto profonde, considerato il tramite tra i vivi e i morti. I vivi per parlare con le anime dei morti andavano sotto un sicomoro.

E non a caso la chiusura dell’album è affidata a “Sychomore’s Flames”, un brano in cui ho percepito un’atmosfera più serena e rilassata, è così?

“Sychomore’s Flames”, insieme a “Echoes”, rappresentano i miei saluti personali. Ho immaginato questo brano come un accompagnamento positivo verso l’aldilà che si conclude con le fiamme del fuoco purificatore… fuoco come simbolo di trasformazione, riduce tutto in cenere, la cenere si unisce alla terra e dalla terra rinascono altre cose.

Durante l’ascolto, alla ricerca di qualche appiglio, ci si imbatte nella nenia estatica di “Nature Boy”, rilettura – o meglio trasfigurazione – di un classico degli anni Quaranta. Come sei arrivata a questo pezzo?

Certamente la mia interpretazione di questo pezzo è un po’ più luciferina rispetto ad altre (risate)… Il brano nasce da una poesia di eden ahbez ed è stato ripreso da tantissimi musicisti, da Nat King Cole a David Bowie. A me è capitato di ascoltare questo pezzo un’infinità di volte e mi è rimasto attaccato in testa. È un brano che fondamentalmente parla di amore: un personaggio misterioso che arriva da lontano per rivelare che, al di là di tutto, re, miti e leggende… tra tutte le cose che puoi imparare nella vita, l’unica cosa che conta è amare ed essere amato. Reinterpretando questo brano mi è piaciuto giocare sull’ambivalenza dell’amore, potere positivo e al tempo stesso devastante. Finisco il pezzo con un urlo, perché serve a mettere in guardia: bisogna stare attanti, tutto quello che dai lo ricevi in cambio, c’è una parità d’intensità tra quello che si prova e quello che si riceve. E quindi più sei intenso nel provare delle cose, più quello che ti torna indietro è parimenti potente.

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