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January 30, 2012

Treme: un esempio di televisione civile

El_Pinta

Treme
Ben ritrovati a tutti, fedeli lettori di Franz Magazine, rieccomi a voi dopo il mio mirabolante esordio sui vostri monitor. Probabilmente vi starete ancora domandando dove voglio andare a parare in questo spazio e di cosa mi occuperò – di volta in volta – visto che nel post precedente non ho fatto altro che rendere esplicita una mia scelta di carattere metodologico e formale.

A essere sincero neppure il sottoscritto saprebbe rispondere a questa domanda che, sono sicuro, vi arrovella e vi tiene svegli la notte. Qualche idea da sviluppare in futuro ce l’ho ma per il momento  navigo a vista (whops forse la metafora nautica non è adatta in questo periodo) vado avanti a braccio.

Per cui, in attesa di proporvi contenuti più strutturati, ho deciso che oggi vi parlerò di una serie tv uscita un paio di anni fa e che in Italia è passata abbastanza inosservata, o almeno lo è stata tra le persone con cui ho avuto modo di parlarne.

La serie in questione è Treme, messa in onda per la prima volta da HBO l’11 aprile del 2010 e partorita dalle menti di Eric Overmyer e di David Simon, già autore delle serie culto The Wire e Generation Kill.

Due stagioni e 21 episodi per raccontare la rinascita della città di New Orleans dopo il passaggio dell’uragano Katrina e un esempio straordinario di televisione civile. Simon e Overmayr sfruttano appieno le potenzialità messe loro a disposizione dalla narrazione seriale e mettono in piedi un racconto corale che procede per frammenti, concentrando lo sguardo ora su uno, ora su un altro dei molti personaggi le cui vite si intrecciano sullo sfondo della città ferita e spesso sono i vuoti e gli spazi tra una scena e l’altra che fanno progredire l’azione.

Ecco, se si dovesse trovare la cifra di questo progetto artistico, non penso sarebbe sbagliato individuarla nella sua capacità di riflettere sul trauma e sul vuoto che questo lascia dietro di sé, ovvero sul grande tema di tutta l’arte americana che fa seguito all’11 settembre.

Treme si avventura dunque in una zona ai limiti della figurabilità, dove non è ancora possibile dare forma alle forze che governano la vita e l’agire delle persone, una zona di pura performatività in cui ogni gesto appare tragicamente fine a sé stesso: una dimensione che si schiude fin dalla sigla di apertura dello show con i suoi espliciti riferimenti alla pittura astratta statunitense degli anni ’50 (action painting) in forma di inquadrature ravvicinate di muri rovinati dall’acqua e dall’umidità.

Resta da domandarsi qual’è il vuoto attorno a cui ruota la vicenda raccontata nella serie, e anche qui si può azzardare una risposta individuando quel vuoto nel concetto e nell’idea di comunità, una comunità che si ricostruisce attraverso la (ri)istituzione di una temporalità che si rende possibile riappropriandosi di una ritualità sconvolta, istituendo nuovamente quelle soglie e quei momenti di passaggio che la catastrofe aveva spazzato via.

In questo sforzo è la musica che agisce da connettore e viene trattata come un vero e proprio agente collettivo capace di intrecciare le trame e di restituire la profondità di una tradizione culturale che ci si ostina a voler conservare a dispetto di tutto. Impressiona il lavoro fatto dagli autori sul patrimonio musicale jazz, folk e blues che va a comporre la colonna sonora, con oltre duecento tra musiche, canzoni e spezzoni differenti che si presentano all’orecchio nel corso della serie.

È su questa compiuta dimensione estetica che si costruisce il valore civile di quest’opera d’arte televisiva, la sua dimensione politica, lontana anni luce dal pamphlet e dal grido d’accusa ma lucida nel ricostruire i meccanismi e i dispositivi attraverso cui il Potere esercita la sua presa sulla vita degli uomini. Quella che Treme realizza è un’etica della forma alle cui risorse attinge sempre quell’arte che è capace di parlare della realtà senza volersi ridurre ad essa, ma al contrario cercando di trasformarla utilizzando i propri strumenti espressivi, siano questi dei segni grafici, complessi di linee e colori, immagini statiche o in movimento, suoni.

In conclusione se anche voi come me state aspettando con trepidazione il 25 marzo (Mad Men s5) e il 1 aprile (Game of Thrones s2) il consiglio è di smettere di piangere sulla chiusura di Megavideo, armarvi di file torrent e vedervi Treme.

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