Josef > Drink + Dance

February 28, 2013

Il Margi chiude? Cambia gestione? No, è il bancone che va in pensione

Alessandro Farina

C’è il bar sotto il mare. Il bar dello sport. Il bar dei pugili. Il bar dalla spiaggia.
Il bar di periferia e il bar dell’Hotel.
Tutti bar diversi. Ognuno con la sua storia da raccontare, fatta di fugaci caffè fra colleghi o di discrete chiacchiere di una coppia d’amanti in fuga.
Ogni bar è una sorta di enciclopedia del genere umano.
Ne passano di ogni sui banconi, che oltre ad assorbire le gocce che cadono dai bicchieri, hanno la capacità, ben più impressionante, di impregnarsi di vita e di vite.

Quante storie potrebbe raccontare il bancone di un bar?
Quanti segreti, quante faccende e quante parole riesce ad accumulare negli anni, prima di venir sostituito da un bancone giovane ed irruento, che si affaccia al suo mestiere con lo slancio tipico dei giovani rampanti che vogliono far carriera.

Dicevamo, ogni bar ha la sua storia e le sue storie da raccontare.
Uno, in particolare, mi ha sempre incuriosito.
Vuoi per la sua posizione strategica in Piazza Erbe, vuoi che si tratta di un locale piccolissimo che in dieci persone sifafaticaastarcidentro, vuoi per la bancarella utilizzata (da sempre) come estensione notturna del bancone, come poltrona, come rifugio durante i diluvi estivi, come tavolo da cucina.
Chi più ne ha più ne metta.
Un bar piccolo, che tutti conoscono, che tutti ci passano, prima o poi almeno una volta.
Alcuni ci si fermano per anni.
Tanti anni che ormai, a cambiar bar ti sembra di tradirlo, tanto che una birra nemmeno ha lo stesso sapore, altri avventori che ti scrutano perché lì da loro sei forestiero, che è il loro di bar quello, mica il tuo. Torna al tuo di bar, che qui è casa nostra.

Adesso quel bar è chiuso.
E adesso che si può fare?
Ma siamo sicuri che sia chiuso?
Voci e domande.
Ma quel bar riapre, quel bar che io chiamo Alfio.
Altri Margi.
Un bar così, così piccolo. Ma dove lo si trova più?

Riapre riapre. Tranquilli.
Con le stesse facce. Gli stessi baristi.
Con un altro bancone.
L’altro voleva andare in pensione e si è dovuto pensare a qualcosa.
Così si cambia tutto, via il bar vecchio, dentro il bar nuovo.
Che attende paziente di essere riempito di storie.

Le nostre, le loro.
Le sue.
Perché resteranno lì poi, impregnate nel bancone.
Quando?
Ai primi di Marzo.

Print

Like + Share

Comments

Current day month ye@r *

Discussion+

There is one comment for this article.

Related Articles