Food

June 24, 2013

Quando il cibo si fa con cuore e bellezza: Made with love by Poco Design

Anna Quinz

Monica Maggi è mente e cuore di Poco Design, un progetto di food design che regala cibi belli da guardare e buoni da mangiare. Monica non è di qui (è abruzzese) ma da anni ha un legame stretto con il Trentino, dove recentemente è tornata per la partecipazione al concorso Brocche 2.0, che chiedeva ai creativi di ideare nuove progettualità per un oggetto artigianale più classico dei classici: la brocca (non quella per bere, ma il tradizionale chiodo) di Ledro. E anche per questo progetto, Monica e Poco Design hanno avuto un’idea, nuova e dolcissima. 
Abbiamo incontrato Monica, che ci racconta il suo percorso, il suo frigorifero, il suo cucinare e mangiare, il suo pensare il bello e il buono.
poco designCiao Monica, partiamo dalla domanda base: cos’è Poco Design? E perché mai “poco”?

Poco design è una piccola realtà… che si divide tra piccoli oggetti artigianali affettivi e cose buonissime da mangiare (che fa figo chiamare food design). Si chiama poco perché quando cercavo un nome volevo che fosse breve e suonasse bene anche se pronunciato da chi non parla italiano… e nasconde quello che sta alla base della filosofia di poco design: per fare le cose bene e buone basta poco, basta un piccolo equilibrio, senza esagerazioni.

 Come si diventa, o almeno, voi come siete diventati food designer?

Ho sempre avuto la passione per il cibo, adoro mangiare ed  ancora di più cucinare. Preparare una pietanza per qualcuno è un grande atto di affetto, è un modo per prendersi cura degli altri. La formazione come architetto e quindi la passione per il “distribuire le cose nello spazio” ha fatto il resto. La tavola è un paesaggio fatto di spazi vuoti, emergenze, rapporti e proporzioni tra le cose. Mi piace progettare i cibi nei loro aspetti correlati ai sensi: l’aspetto visivo, l’estetica, l’olfatto, gli accostamenti di consistenze che coinvolgono il gusto ma anche l’udito e ovviamente il tatto.

Perché dovrei volere assaggiare un vostro piatto? Cos’ha di speciale?

Ma come perché?!??!? Perché è bello, è buonissimo e fa bene all’anima…

monica maggiIl tuo rapporto personale con il cibo? Cosa c’è nel tuo frigo? Quando non lavori cosa cucini e cosa mangi?

Il cibo è fondamentale nella mia vita… sono una food designer grassoccia, che adora mangiare, cucinare e sperimentare.

Nel mio frigo in questo momento c’é: due panetti di marzapane dell’Ikea, insalata mista, tre sottocosce di pollo, yogurt alla vaniglia, 4 uova biologiche, un avanzo di risotto con le seppie che ho preparato ieri, parmigiano reggiano, mozzarella di bufala, latte intero, 2 pomodori cuore di bue, ciliege, 1 pesca, 3 zucchine, mele del trentino, scalogni, salsa di soia, wasabi, alcuni barattoli di marmellata, cubetti di lievito di birra, verdicchio di matelica, senape di Digione, una birretta slovena, un tubo di gel all’arnica per le contusioni. Poi c’è il freezer… ma ve lo racconto un’altra volta…

Quando cucino per me preparo quello che capita, improvviso con quello che trovo nel frigo quindi spesso approfitto per sperimentare. Mi piace la cucina tradizionale, ma anche i cibi esotici e provare a farli funzionare insieme.

4Un segreto alimentare che non avresti mai voluto raccontare (tipo amo il junk food, cose così) ma che ora – in esclusiva per franz – ci racconti?

Come vizio privato posso dirti che sono una “caramelle-gommose-holic” (fissata anche con le liquerizie ripiene…).

Come food designer devo confessare che frequento i supermercati low cost, i discount, i negozietti di periferia, sempre alla ricerca di cose diverse da usare in cucina… si trovano sempre cose strane (ma con un occhio attento a come sono prodotte e agli ingredienti con cui sono realizzate).

Quali le ispirazioni che muovono Pocodesign? Da cosa prendete spunto per le vostre creazioni?

La prima fonte di ispirazione è stata la cucina di casa: mia mamma è una cuoca meravigliosa. Quando non so come fare una cosa ricorro sempre a lei… ma spesso anche a internet! In realtà poi le ispirazioni arrivano da tutte le parti, dai viaggi, dai libri, dall’architettura e l’arte, dalla tv, dai racconti degli amici… sono una modificatrice di ricette… le rubo e poi le modifico… le adatto a quello che mi serve, e soprattutto a quello che mi piace di più, o al progetto del momento.

3Il miglior progetto realizzato? Quello ancora da realizzare?

Tutti i progetti sono speciali. Quelli che riescono meglio sono quelli che escono dalle collaborazioni con altri creativi, ancor meglio quando sono amici. Come quello delle Brocche Fondenti che abbiamo fatto insieme io, Pippo Marino e Giangi Caffio, amici e colleghi architetti. Ho un progetto segreto che sta prendendo forma che riguarda le meringhe, un mio grande classico, ma non ne posso ancora parlare…

2Ecco, le brocche in cioccolata, questo mi incuriosisce molto…

Il concorso Brocche 2.0 era un tema così allettante! Le brocche originali, in ferro, hanno una forma bellissima, sono piccole sculture. L’idea di realizzarle in cioccolato è stata spontanea, e l’idea di realizzare dei piccoli chiodi infilare in un dolce o nel gelato e addentarle, farle sciogliere in bocca ci è sembrata divertente e fantastica. Il progetto di come realizzarle e di come comunicare l’idea è stato un tutt’uno e ci siamo divertiti moltissimo a preparare il concorso.

1Quanto è importante – visto il progetto brocche – rivitalizzare, magari anche attraverso una nuova visione del cibo, le tradizioni che rendono forte il nostro paese, ma che possono se non svecchiate essere anche una debolezza e un freno?

Credo che i migliori progetti di design e gli oggetti che mi colpiscono nelle varie fiere o mostre o tra le pagine delle riviste sono proprio quelli che riescono ad attingere dalle tradizioni, che esse siano tecniche di realizzazione o altri elementi fondamentali come i materiali, l’uso, il colore, ecc. o semplicemente lo spunto progettuale che li ha generati.

La capacità di realizzare cose con le mani in questo mondo è sempre più una rarità. Ed è forse la marcia in più che dovrebbero ricercare i designer. Cercare la collaborazione con gli artigiani, diventare loro stessi artigiani in qualche modo può essere il modo per essere speciali.

In particolare per quanto riguarda il cibo, l’Italia è un paese ricchissimo di tradizioni culinarie e prodotti sopraffini, ma come per altri ambiti si corrono due rischi opposti: la museificazione o il dimenticatoio. In entrambi i casi l’unica cura è la contaminazione.

Capire. Questa è la parola chiave. Capire come funzionano le cose. Capire come devono essere prodotte. Capire quali sono i processi che porta a realizzare un oggetto nella maniera giusta perché costi meno possibile e funzioni nel migliore dei modi. Capire i materiali e quali sono i loro limiti, e come spingerli per ottenere un oggetto nuovo da una tecnica consolidata, senza stravolgerla. Tutto questo trovando o creando una storia nel proprio lavoro: un oggetto senza una storia da raccontare è un oggetto vuoto, senza speranza.

Il cibo ormai è diventato l’unico lusso che tutti ancora si concedono. Impazzano in tv le trasmissioni culinarie, i libri, i talent show. voi che con il cibo lavorate, ma facendo un salto di qualità in più, alzando livello di creatività, di questo fenomeno che pensate? E come si può ulteriormente sensibilizzare la gente rispetto alla cultura del buon cibo?

Il cibo è una delle poche cose per cui le persone sono disposte a spendere, anche in tempi di difficoltà economica. Il salto di qualità che propongo è quello della possibilità di approccio diverso al cibo, agli accostamenti insoliti, a un modo diverso di affrontarlo con gesti nuovi, a un estetica diversa dal conosciuto, senza gli eccessi delle cose troppo estreme. Una buona caprese, preparata con ingredienti di eccellente qualità, lavorata con creatività e l’intervento di un fattore insolito, può essere un’esperienza nuova. Non è necessario che sia a forma di astronave aliena, che la mozzarella sia “nuvola vaporizzata di latte di bufala” o il basilico “liofilizzato alle altitudini dei Pirenei” o il pomodoro “micronizzato in bolle di sapone di Pachino”.

Io adoro le trasmissioni di cucina, c’e’ sempre qualcosa da imparare… ho anche provato a partecipare a una.

E adoro fabbricare le torte ma non chiamatemi Cake Designer!

3Domanda obbligata: estetica vs gusto?

Sono una fervente sostenitrice dell’estetica CON gusto. Il complimento più prezioso che ricevo spesso è che le cose che preparo sono buone “non solo” belle. Per fortuna! Odio la ricerca formale sterile di un certo food design (e del design in generale) e quando la materia viene forzata in forme impossibili e faticose.

Hai un legame particolare con il Trentino. Cosa hai fatto qui, a parte le brocche? Cosa ti lega a questa terra?

Il Trentino è un territorio incredibile e bello. L’ho capito subito la prima volta che ci sono andata in vacanza a sciare tanti anni fa. Poi la vita ci ha fatto conoscere delle persone fantastiche, amici, architetti, creativi, artigiani, gente che ha un sacco di voglia di fare le cose buone e bene.

E quella prima sensazione è confermata ogni volta che torno.

http://www.pocodesign.it

 

 

 

 

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